Immaginatevi un mondo senz'arteartisti in grado di eseguirla. Un mondo senza disegnatori, pittori, scrittori, sceneggiatori di serie tv, attori e tutti gli altri. E provate a chiedervi: l'arte è essenziale oppure no? Motivo per cui fa scalpore il sondaggio pubblicato su The Sunday Times di Singapore sui mestieri considerati davvero essenziali, tra cui spiccano naturalmente dottori, infermieri, netturbini e fattorini (mai come durante l'emergenza da Covid-19 ne abbiamo sperimentato la necessità). E che al contrario, vedono tra i meno essenziali (o più inessenziali, vedete voi) proprio gli artisti, con il 71% dei voti al top della classifica dei cinque mestieri non fondamentali secondo i lettori della testata di Singapore. Cui seguono, appena un gradino più in basso, i telemarketer, il social media manager/PR, del business consultant e del responsabile delle risorse umane. L’infografica del sondaggio, pubblicata il 14 giugno, ha scaturito accese polemiche in Singapore e non solo, soprattutto per la terminologia utilizzata per classificare i diversi mestieri: “essenziale” e non essenziale”.

Non poteva non fare il giro del mondo un sondaggio impostato in tal maniera, realizzato su un campione statistico composto da 1000 abitanti di Singapore ma che, in qualche modo, sembra riflettere lo spirito di un'epoca che sembra affacciarsi anche in Occidente e in particolare qui da noi, in Italia. Da mesi, infatti, alcuni esponenti più o meno noti del mondo dello spettacolo e delle arti in generale cercano di farsi sentire per richiamare l'attenzione sull'utilità e sulla necessità di salvaguardare l'economia generata dall'arte ritenuta per l'appunto fondamentale. Ma il paradosso è che più i famosi parlano e cercano di perorare la causa dei meno famosi (ma ugualmente necessari, verrebbe da dire) più la percezione comune sembra allontanarsi e ritenere, per l'appunto, non essenziale il lavoro artistico e creativo nella nostra società.