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Il ricordo di Goffredo Fofi, da Lagioia a Bellocchio e Nino D’Angelo: “Abbatté il pregiudizio contro di me”

Goffredo Fofi è stato un intellettuale stimato, amato per la sua acutezza, per il suo supporto ai giovani e per questo la sua morte ha portato ricordi belli, da Nicola Lagioia a Marco Bellocchio e Nino D’Angelo.
A cura di Francesco Raiola
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Goffredo Fofi – LaPresse
Goffredo Fofi – LaPresse

Forse non esiste più in Italia un intellettuale come Goffredo Fofi, morto la notte scorsa all'Ospedale Cavalieri di Malta a Roma all'età di 88 anni a causa di una crisi cardiorespiratoria dopo che a fine giugno era stato operato per la rottura del femore. Intellettuale, critico cinematografico, teatrale, animatore e agitatore culturale per oltre metà secolo, Fofi era probabilmente uno degli intellettuali più stimati, per il suo carattere che non cedeva il passo ai compromessi e per la sua arguzia, per l'essere capace di guardare sempre avanti, senza paura, e anche per il suo continuo supporto ai giovani artisti, registi, scrittori. Attorno a lui si era creata una comunità di persone che gli chiedevano consigli, gli inviavano scritti, chiedevano pareri, oltre quelli che per anni aveva scritto sulle pagine del Manifesto, di Avvenire, dell'Unità e di Internazionale, tra gli altri, oltre che nei libri pubblicato per Einaudi, Feltrinelli, minimumfax ed E/O.

Il ricordo di Nicola Lagioia e Marco Bellocchio

La sua morte, quindi, è stata accompagnata da ricordi veri, sentiti, fatti da protagonisti della vita culturale italiana, oltre a quelle di facciata istituzionali. Lo scrittore Nicola Lagioia sui social lo definisce "il padre, il maestro di molti di noi" e ricorda del critico "Le buone pratiche, la generosità, l'intelligenza, l'altruismo, la capacità di immaginare il futuro, persino di costruirlo. La bellezza vera". Fofi fu co-sceneggiatore di Sbatti il mostro in prima pagina, film diretto da Marco Bellocchio, che oggi lo ricorda come "uno scrittore, un critico geniale, esagerato qualche volta nel condannare e nell'esaltare, ma anche capace di ricredersi, di cambiare idea, altra grande qualità". Ma il regista, soprattutto, ricorda come il critico sia morto povero, rifiutando la Legge Bacchelli "e vivendo fino alla fine del proprio lavoro".

Goffredo Fofi – Getty Images
Goffredo Fofi – Getty Images

Il ricordo di Nino D'Angelo: "Mi hai reso un artista stimato"

Quando si parla di critico visionario bisogna ricordarsi di come si debba a Fofi lo sdoganamento di Totò prima e di Nino D'Angelo poi, che ricorda sempre l'importanza che ebbe la posizione a suo favore del critico. Qualche anno fa dichiarò a Fanpage come avesse vissuto su di sé il razzismo, musicale e intellettuale, ricordando come talvolta non poteva entrare nei locali milanesi a causa delle sue origini. Fu proprio grazie alle parole di Fofi, spiegò, che era crebbe perché la Cultura è un diritto. Oggi, ricordandolo, lo definisce il suo sdoganatore: "Mi hai cambiato la vita – ha scritto D'Angelo -. Hai buttato a terra un muro di pregiudizio insuperabile, mi hai liberato da una gabbia di indifferenza in cui il potere del sapere aveva rinchiuso il mio essere artista del sottoproletariato, parola tanto amata da te. Grazie Goffredo per avermi reso un artista stimato".

L'omaggio degli editori con cui collaborava

Sandro Ferri e Eva Ferri, fondatore ed editrice di E/O, casa editrice per cui Fofi curava la collana Piccola Biblioteca Morale lo raccontano come di "un uomo dalle tante vite, dalle tante passioni, dalle tante amicizie, dai tanti umori addirittura" che raccontava aneddoti che avevano a che fare con Luis Buñuel, Elsa Morante, Bianca Guidetti Serra, Fabrizia Ramondino, Alex Langer, Federico Fellini, in grado di cogliere "gli aspetti contraddittori delle persone, i loro difetti e debolezze, ma con umanità". Ferri scrive: "Apriva porte e tracciava sentieri, ci abbracciava soffocandoci (…). Grazie a Goffredo ho conosciuto tante storture del mondo, tante ridicolaggini e ingiustizie, ma anche tante meraviglie intellettuali". Minimumfax ricorda "la sua testimonianza, generativa e generosa" che "ha formato il percorso di tanti di noi, indicandoci l’importanza di cercare un senso in ogni scelta, ad ogni passo".

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