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Casadilego: “Dopo X Factor potevo guadagnare di più facendo musica peggiore. Fu un incubo, ma oggi sono rinata”

Casadilego, nome d’arte di Elisa Coclite, ha pubblicato lo scorso 9 gennaio “Silenzio (tutto di me), dopo una lunga assenza post-vittoria di X Factor 2020. Qui l’intervista.
A cura di Vincenzo Nasto
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Casadilego, via Albert D’Andrea
Casadilego, via Albert D’Andrea

Casadilego, nome d'arte di Elisa Coclite, è stata una delle più giovani vincitrici di X Factor. La cantante si è aggiudicata il talent a 17 anni e 9 mesi. Un'edizione in cui, musicalmente, aveva conquistato il pubblico con le cover di "A case of you" di Joni Mitchell alle Audition, seguita da "Kitchen Sink" dei Twenty One Pilots ai Bootcamp e infine l'inedito "Vittoria", scritto per lei da Mara Sattei e prodotto da Strage. Poi l'uscita dell'Ep post-X Factor e un lungo silenzio, una rinascita che viene descritta in "Silenzio (tutto di me)", il suo primo album pubblicato dall'etichetta OTR.

Un processo che arriva dopo una scelta: "Avrei potuto ignorare la qualità della musica che sarebbe uscita a nome mio. Avrei probabilmente fatto più soldi e avrei potuto continuare a lavorare in una multinazionale. Piuttosto ho scelto il silenzio e questa cosa ha fatto piuttosto rumore". Ma i brani scritti in quel periodo compongono lo stesso l'immaginario del nuovo disco: "Non potevo togliere le canzoni del passato, non potevo far morire qualcosa che la me del passato si era impegnata così tanto a scrivere". L'incipit del disco arriva con un "Posto nuovo": "Quel brano è nato come atto di sopravvivenza. Abitavo in un'altra zona di Milano ed ero completamente sola: vivevo in un seminterrato e non c'era luce fuori dalle finestre. In quel periodo vivevo una situazione tremenda e cercavo di salvarmi". E poi i ricordi di X Factor: "L'unica consapevolezza che ho adesso del periodo X Factor è che fosse una realtà che non mi rappresentava. Nel tempo ho provato a lavorare sul perdono, destrutturare il percorso e dargli un senso". Qui l'intervista a Casadilego.

Quando comincia il processo creativo di "Silenzio" (tutto di me)"?

È un disco che sarebbe dovuto uscire molto prima, per quanto mi riguarda. Molti brani sono stati scritti anni fa e raccontano di un momento specifico della mia vita. Non sono usciti per una scelta discografica, sicuramente non per colpa mia: anzi, essendo più piccola, non avrei potuto aspettare tutto questo tempo.

Raccontavano una parte del tuo passato?

Non potevo togliere le canzoni del passato, non potevo far morire qualcosa che la me del passato si era impegnata così tanto a scrivere. Abbiamo cercato di dare una veste a questi brani che potesse rappresentare chi sono io oggi.

E il titolo?

Riprende anche una canzone presente nell'album. L'avevo scritta da piccolissima, rappresentava un lutto figurato per un amore non corrisposto. Una dinamica adolescenziale in cui il suo silenzio diventava il mio annullamento. Poi, crescendo ha assunto tutt'altro significato.

Quale?

Il mio annullamento è diventato tutto ciò che potevo condividere, dare al pubblico: tutto quello che sono stata.

C'è una corrispondenza cronologica tra la produzione dei brani e la tracklist?

No, abbiamo deciso che l'ordine avrebbe considerato gli alti e i bassi di questo disco.

Come hai trovato l'equilibrio nella contrapposizione tra silenzio e rumore?

È stato molto difficile, anche perché tutto questo processo nasce quando avevo 17 anni e venivo descritta come una ragazzina "angelica". Il mio motto, in quel momento, era "la gentilezza è un atto di ribellione". Ma evidentemente, crescendo, ho fallito in questo ideale, in questa promessa.

Perché?

È un atto di resistenza molto difficile da mantenere, mi sono accorta di quanto ciò che mi circondasse, il mondo che frequentavo, nascesse dalla cattiveria. Ho avuto la necessità di lasciarmi andare, di provare delle cose che dovevo provare dal punto di vista emotivo, e ho dovuto aspettare che le emozioni facessero il loro corso.

In cosa pensi di esser stata gentile?

Nel regalarmi il silenzio, ma è anche quello che ho regalato agli altri. Avrei potuto fare scelte molto più semplici.

Che tipo di scelte?

Avrei potuto ignorare la qualità della musica che sarebbe uscita a nome mio. Avrei probabilmente fatto più soldi e avrei potuto continuare a lavorare in una multinazionale. Ho scelto piuttosto il silenzio e questa cosa ha fatto piuttosto rumore.

Come nasce "Posto Nuovo" e quale immagine avevi in mente in quel momento?

Era il 2022 e stavo vivendo il mio "trip" naturalistico. Abitavo in un'altra zona di Milano ed ero completamente sola: vivevo in un seminterrato e non c'era luce fuori dalle finestre. In quel periodo vivevo una situazione tremenda e cercavo di salvarmi, dando sfogo al mio attaccamento alla natura che mi riportava a casa.

Cosa succede in quel momento?

Con Samuele Baracco (che compare in "Stare Svegli" ndr) abbiamo dato vita a quella che è l'anima, tecnicamente, del disco. Quel brano è nato come atto di sopravvivenza. L'immagine di quel luogo che stava rifiorendo, faceva rifiorire anche me da quel periodo.

Come ti ha influenzato quel periodo?

Sicuramente avevo perso la capacità di fantasticare, di sognare, anzi, mi perdevo e perdo molto più facilmente nei ricordi. La nostalgia è un'emozione che mi sconquassa. Quando la salute mentale ci distacca un po' da noi stessi, la nostalgia ci aiuta a "sopravvivere".

Perché hai chiuso la tracklist con "How things change"?

Mi piaceva, anche perché le parole sono così dirette. La canzone è una registrazione telefonica, non siamo riusciti a rifarla in studio perché avevo utilizzato un'accordatura folle. Quella "verità" non avremmo potuto trovarla in nessun altro modo, e soprattutto non volevo tradire quella parte di me che scrive in inglese. Io mi sento grata e privilegiata di aver potuto lavorare con le persone con cui lavoro, per avermi permesso di inserire un brano nel disco solo perché mi piace.

Ti sei sentita più libera? Cosa ha significato questo passaggio per te?

Ho trovato persone di cui mi fido, che non mi tradiscono. Ho trovato persone che mi trattano con rispetto e cura, si fidano di me e mi permettono di sperimentare. Non voglio dire che sia la migliore situazione, ma la più vera.

Cos'ha significato vivere un momento di grande solitudine in un'età, tra i 17 e i 20 anni, in cui è molto difficile aver strutturato una personalità, ma anche una corazza?

Parliamo del 2020, un anno che forzatamente ci ha costretto a convivere con la solitudine. Avevo appena perso mio nonno e quel periodo mi ha dato degli strumenti per capire cosa amo della vita e invece cosa mi fa soffrire. Una consapevolezza insomma.

Che consapevolezza hai invece del periodo X Factor?

L'unica consapevolezza che ho adesso del periodo X Factor è che fosse una realtà che non mi rappresentava. Nel tempo ho provato a lavorare sul perdono, destrutturare il percorso e dargli un senso. Ma non è utile, sarebbe un dispendio di energie troppo forte.

Cosa ricordi di quel periodo?

L'incapacità di abitare il mio corpo, la solitudine reale che cercavamo di riempire online. Non so più quali ricordi siano veri e quali sono gli incubi che ho vissuto in quel periodo. Mi perdevo solamente a fissare il soffitto fino alle 3 di notte. So cosa provo adesso quando ripenso a quel periodo, ma non ho consapevolezze di quel periodo.

C'è invece qualche momento positivo di quel periodo?

Io ho dei bei ricordi dei concorrenti che hanno partecipato. Per esempio, io cominciai purtroppo avendo il Covid-19, un'avventura partita con un vero isolamento. E Filippo Santi si affacciava alla finestra e mi cantava le canzoni: sono quei momenti che conservo come ricordi felici.

Di cosa ti sei colpevolizzata di più in quel periodo?

Del distacco che ho dovuto prendere a un certo punto con il mio pubblico. A 17 anni non avevo idea di quello che sarebbe stato l'impatto e io li trattavo come amici, anche se loro conoscevano me e non il contrario. Per cortesia e gentilezza davo loro fin troppa confidenza e a un certo punto era insostenibile.

Cosa hai fatto?

Mi sono distaccata da queste persone: sono grata per quanto mi siano state leali, ma dal momento in cui mi sono allontanata li ho inevitabilmente feriti. Hanno smesso completamente di seguirmi e mi sono resa conto dell'importanza della barriera tra noi e il pubblico. Vorrei perdonare me stessa, di quanto io mi sia sentita male a non rispondere a quei messaggi.

C'è un sogno?

Sogno solo di poter suonare queste canzoni su un bel palco con un pubblico coinvolto: nient'altro.

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