In Francia gridano “Siamo tutti antifascisti”: perché uno slogan in italiano è diventato così popolare

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Un cartellone con la scritta Siamo tutti antifascisti durante una manifestazione in Francia - Jules*, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
“Siamo tutti antifascisti” è diventato un coro delle piazze francesi, conservando l’italiano: storia e diffusione di uno slogan nato in Italia.

Nel 2024, in Place de la République a Parigi, si sentì cantare lo slogan "Siamo tutti antifascisti", rigorosamente in italiano. I giovani francesi erano scesi in piazza dopo la vittoria del Rassemblement National, il partito di Marine Le Pen, alle europee e la decisione del Presidente della Repubblica Emmanuel Macron di sciogliere l'Assemblea nazionale. Ma il suo utilizzo non limitava alla capitale: lo si ritrovava anche a Lione, Tolosa e Strasburgo. Le prime tracce documentate dalla stampa risalgono almeno al 2017, quando il coro venne intonato durante una manifestazione parigina contro Macron e Trump. Nel maggio 2018 lo si ritrova alla Gare du Nord, durante una mobilitazione dei ferrovieri, e un mese dopo in un corteo in memoria dell'antifascista Clément Méric. Da allora la formula italiana è diventata una presenza ricorrente nelle manifestazioni francesi.

I giornali francesi, infatti, continuano a riportarlo nella sua forma originale, spesso accompagnandolo con la traduzione e una spiegazione del suo significato. Anche il libro collettivo "Siamo tutti antifascisti: Chantons contre l'oppression" ne riprende il nome. Una delle sue autrici ha spiegato a Le Parisien che la sonorità della lingua italiana e il battito delle mani – una sorta di performance collettiva – contribuiscono alla popolarità del coro. Ma come è arrivato questo canto in Francia, e perché ha conservato proprio le parole italiane?

Non è una novità. Da anni, nelle piazze di tutto il mondo, si sente intonare "Bella ciao", uno dei canti più riconoscibili della Resistenza italiana. Ma se in quel caso possiamo legare la sua esplosione all'uso che ne è stato fatto in una serie popolare come "La casa di carta", che l'ha trasformata in un inno pop, un riferimento riconoscibile anche per chi non conosceva la storia della canzone. Per quanto riguarda "Siamo tutti antifascisti", invece, non esiste un singolo momento in cui è possibile definirne la nascita.

Un indizio significativo arriva proprio da Parigi. Nel 2016, alla Sorbona, nacque il collettivo antifascista SIAMO, acronimo di "Sorbonne intervention antifasciste militante organisée". Il collettivo, fondato nel 2016 sulla scia delle mobilitazioni contro la loi Travail – la Riforma del lavoro -, nacque con l'intento di riattivare la presenza antifascista nel Quartiere Latino e all'interno delle facoltà. Sébastien Bourdon, autore del libro inchiesta sugli antifascisti "Une vie de lutte plutôt qu'une minute de silence" ha scritto che questo grido di battaglia "non è mai stato così tanto a rovescio rispetto all'aria del tempo", facendo riferimento a come la realtà politica, elettorale e culturale va esattamente nella direzione opposta.

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Lo slogan su un cartello tenuto dagli studenti in Francia – Wyslijp16, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons

Non solo SIAMO, ma a Lione, per esempio, durante le grandi manifestazioni di piazza contro l'estrema destra, lo slogan è diventato uno dei segni distintivi della Jeune Garde. Nell'ottobre 2021 Le Monde raccontava di oltre trecento giovani che, durante le manifestazioni, alzavano le braccia e battevano le mani a ogni ritornello italiano. Il giornale ha documentato la stessa scena anche nei cortei del 2022. Non si tratta quindi soltanto di una frase ripresa occasionalmente da manifestanti francesi, ma di un canto entrato nel repertorio di alcune organizzazioni antifasciste, con una sua precisa gestualità collettiva.

Eppure neanche in Italia esiste una data precisa della sua nascita. "Siamo tutti antifascisti" affonda le sue origini nella tradizione della sinistra italiana negli anni Venti del Novecento, con l'emergere del fascismo e dei suoi metodi violenti da regime. Ma emerge come slogan collettivo durante il clima di mobilitazione degli anni Sessanta e Settanta, i cosiddetti anni di piombo, quando era chiaro che il paese non aveva ancora fatto i conti con il Ventennio. La formula esatta è documentata anche in anni più recenti: compare, infatti, nelle mobilitazioni studentesche del 2008, viene scandita in un corteo antifascista a Bologna nel 2013 e ricompare negli anni successivi in manifestazioni di diversa natura.

La sua diffusione all'estero ricorda, per certi aspetti, quella di "ACAB", acronimo inglese di All Cops Are Bastards, entrato nel linguaggio delle manifestazioni in molti Paesi senza essere tradotto. Ma "Siamo tutti antifascisti" presenta una particolarità: non è una sigla, né una frase in una lingua dominante come l'inglese. È un'espressione italiana, con un significato politico molto preciso, che in Francia è stata adottata e fatta propria. Forse è anche questo il dato più interessante: non è stato necessario tradurla perché il suo messaggio fosse riconosciuto. Le parole sono rimaste italiane, ma il coro ha smesso di appartenere soltanto alle piazze da cui proviene.

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