Gustav Klimt, "Le tre età della donna" (1905), Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma
in foto: Gustav Klimt, "Le tre età della donna" (1905), Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma

La storia dell'arte è piena di figure materne simboli di amore e vita, ma non solo: per molti artisti il rapporto con i figli e la maternità si trasformano in un'occasione per indagare il complesso rapporto dell'uomo con la sofferenza, il lutto e la morte. Per altri, la “mater” diviene simbolo di fierezza e protezione, incarnando un'ideale ben preciso di Patria e civiltà. In occasione della Festa della Mamma, ecco sei opere indimenticabili sulla “maternità”.

Gustav Klimt, la maternità e il ciclo della vita

Gustav Klimt, "Le tre età della donna" (1905), Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma
in foto: Gustav Klimt, "Le tre età della donna" (1905), Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma

Si tratta senz'altro di una delle opere più affascinanti di Gustav Klimt: "Le tre età della donna", conservato alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, si colloca nel periodo più maturo e complesso dell'intera produzione dell'artista austriaco. Tre figure asciutte ma allo stesso tempo estremamente eleganti, contornate da raffinate stoffe e pietre preziose, rappresentano, in chiave profondamente simbolica, l'intero ciclo vitale: l'infanzia e la vecchiaia sembrano legate proprio dall'esperienza della maternità che nel quadro assume una valenza centrale, racchiudendo nel tenero abbraccio di madre e figlio la vita e il suo scorrere inevitabile.

Picasso e la maternità "rosa"

Pablo Picasso, "Maternidad", 1905
in foto: Pablo Picasso, "Maternidad", 1905

La maternità è uno dei temi ricorrenti nella produzione artistica di Pablo Picasso fin dai primi anni: esistono almeno dieci opere dedicate al rapporto, intimo ed essenziale, fra madre e figlio. Già prima del Novecento, ma soprattutto nel periodo Blu e in quello Rosa, Picasso raffigura con un'intensità umana fuori dal comune l'abbraccio amoroso della maternità: l'opera più famosa, in questo senso, è senz'altro “Maternidad”, realizzata nel 1905.

Vita e morte: Egon Schiele

Egon Schiele, "Tote Mutter" (1910)
in foto: Egon Schiele, "Tote Mutter" (1910)

In "Tote Mutter" è la morte, non la vita, a legare nell'ultimo abbraccio madre e figlio. Questo quadro del 1910 è probabilmente uno dei più drammatici e carichi di pathos del pittore austriaco: il volto terreo, desolato e spento della madre, e una pelle ancora rosea e pulsante di vita del bambino che sembra ancora giacere nell'utero sono legati da un drappo nero, simbolo del lutto. Nel dipingere questa drammatica scena Schiele si ispirò alla sua triste esperienza familiare, e alla ancor più triste figura di sua madre: dopo aver perduto due figlie, era stata costretta ad assistere alla terribile malattia del marito, che lo aveva portato alla follia e infine alla morte.

La maternità come allegoria politica

Adolphe Bouguereau, "Alma Parens", 1883
in foto: Adolphe Bouguereau, "Alma Parens", 1883

Con Adolphe Bouguereau il tema della maternità si sublima, trascende il piano umano per trasformarsi in mito, storia ed eternità: il pittore francese riunisce in “Alma Parens”, dipinta nel 1883, tutte le suggestioni religiose e politiche dell'epoca dando vita ad una figura materna fiera, forte e superba, che in realtà rappresenta la Patria, circondata da tantissimi bambini che altro non sono che i “cittadini” alla ricerca di rifugio e sicurezza.

La maternità, dipinta da una donna

Madam Le Brun, Autoritratto
in foto: Madam Le Brun, Autoritratto

Elisabeth Le Brun fu una figura estremamente controversa della corte parigina di Luigi XVI: pittrice prediletta da Maria Antonietta, di cui realizzò numerosi elegantissimi ritratti, Madame Le Brun incarna il lusso e la raffinatezza proprie della pittura di fine Settecento, con uno stile a cavallo fra Rococò e Neoclassicismo. In questo quadro, realizzato nel 1789 e conservato al Louvre, la Le Brun abbandona i personaggi nobili e raffinati protagonisti dei suoi quadri per dedicarsi ad un auto rappresentazione intima, familiare, di lei e della sua unica figlia Jeanne Julie Louise: un abbraccio affettuoso, caratterizzato da un'eleganza e una semplicità amorevole fuori dal comune. Si racconta che, in gravidanza, la pittrice abbia continuato a dipingere anche durante le contrazioni., abbandonando i pennelli soltanto per il parto.

La madre di Van Gogh

Vincent Van Gogh, Ritratto di madre (1888)
in foto: Vincent Van Gogh, Ritratto di madre (1888)

Molti artisti, come Rembrandt, Chagall e perfino Andy Warhol, hanno dedicato almeno un'opera alle loro madri. Fra questi spicca l'appassionato ritratto di Vincent Van Gogh, realizzato nel 1888 e oggi conservato in California, al Norton Simon Museum of Art di Pasadena. Anna Carbentus fu una figura fondamentale nella vita del giovane Van Gogh, avendo trasmesso al figlio fin dalla tenera età la passione per il disegno e la pittura. Un rapporto amorevole ma anche pieno di rispetto quasi sacrale, che traspare appieno nella tela: nel dipingere il ritratto di sua madre Vincent scelse di raffigurarla in un atteggiamento fiero, pieno di colore e movimento, rappresentandola con il volto di tre quarti, una posa utilizzata in epoca moderna per i ritratti dei nobili.