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Ghali alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026: la pace “svuotata” gli vieterebbe di denunciare un genocidio

La partecipazione di Ghali alla cerimonia d’apertura delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 è stata anticipata dalle polemiche sulle sue posizioni politiche: la rincorsa a una pace “svuotata” di senso e il regolamento di conti nei suoi confronti.
A cura di Vincenzo Nasto
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Ghali e il Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, via LaPresse
Ghali e il Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, via LaPresse

Mancano ormai pochi giorni al 6 febbraio 2026, quando allo stadio San Siro di Milano ci sarà la cerimonia di apertura delle Olimpiadi Milano Cortina 2026. Sarà un'occasione per mostrare alcuni dei talenti più importanti del mondo dello spettacolo, da Matilde De Angelis a Pierfrancesco Favino, passando per Sabrina Impacciatore. Ci saranno anche protagonisti del mondo della musica, con le voci di Mariah Carey, Laura Pausini, Andrea Bocelli, il piano del musicista Lang Lang e gli acuti di Cecilia Bartoli. Senza dimenticare che nella schiera di artisti scelta dalla direzione artistica, affidata al Balich Wonder Studio, c'è anche Ghali, che come suggerisce il comunicato stampa presente su Olympics.com, è tra "le figure più rappresentative della scena culturale contemporanea italiana e voce di una generazione in continuo movimento", contribuendo a dare "forma a un racconto inclusivo e universale: un modo nuovo di abitare il palcoscenico Olimpico, coerente con l’energia di una Milano internazionale e con lo spirito dei Giochi Invernali, proiettati verso un futuro condiviso".

Ghali alle Olimpiadi 2026 di Milano-Cortina: "Unirà simbolicamente le diverse anime del paese"

Il comunicato racchiude anche il termine "Armonia", con il compito di unire "simbolicamente" le diverse anime del paese. La scelta, chiaramente disposta dal Balich Wonder Studio in collaborazione con la Fondazione Milano Cortina 2026, ha nelle sue fondamenta la volontà di rivolgersi a un pubblico sicuramente più giovane rispetto agli altri artisti coinvolti, ma quest'aspetto sembra aver creato, come spesso accade, una frattura a causa della connotazione politica che in questi anni ha assunto il giovane cantante. A ridosso anche della Giornata della Memoria, alcuni esponenti della Lega hanno descritto come "sconcertante" e "inopportuna" questa scelta. Era arrivato anche il commento di Noemi Di Segni, presidente dell'Ucei (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane) che ha detto: "È chiaro che spero che Ghali abbia ricevuto delle indicazioni o delle linee guida sul ruolo che deve svolgere. Quindi spero capirà cosa deve fare in quel contesto e in quel momento".

Le parole del ministro Abodi: "Non condivido il pensiero di Ghali, che non sarà espresso sul palco"

In questo senso, le parole del Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi lasciano poco spazio ai fraintendimenti: "Le caratteristiche della cerimonia di apertura sono centrate sul rispetto. Questo azzera i rischi di libera interpretazione. La scelta degli artisti si associa anche alla scelta delle performance, sicuramente su quel palcoscenico, al di là del vissuto di ogni artista, non ci saranno equivoci sull'indirizzo di carattere ideale, culturale e anche etico. Non mi crea alcun imbarazzo non condividere il pensiero di Ghali e i messaggi che ha mandato, ma ritengo che un Paese debba sapere reggere all'urto di un artista che ha espresso un pensiero che non condividiamo, che non sarà espresso su quel palco". La precisazione finale del Ministro Abodi perseguirebbe quel principio iniziale per cui la performance di Ghali si debba ritenere ristretta alla sua esibizione musicale, contraddicendo parte del comunicato iniziale che individuava in Ghali un artista che sta contribuendo a dare "forma a un racconto inclusivo e universale".

Cosa dice lo statuto del Cio, la Carta Olimpica, nella regola 50 sulle posizioni politiche

Ci sono due aspetti che possono essere valutati nel frattempo. Da una parte, c'è un passaggio legislativo, un riferimento alla Carta Olimpica che nella Regola 50 riporta questa definizione: "Non è consentita alcuna forma di dimostrazione o propaganda politica, religiosa o razziale in nessun luogo, sede o altra area olimpica". Un aspetto che estenderebbe questa regola non solo agli atleti, ma anche agli artisti che abiteranno un'area olimpica come lo stadio San Siro di Milano. Nel 2024 a Parigi arrivò la squalifica dell'atleta Manizha Talash, che durante la gara di Break Dance srotolò un mantello azzurro con la scritta "Liberate le donne afghane".

Tra i casi mediatici legati ad artisti in aperto contrasto con le Olimpiadi e i paesi ospitanti dobbiamo ritornare al 2008. Fu allora che Björk, dopo aver conquistato il pubblico di Atene quattro anni prima con "Oceania", scatenò un caso mediatico pochi mesi prima delle Olimpiadi di Pechino. Infatti, durante un concerto a Shanghai a marzo, dopo essersi esibita con "Declare Independence", urlò al pubblico "Tibet Tibet". Questo scatenò una reazione del Ministero della Cultura Cinese in merito alla violazione delle leggi locali, ma anche una risposta sul sito ufficiale della cantante: "Questa canzone [Declare Independence] è stata scritta con un pensiero più personale, ma il fatto che sia stata tradotta nel suo significato più ampio, la lotta di una nazione oppressa, mi fa molto piacere. Vorrei augurare buona fortuna a tutti gli individui e alle nazioni nella loro battaglia per l'indipendenza. Giustizia!".

Ghali alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026, un regolamento di conti e una pace svuotata di senso dopo Sanremo 2024

Se da una parte l'aspetto legislativo sembra interrompere ogni tipo di discussione sulla possibilità di replica di Ghali in merito alle parole di Abodi, ciò che se ne ricava è l'ennesimo posizionamento su una pace "svuotata" di senso. La pretesa di coinvolgere il pubblico attraverso l'immagine e la figura di uno dei personaggi, all'interno del mondo della musica, più polarizzanti in Italia, reprimendo parte di ciò che il pubblico intravede nei suoi valori. Un controsenso amplificato dal posizionamento politico, che da una parte pone come capro espiatorio Ghali, in questo momento costretto a restringere il suo campo d'azione, e dall'altra parte restituisce una posizione di potere nei suoi confronti.

Un'immagine che sembra appartenere a una timeline molto più ampia, che ci riporta anche al Festival di Sanremo 2024, quando attraverso la figura di Rich Ciolino urlò "Stop al genocidio creando imbarazzo e polemiche. Lo si evinse, per esempio, dalla risposta post-Festival dell'AD Rai Roberto Sergio, letta in diretta a Domenica In dalla conduttrice Mara Venier. Un regolamento di conti "pubblico" nei confronti di Ghali, in cui il divieto di denunciare un genocidio appare solo come una parte della censura, delle forme di potere, della politica nei confronti dell'artista italo-tunisino.

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