Per chi come me è nato sul finire degli anni Settanta e cresciuto nel pieno degli Ottanta, credo ci siano alcuni punti di riferimento che uniscano un po' chiunque sia stato bambino in quel famigerato decennio: le sabbie mobili, Ivan Drago, i Goonies, la caduta del muro, cambiare le mutande ogni giorno “Perché se poi si fa un’incidente e ti trovano con le mutande sporche che figura fai?”, Vicks Vaporub come cura a qualunque male della vita, le siringhe ed ovviamente Halloween.

Halloween per noi era una chimera, una festa esotica, per molti aspetti mitica perché irraggiungibile: in casa mia l’unica cosa che lontanamente la evocava era il fatto che a Ferragosto mio padre intarsiava un cocomero come fosse una zucca. E basta. Guardando i film americani in televisione, il lunedì sera su RaiUno con la sigla di Lucio Dalla o il martedì su Canale5 o nelle piccole sale dei cinema di una volta (che non erano poi così tanto diverse, solo che adesso si entra con i popcorn e c’è la rialzina per i bambini, negli anni Ottanta invece si entrava sempre a film iniziato e si aspettava lo spettacolo successivo per vedere l’inizio del film e se eri piccolo mettevi il cappotto di tuo padre sotto il culo e le chiavi di casa ti laceravano la chiappa sinistra), ammiravo le scene in cui questi ragazzi indossavano divertenti e mostruosi travestimenti e andavano in giro per il paese bussando alle porte con la celeberrima frase dolcetto o scherzetto?.

Che poi leggendo i fumetti dei supereroi in lingua originale ho scoperto essere “trick or treat?” E guardandoli sognavo di poter girare anch’io liberamente come loro per le strade del mio paese, scorrazzando con la mia bici BMX, e vivendo avventure alla E.T..

Halloween, il sogno anni Ottanta

Ma subito quei sogni andavano in frantumi e si scontravano con la realtà del mio paese di provincia nel sud degli anni ’80: innanzitutto, pur volendo travestirmi, io avevo un tristissimo abito di carnevale poco mostruoso e ancor meno divertente, che era un misto fra Arlecchino e Pierrot, che per l’appunto i miei avevano soprannominato Arlecchiot per la sua lampante tristezza, pieno di pizzi e merletti in qualunque parte del corpo, e poi la piaga dell’eroina era deflagrata in maniera così onnipresente, a metà di quel decennio, che i genitori erano restii a lasciar correre da soli i propri bambini di notte, perché gli angoli bui delle strade erano pieni di siringhe abbandonate.

E se nei parchi delle grandi città come Milano, vedevi zombie deambulare in cerca di una nuova dose che poco avevano di mostruosamente divertente ma tanto di quotidiano orrore, nei piccoli paesi, di un sud ancora poco emancipato dalle mafie, spaccio, scippi e soprusi erano orrori anch’essi alquanto quotidiani e poco divertenti. Quindi mi chiudevo nella mia cameretta, rigorosamente condivisa con mio fratello più grande e sognavo il giorno in cui avrei fatto dolcetto e scherzetto anch’io. E quel giorno finalmente è arrivato.

Credo di aver voluto avere figli per due motivi: per poter comprare le action figure e i set lego di Star Wars senza dovermi sentire in colpa, e poi per Halloween ovvero per potermi travestire da pirla e fare “dolcetto o scherzetto” senza necessariamente sentirmi un pirla. Oltre, ovviamente, a farmi mantenere da loro quando sarò vecchio, visto che di professione faccio l’attore e lo scrittore e per noi la pensione è un po' come Halloween per un bambino italiano degli ’80: una leggenda.

Quindi credo sia questo il motivo per cui oramai anche Halloween sia una tradizione radicata in Italia: un’intera generazione di bambine e bambini cresciuti, che non desideravano altro se non festeggiare liberamente la festa delle streghe che per tutta un’infanzia avevano visto al cinema e in televisione, hanno finalmente potuto realizzare il loro sogno. Tutto ciò ovviamente a grandi linee, per macrocaratteri e generalizzazioni sommarie perché è quantomeno lapalissiano che ci siano molti altri "eighties" ai quali di mostri, zucche e vampiri non gliene può fregar di meno.

Avere figli per festeggiare Halloween

Da qualche tempo io e la mia ragazza, con i mostruosi nani al seguito, ci siamo trasferiti in campagna e viviamo in una cascina di un piccolo paesino di 1500 anime che è il luogo perfetto per “trick or treat”: casette basse, stradine di campagna, porte che affacciano direttamente sulla strada, vicini che si conoscono tutti, poche macchine, tante bici, bimbe e bimbi in libertà.

E così per una volta riesco a non tradire i sogni di me bambino (che a dirla tutta ero un po' bipolare, poichè passavo dal voler fare il cassiere del supermercato al voler essere un’astronauta) e finalmente potrò tranquillamente andare in giro vestito da Darth Vader bussando alle porte e rubando i dolcetti ai bambini: alle mie spalle la mia ragazza vestita da strega con cappello a punta, calze a rete con ragnetti, scopa e bacchetta magica, il piccolino grande vestito da draghetto nero fiammeggiante, con coda e ali fatte da noi, attaccate a una mia felpa nera e la piccolina piccola vestita da principessina dark, che poi alla fine è Biancaneve piena di ragnetti. E direi che, almeno per una volta, la realtà supera di gran lunga la fantasia.

Alla fine, noi bambini e bambine degli anni ’80, festeggiamo Halloween per non tradire la nostra infanzia, perché siamo una generazione di bambini cresciuti, di figli che metaforicamente parlando non sono ancora riusciti ad uccidere i propri padri, perché tutto sommato è divertente, perché il lato oscuro delle cose ha sempre il suo fascino, perché come han fatto i nostri genitori prima di noi, cerchiamo di dare ai nostri figli quello che a noi era stato negato, ma soprattutto perché vedere la mia ragazza vestita da strega con le calze a rete è una delle cose più eccitanti che ci siano sulla faccia della terra e non vedo l’ora che arrivi l’ora delle streghe per mettere a nanna i bimbi e dopo avergli raccontato una piccola storia di paura, festeggiare Halloween come ho sempre sognato.

Nei film americani d’orrore c’era sempre una bellissima ragazzina di cui il protagonista si innamorava e da nerd non riusciva mai a confessarle il suo grande amore, fino a quando dopo svariate peripezie ed aver entrambi rischiato la vita, si ritrovano di notte, soli e finalmente lei si accorge di lui e giù limone duro (si baciano ndr).

Ebbene, compagni di sventure adolescenziali, è la notte prima di Halloween ed io son qui, orgoglioso di essere nerd, con la ragazza più bella del mondo, bionda, con le tette grosse e vestita da strega, che aspetta che io finisca di scrivere questo pezzo: dolcetto o scherzetto?