Bambole di Pezza: “Come band al femminile non venivamo prese sul serio. La credibilità l’abbiamo guadagnata”
Protagoniste del panel "Le Streghe son tornate", al Festival Rumore di Fanpage, moderato dalla giornalista Natascia Grbic, la band de Le bambole di pezza e il duo delle Eterobasiche hanno parlato di femminismo e della necessità di cambiare certi paradigmi che, purtroppo, sono ancora fortemente radicati nella nostra società.
Le difficoltà incontrate nel mondo della musica
A raccontare un primo paradosso, legato all'essere donna in un contesto come quello artistico e musicale, è Morgana, chitarrista del gruppo che spiega:
Noi siamo state quest’anno a Sanremo e siamo state la prima band al femminile in 76 anni di Sanremo. Si parla di musiciste. Hai quella fatica della credibilità in quegli ambiti in cui ci sono meno donne, devi essere tenace in quello che fai perché hai dei pregiudizi.
La tenacia pare essere una qualità indispensabili, soprattutto nel mondo femminile, perché destinate a dover superare non solo pregiudizi come quel "sono carine, non sanno cantare", ma anche reticenze. L'obiettivo della band, racconta Dani Piccirillo è sempre stato quello di sdradicare queste convinzioni e dimostrare alle giovani donne che, invece, anche se difficile, raggiungere certi obiettivi non è impossibile:
Noi abbiamo un esempio nella storia della musica, all’America, ad alcune scene musicali molto vivaci. Per questo per noi è importante la rappresentazione, far vedere alle bambine di oggi che una donna lo può fare. Per noi essere su quel palco così importante e avere una visibilità così grande è anche suscitare nelle ragazzine, nelle donne del domani, se penso alle band in cui ho suonato, ho scelto quelle che avevano una componente donna, quando c’è stato il filone delle Riot Girls.
Nel mondo della musica, però, qualcosa seppur lontanamente è cambiato o almeno sta provando a cambiare. Ad esempio, spiega sempre Piccirillo, anche adeguarsi a un certo canone estetico non è stato semplice. Da proselite del rock e del punk, l'abbigliamento maschile di chi si approcciava a quella musica era ben definitivo e quando hanno provato a declinarlo anche su di loro, i risultati non sono sempre stati entusiastici:
Ovviamente nel corso della storia, ci stiamo rendendo conto che qualcosa sta un po’ cambiando. Come immaginario rock, punk, un rocker da Jim Morrison, Iggy Pop avevano anche un canone estetico fatta di giubbotti di pelle, torsi nudi, per noi anche indossare una mini gonna, le calze a rete, nel mio immaginario c’è la pelle, le borchie, le catene, l’essere poco vestite sul palco ti esponeva ai commenti delle persone che invece dicevano che ci mettevamo nude per attirare gli uomini.
Il solo fatto di essere su un palco portava con sé il retro pensiero: "Abbiamo dovuto fare i famosi po***ni a qualcuno", il loro gruppo ha vissuto periodi in cui anche la collocazione nei festival musicali era complicata: "Avevamo poca credibilità anche nei Festival. Non potevamo chiuderli perché siamo donne. Ci chiamavano “le ragazze”, ma noi siamo la band, si tratta di rispetto nei ruoli. Perché quello ci siamo dovute guadagnare la credibilità".
I cambiamenti da fare nel settore musicale partendo dai testi
Si parla, poi, anche della popolarità della trap, nonostante i testi fortemente violenti e misogini e la domanda che ci si pone è se magari non si debba agire o se si tratta, anche in questo caso, di libertà di opinione: "In tema di un cambiamento culturale profondo, questo è fondamentale, anche io credo che questi testi siano allucinanti e piacciono perché sono così, ma è molto radicato questo genere nelle nuove generazioni, sarebbe bello cambiare le cose, sarebbe utile l'educazione sessuoaffettiva nelle scuole. Dal canto nostro, mettiamo delle frasi che possono far rifletter, nei nostri testi", dice Morgana a cui si aggiunge Piccirillo:
Proviamo ad accendere un faro sulla tematica, la nostra cantante è sempre molto attenta a narrare un punto di vista che è femminile, ma non scritto settorialmente, il nostro modo di vivere il femminismo in questo ambiente difficile che è la musica, è essere libere di fregarcene dei giudizi. Ci siamo scelte perché siamo donne libere e siamo diverse, e vogliamo aprire all'inclusione. È bello che anche le persone che sentono le Bambole di Pezza abbiano una certa visione della vita, di certe tematiche.
La riflessione che chiude il panel, tra i vari interventi intervallati a quelli della band, è affidata a Maria Chiara Cicolani del duo comico delle Eterobasiche, che si sofferma su un concetto fondamentale: "Si banalizza il femminismo è voglio essere come te, io voglio i tuoi diritti, ma non voglio essere come te, perché io voglio abitare questa diversità con consapevolezza. Dobbiamo essere forti dell'esperienza femminile e femminista, io faccio una serie di esperienze che un uomo non farà mai, ne farà delle altre probabilmente".
Perché essere donne, libere, consapevoli, ed emancipate non significa voler guardare all'uomo come un simulacro da emulare, ma come un individuo di pari dignità, con il quale confrontaci.