Andare ai grandi concerti è diventato impossibile

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Pubblico a un concerto - ph Gary Miller:Getty Images
Il mercato della musica live è arrivato a un punto di rottura in cui lo spettatore ha sempre meno diritti. I costi dei biglietti aumentano ogni anno e cercare di acquistarli è diventata una corsa a ostacoli.

La volontà partecipare a un grande concerto musicale non basta più. Ora ci vuole molta (moltissima?) fortuna e, soprattutto, una disponibilità economica non indifferente. Non si compra più un biglietto, prima bisogna conquistarsi la possibilità di tentare di acquistarlo. È una corsa a ostacoli a pagamento: "uno Squid Game" che costa caro, perché se il costo della vita è aumentato, quello dei biglietti dei concerti è arrivato alle stelle. È degenerato drasticamente il modo in cui si acquista, per non parlare della fruizione di quello che ormai non è più un concerto musicale ma "un’esperienza" o "un evento". Abbiamo scritto di gigantismo degli eventi musicali, di marketing del desiderio e di narrazione dell’eccezionalità. Un’ossessione – in parte indotta – che porta al "tutto esaurito" in pochissime ore.

La domanda lecita sorge spontanea. Fino a quando possiamo continuare ad accettare tutto ciò? Siamo già arrivati al punto di rottura o si può ancora peggiorare ulteriormente? Non è un latrato nostalgico al "era meglio prima", perché sicuramente, anche all’epoca, i problemi c’erano ma erano diversi. Il mondo e la società cambiano e, in un ecosistema economico e sociale imperniato sulla disuguaglianza e l’esclusione, andare a un concerto di rilevanza mondiale o nazionale non deve essere né un lusso né qualcosa di esclusivo. Deve essere una possibilità realizzabile per chiunque.

Comprare un biglietto è diventato una gara all’ultimo codice

Partiamo dall'attualità: l'Oasis-weekend che ha fermato mezza Europa per l’acquisto dei biglietti dei concerti della band ne è l'esempio. Dopo la reunion del 2025, a distanza di 16 anni dallo scioglimento, il ritorno con 41 date mondiali ha portato a un incasso di 397,7 milioni di dollari, il terzo tra i più remunerativi in un singolo anno solare, dietro solo a all'Eras Tour di Taylor Swift (che aveva biglietti singoli più cari) e al Renaissance Tour di Beyoncé, entrambi del 2023. Per ovviare all'enorme richiesta, due anni fa erano stati estratti casualmente gli utenti registrati, ai quali veniva inviato un codice, e il giorno successivo era stata aperta a tutti la vendita generale. Una modalità ibrida.

Per il secondo tour 2027 degli Oasis è andata diversamente – come abbiamo già raccontato qui – prendendo anche spunto dalla scelta dei Radiohead, che l'anno scorso avevano utilizzato solamente l'invio di un codice, ed escludendo la fase di vendita generale. La democratizzazione dei concerti sta vivendo il suo momento peggiore, con questo si aggiunge un nuovo livello di difficoltà. Insomma, se ti arrivava il codice per una delle tre opzioni di città che avevi scelto, buon per te, altrimenti ti toccava sperare di avere amico più fortunato.

Siamo arrivati al punto in cui non è più solo un problema di inclusione economica – già grave di per sé – ma di possibilità concreta di accesso. Non interessa nemmeno quanto sei disposto a spendere (già attualmente troppo), devi essere perfino fortunato o estremamente furbo registrando molteplici email per cercare di essere estratto. Da un lato, si sono sicuramente dilazionati i tempi di attesa in coda dividendo e indirizzando gli utenti solo per alcune città e per alcuni slot temporali di acquisto; dall’altra chi ha potuto acquistarne di più con estrema facilità in meno tempo ne ha approfittato cercando di rivenderli nel mercato secondario non ufficiale a cifre irreali, togliendo opportunità ad altri di acquistarli. Ticketmaster ha fatto sapere che i biglietti già immessi nei siti di rivendita non ufficiali "potrebbero essere annullati” e che quelli ufficiali saranno disponibili solo dal rivenditore e su Twickets in prossimità delle date del tour. Tutto corretto se verrà davvero attuato, ma in definitiva, nella più gattopardesca della situazioni: si cambia tutto per non cambiare nulla.

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Fan al concerto degli Oasis – ph Kevin Winter:Getty Images

Se la fortuna, invece, è stata dalla tua parte c’è il meccanismo dell’esclusività che spinge a spendere cifre superiori o per pacchetti con hotel, VIP o hospitality per quello che resta e che scarseggia. È su quella scarsità (scarcity marketing) che chi vende sa che può fare leva.

Nelle vendite online del 2025 il problema principale era stato il dynamic pricing, ossia il prezzo dinamico che cambiava in base alle vendite in tempo reale. Alcuni mesi dopo, il Competition and Markets Authority (CMA) ha avviato un’indagine e ha specificato che non si trattasse di dynamic pricing, ma bensì di un'altra pratica. Ticketmaster etichettava alcuni biglietti con posto a sedere come platinum e li vendeva a un prezzo quasi 2,5 volte superiore a quello dei biglietti standard equivalenti, "senza spiegare in modo sufficiente che non offrivano vantaggi aggiuntivi e che spesso si trovavano nella stessa area dello stadio" e, soprattutto, senza avvisare chi era in coda.

Quest'anno Ticketmaster – di proprietà di Live Nation, promoter ufficiale dell'intera tournée globale – ha aumentato il prezzo dei tagliandi, probabilmente anche per le eccessive richieste della band. Un esempio? Due date negli stadi: a Londra 2025 un posto in piedi costava circa 150 sterline; a Manchester 2027 ben 206,60 sterline in piedi, mentre il front stage (che nel 2025 non era a pagamento ma a estrazione e per i primi arrivati) ben 266,60 sterline. Le richieste sono state tantissime a fronte di 2,67 milioni di biglietti bruciati nel weekend. Già nel 1996, in epoca pre internet, la band di Manchester in occasione delle doppia data di Knebworth aveva fatto impazzire rivenditori fisici e linee telefoniche con più di 2 milioni di richieste per 250.000 ticket a disposizione polverizzati in 24 ore. Con tutte le richieste ricevute avrebbero potuto riempire altri 18 Knebworth.

Cosa sei disposto ad accettare per comprare un biglietto?

Se il caso Oasis è stato, almeno nel 2025, un tour che ha soddisfatto chiunque vi abbia preso parte più o meno vicino al palco, da alcuni anni ci stiamo anche abituando comunque a una quantità esagerata di compromessi pur di partecipare a un concerto o un festival che non ha eguali nel mondo dello spettacolo e della cultura.

Oggi è diventato normale acquistare il biglietto di un concerto anche dodici mesi prima che l'artista salga sul palco. Il calendario non è più soltanto quello della musica: è quello dettato da promoter, agenzie, venue e artisti. Prima l’annuncio, poi la prevendita, l’eventuale presale, il sold out e poi la lunga attesa ma il pubblico ha già impegnato economie in anticipo per quella serata e tutti i costi annessi di trasporto e alloggio prima che, anche questi, diventino insostenibili con l’avvicinarsi dell’evento. Tutto questo alimenta la FOMO, la pressione e l'obbligo di prendere una decisione immediatamente prima che non vi sia più disponibilità. Fatevi una domanda: quando vi è capitato di riuscire a comprare un biglietto a ridosso di un grande evento?

Front stage, pit, super pit o golden pit più varie opzioni di hospitality amplificano l’esclusività. Il concerto diventa una scelta economica, sempre se la si può sostenere, aumentando le differenze e privilegiando ovviamente chi può spendere di più ma, peggio ancora, penalizzato chi può solo permettersi un biglietto base nelle retrovie mentre i pit diventano sempre più ampi. Se poi non resta altro di meglio, ci accontenta di biglietti a visibilità ridotta o – non stiamo scherzando – "only audio, no view", cioè la visione dell'artista sia quella dei maxischermi e ma solo ascoltare, talvolta anche in modo scadente poiché l'impianto non è direzionato verso quelle sedute praticamente dietro il palco. Episodi accaduti in occasione dei tour di Bruno Mars e Taylor Swift. Il problema è chi permette che ciò possa essere venduto pur di lucrare su un fan.

Per descrivere questa situazione viene utile "la finestra di Overton", che è un concetto sociologico coniato dal politologo Joseph P. Overton, e utilizzato per descrivere come il perimetro delle idee considerate accettabili possa cambiare nel tempo. Nella sua evoluzione, i gradi di accettabilità introdotti dallo studioso di affari politici Joshua Treviño vanno da "impensabile" a "radicale" passando poi per accettabile, "sensata", "popolare" e "legalizzata". Molti di questi compromessi, fino a non molto tempo fa difficili da immaginare, oggi vengono percepiti come normali. Ed è proprio questo spostamento della soglia di accettabilità che spaventa di più.

Siamo vicini al punto di rottura della musica live

L’economia dietro alla musica dal vivo è diventata ancora più centrale e portante per il sostentamento degli artisti e di tutto quello che gli gira attorno, dopo la crisi della discografia. Tour e concerti, però, ora definiscono anche status, popolarità, copertura mediatica e guadagni. E quindi, chi dovrebbe contrastare questa deriva di aumenti e perdita di diritti degli spettatori? Noi pubblico per primi ci "caschiamo" in questo gioco al massacro, è vero, ma solo un sistema di vigilanza e controllo regolarizzato e trasparente può far sì che questo mercato non arrivi a un punto di rottura e che diventi solo un privilegio per superfan molto ricchi.

Sarebbe bello avere sempre un Robert Smith (The Cure) dalla propria parte, ma non è sempre così. Nel 2023 aveva contestato apertamente pratiche come dynamic pricing e platinum ticket per i biglietti dei Cure e in prima persona aveva negoziato con Ticketmaster per escluderle dalla vendita, attivandosi per ottenere rimborsi parziali per i fan. Si sta perdendo lo spirito di comunità e affezione fine a sé stessa per un concerto grosso. La fiducia è ai minimi storici quando ci si approccia all’acquisto. Da una parte gli eventi e i concerti diventano "experience" lussuose a 360°, mentre l’esperienza reale del pubblico tocca il fondo, anno dopo anno, prima e durante il concerto.

Tentare di comprare un biglietto diventa difficile da sostenere economicamente e mentalmente: una performance sportiva contro il tempo, dalla quale lo spettatore esce sconfitto anche quando riesce finalmente a ottenere ciò che voleva, dopo grandi fatiche e sacrifici.

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