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Cosa è successo tra Paolo Del Debbio e Baby Touché a Dritto e Rovescio: due universi che non si parlano

In onda nell’ultimo segmento di Dritto e Rovescio, è andato in onda il solito scontro generazionale tra rapper, televisione e politica sull’argomento violenza: l’ennesima occasione sprecata.
A cura di Vincenzo Nasto
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Paolo Del Debbio, Touché
Paolo Del Debbio, Touché

Baby Gang e sue controfigure, poi i maranza e Baby Touché: la storyline delle ospitate "musicali" di Dritto e Rovescio, trasmissione di Rete 4 condotta da Paolo Del Debbio, parla da sé. Nell'ultimo segmento del programma, lo scorso 4 marzo, Baby Touché è stato uno degli ospiti, cercando di contestualizzare l'aspetto della micro-criminalità legata al mondo della musica. Insieme a lui, Dj Ringo, ma anche la deputata Ylenja Lucaselli di Fratelli d'Italia e in collegamento il Responsabile Nazionale dell'organizzazione dei giovani di Forza Italia Simone Leoni.

Ma perché Baby Touché, nome d'arte di Mohamed Amine Amagour? La sua presenza si lega esclusivamente al suo recente passato personale, in cui la musica è stata tutt'altro che protagonista dei riflettori, quelli sì, puntati addosso al suo passato giudiziario. Dal 2022 in poi, il giovane autore padovano di origini marocchine ha collezionato un foglio di via dalla città di Vicenza per 3 anni, così come per Venezia: il frutto di una rissa a coltellate avvenuta nel febbraio del 2022 alla stazione di Padova. Nello stesso anno, in una faida prima social, poi dal vivo con Simba La Rue, subisce prima un presunto sequestro reso vivido attraverso le immagini pubblicate su Instagram. Poche settimane dopo, il 15 giugno, lo stesso Simba La Rue verrà accoltellato.

Ancora non si parla di musica, quando lo scorso gennaio, in una dinamica pressoché simile a ciò che è accaduto in passato, è arrivato lo scontro tra Touché e Medy: la copertina di un singolo dal titolo Guerra vede ritratto Medy con le fattezze di un clown. Lo scontro sui social si traduce in promesse di incontri risolutori, video di esplosioni di petardi, probabilmente sotto l'abitazione della madre di Baby Touché: una lettura finzionale della realtà che perde subito attenzione, e non porta, fortunatamente, altri risvolti. A invogliare una polarizzazione degli argomenti nella trasmissione c'è anche il simbolo, l'oggetto primo della violenza: un machete (mostrato anche in un video sui social, poi cancellato) con una lama lunga 54 centimetri.

Con queste premesse, il segmento di Dritto e Rovescio diventa abbastanza semplice da tradurre: due universi che non si parlano, che cercano di esagitare l'altro, evidenziando quanto anche il pretesto linguistico diventa un confine di lotta. L'analisi della violenza, perpetrata e subita, viene allegata sin da subito ai testi delle canzoni e alla deriva del genere "trap". Al punto che Baby Touché cerca di spostare la lente d'ingrandimento sull'aspetto sociale della violenza: "Nessuno si chiede, nemmeno Del Debbio o gli altri, io per quale motivo faccio questo tipo di canzone se poi, prima di questi ultimi mesi, facevo un altro tipo di musica? Altre persone devono prendersi grandi responsabilità prima di me, viviamo in un mondo in cui la gente non si prende le proprie responsabilità. Io, la musica che faccio, non la faccio per mandare la gente a fare i danni, la faccio per fare soldi per far stare bene mia madre, mio padre, la mia famiglia. Ma anche stare bene io per permettermi di non fare la vita che fa l'80% dei ragazzi nel mondo".

Appena lo spettro della discussione si apre a un argomento molto più infido, sia dal punto di vista sociale, sia quello politico, ecco che l'attenzione cade. Le provocazioni, addirittura del pubblico, rompono quella sottile linea di rispetto tra tutti gli attori in sala: la reazione aggressiva di Baby Touché, il richiamo verbale a "zio", le allusioni sulla delinquenza legata alle origini del cantante. Da lì è solo spettacolo, anche noioso, tra ordine e ribellione, tra il conduttore e il giovane autore, costretto a uscire e rientrare più volte dallo studio. Il pubblico televisivo riceve anche le scuse di Del Debbio: "Chiedo veramente scusa ai telespettatori. Abbiamo raggiunto un livello di una bassezza totale. Mi scuso di aver invitato personaggi di questo tipo. Con questa arroganza, questo modo di fare così becero, di chiamare zio un signore, Totò Riina. Me ne scuso di cuore". Eh sì, perché nel primo addio al palco, Touché si rivolge a Dj Ringo, paragonandolo alla figura di Totò Riina.

Baby Touché, via storia Instagram
Baby Touché, via storia Instagram

L'ennesima occasione persa per affrontare un tema, quello della violenza, si abdica alla ricerca dell'espediente trasgressivo, nella millenaria narrazione tra adulti e giovani. In tutto questo, rimangono simili le risposte dei personaggi: l'autorità sorda che non riconosce il cambiamento si scontra con l'irruenza e l'ingenuità di chi pensa di aver l'opportunità di scrivere e raccontare la propria storia. Poche ore dopo la fine della trasmissione, nelle storie di Baby Touché, si ritorna all'espediente economico, il classico gioco di chi ha il portafoglio più ricco: "Sono la prima persona che è stata pagata in quello studio, ho preso più soldi di quanti ne prende il conduttore in un mese, non mi ha invitato lui ma la direttrice di Mediaset".

In questo eterno patto finzionale sulla violenza e sul potere economico, in cui viene inserito l'aspetto musicale per banalizzare il tema, ci sarebbero varie chiavi di lettura, dalla pubblicità al clamore del genere apprezzato da un pubblico che è poco interessato ai programmi televisivi, c'è un pensiero, questo sì musicale perché inserito in una canzone, di uno dei più grandi autori rap della "Nuova Scuola Genovese". Si tratta di Tedua, che nel suo ultimo disco, precisamente nell'Intro de La Divina Commedia, canta: "La vida loca spezza il ritmo del rapper senza fiato, che dà aria alla bocca senza un concetto elaborato. La mascella ti si blocca, fratello, pensa, sei gangsta ma sarai un'esca per la stampa della destra che vorrebbe che un maranza non ci riesca".

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