Ritratto di Dante Alighieri, Attilio Roncaldier, Ravenna, Museo Dantesco
in foto: Ritratto di Dante Alighieri, Attilio Roncaldier, Ravenna, Museo Dantesco

Nel 2021 si celebreranno i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri. Il poeta d'Italia nel cui nome l'anno appena iniziato vedrà svolgersi, nonostante la pandemia da Coronavirus, tante iniziative da Nord a Sud. Soprattutto nelle due città dove l'autore della Divina Commedia visse e operò per gran parte dei suoi cinquantasette anni di vita, Firenze e Ravenna, città nella quale fu sepolto e in cui è presente la famosa Tomba di Dante. Proprio nella città ravennate, l'Alighierì trovò la morte nel 1321, nella notte tra il 13 e 14 settembre. Una morte che, come tutte quelle dei grandi medievali, suscita da sempre l'interesse di storici e studiosi che cercano sulle fonti qualche dettaglio che possa chiarire i misteri che potrebbero nascondersi all'origine di morti così celebri.

Nel caso di Dante, il "mistero" – se così si può chiamare – ha a che fare col fatto che la morte arrivò dopo un viaggio a Venezia, durante il quale si ammalò di malaria a causa di una puntura di zanzara. Prima di svelare il "mistero" di come fu possibile che Dante si ammalò e poi morì, capiamo cos'è la malaria e perché nel Medioevo rappresentava una malattia così importante.

Che cos'è la malaria e perché era così importante nel Medioevo

"La malaria – come è riportato sul sito dell'Istituto Superiore di Sanità – è una malattia infettiva causata da un protozoo, un microrganismo parassita del genere Plasmodium, che si trasmette all'uomo attraverso la puntura di zanzare del genere Anopheles. Le zanzare infette sono dette "vettori della malaria" e pungono principalmente tra il tramonto e l'alba."

Ancora oggi, nonostante i tempi di Dante siano ben lontani e in Italia è stata sconfitta a partire dagli anni Cinquanta, "la malaria costituisce un enorme problema sanitario mondiale ed è la principale causa di morbilità e mortalità in numerose nazioni. In Italia è scomparsa a partire dagli anni '50 e i casi di malattia che si verificano, comunque, ogni anno nel nostro Paese sono legati soprattutto ai turisti che rientrano da paesi malarici e all'immigrazione da tali Paesi" spiega sempre l'ISS.

Ma a quando risale la malaria? Le prime notizie sulla micidiale zanzara che prospera nelle zone di acque ferme, si hanno in Magna Grecia. Ma per tutto il periodo dell’Impero Romano, nonostante i continui scambi con l’Africa, essa viene contenuta dalle opere di regimazione idraulica e di bonifica delle terre paludose in cui i Romani sono maestri. Tanto da trasformare l’Italia nel Giardino d’Europa. Ben presto, tuttavia, le stesse vie consolari costiere sono rese impraticabili dalle valli e dagli stagni, questa situazione si protrarrà nei secoli, così la malaria provocata dalle zanzare resisterà un millennio in questi luoghi. Uno di questi sarà la via Aurelia ma anche più tardi, come accadrà per Dante, anche la Romea.

Come Dante si ammalò di malaria

Proprio lungo una delle vie consolari dell'Impero romano, nei pressi delle Valli di Comacchio, Dante Alighieri incontrerà la zanzara-killer. Il motivo per cui l'autore della Divina Commedia si ritrovò da quelle parti è presto spiegato. Per conto del signore di Ravenna, dal quale era ospitato, infatti, Dante svolse occasionali ambascerie politiche, come quella che lo condusse a Venezia l'anno in cui morì. All’epoca, la città lagunare era in attrito con Guido Novello a causa di attacchi continui alle sue navi da parte delle galee ravennati e il doge, infuriato, si alleò con Forlì per muovere guerra a Guido Novello. Quest'ultimo, ben sapendo di non disporre dei mezzi necessari per fronteggiare tale invasione, chiese a Dante di intercedere per lui davanti al Senato veneziano.

L’ambasceria di Dante sortì un buon effetto per la sicurezza di Ravenna, ma fu fatale al poeta che, di ritorno dalla città lagunare, contrasse la malaria mentre passava dalle paludose Valli di Comacchio. Le febbri portarono velocemente il poeta cinquantaseienne alla morte, che avvenne a Ravenna nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321. I funerali, in pompa magna, furono officiati nella chiesa di San Pier Maggiore (oggi San Francesco) a Ravenna, alla presenza delle massime autorità cittadine e dei figli. La morte improvvisa di Dante suscitò ampio rammarico nel mondo letterario, politico e sociale del suo tempo. Così da allora il 1321 è l'anno che misuriamo per stabilire le celebrazioni