13 Settembre 2015
02:45

Chi è Marco Balzano, vincitore del Campiello 2015 con “L’ultimo arrivato”

Ecco un ritratto di Marco Balzano, promettente voce del realismo letterario che, a trentasette anni e al suo terzo romanzo, ha ottenuto il prestigioso Premio Campiello 2015. Scopriamo insieme alcuni tratti della sua opera.
A cura di Luca Marangolo

Marco Balzano ha trentasette anni e insegna letteratura in una scuola di Milano; e non era probabilmente il nome più “in vista” in questa edizione del Premio Campiello.

La sua produzione sembra essere, però, più che promettente e, facendo il paio con l’opera di Giorgio Fontana dell’anno scorso, già vincitrice del Campiello, conferma la Sellerio come una delle case editrici, fra quelle medio-grandi, di indubbio valore, se non altro per la sua volontà di puntare con vigore su voci nuove sempre valide, voci originali eppure già navigate, considerato che Balzano è già al suo terzo romanzo.

Proviamo a tracciare brevemente l’idea di letteratura che sembra emergere dall’opera di questo nuovo talento: la cosa che appare con la maggior nettezza possibile è che si tratta di una letteratura basata sul realismo, cioè, potremmo dire, sull’idea che la letteratura debba e possa vivificare con grande energia una realtà che deve essere indagata minuziosamente, deve essere capita e, quanto più possibile esplorata dall’interno, con la forza dello straniamento.

Balzano si era già cimentato ne Il figlio del figlio con un’interessante indagine intergenerazionale, la storia di  tre uomini, nipote, padre e nonno, che con il pretesto della vendita di una casa nella terra d’origine – La Puglia – si trovano a dover fare i conti con tutto il senso della loro vita, la ricerca di un’identità autentica e di un radicamento profondo con la loro terra. Il nipote troverà l’amore, il padre e il nonno esploreranno il senso della famiglia e della vita contadina.

Un autore interessato a cogliere in piccolo grandi fratture storiche geografiche e fra generazioni, come avviene anche in Pronti a tutte le partenze che è un ritratto esemplare della condizione di spossante e paradossale precarietà esistenziale di un trentenne, che come quasi tutti i trentenni dell’italia contemporanea si trova a dover fare i conti con la vita, si trova a dovere, insomma,  trovare un compromesso fra le sue aspirazioni, le sue potenzialità, e la realtà che, sempre più stringente, lo spinge  a dover scegliere fra le possibilità che ha dinanzi.

Questo autore probabilmente vi piacerà, insomma, se amate la letteratura che indaga la vita quotidiana ritratta nel momento in cui è in grado di far emergere frizioni, paradossi, anche storici e culturali, come il divario fra nord e sud, o la differenza fra le generazioni che si sono succedute in Italia. Se c’è una legittimazione del termine realismo in letteratura, non può che essere questa, l’idea di una letteratura come standhaliano specchio che riflette della vita, capace però di zoom e di interessanti sovrapposizioni.

E veniamo al romanzo che ha fruttato a Balzano la vittoria di questo premio: L’ultimo arrivato, romanzo che

l’autore ha composto anche grazie a un ciclo di interviste a coloro che, tra gli anni cinquanta e gli anni sessanta, intrapresero la strada dell’emigrazione con la singolare peculiarità di essere piccolissimi.

Sì, perché l’ultimo arrivato racconta la storia di un immigrato siciliano – uno dei tanti –  a Milano, che si mise in viaggio alla tenera età di 9 anni. E cercare uno sguardo di una natura a tal punto virginale, vuol dire in letteratura dare sfogo in sé alla forza dello straniamento, cioè la forza e il vigore del descrivere le cose come se ci fossero note e accadessero per la prima volta. Così, il giovanissimo Ninetto, come probabilmente molti hanno fatto, è alla ricerca di brandelli di futuro e tutto gli accade in un modo che ha al contempo del duro e del miracoloso. Particolare attenzione ha, in questo libro il ruolo della scuola, perché un insegnante di Ninetto, in un contesto che gli è totalmente estraneo, appare essere l’unico punto di riferimento saldo ed essere una sorta di viatico verso l’emancipazione sociale.

Speriamo di aver potuto offrire quantomeno qualche piccolo spunto per scoprire la sensibilità e l’impegno del giovane vincitore del Premio Campiello di quest’anno, augurandoci che, a partire da L’ultimo arrivato, possiate scoprire anche le sue altre tappe romanzesche.

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