Alex Wyse: “Per amore mi sono perso e ho trascurato la musica. Ad Amici tutte le mie ‘prime volte'”

In una lettera che ha scritto al suo pubblico, Alex Wyse, ex Amici 21 e Sanremo Giovani 2025, descriveva la necessità di un lungo silenzio dopo un periodo in cui ha dubito anche su ciò che era. Un processo che lo ha portato alla pubblicazione nelle scorse ore del singolo "Arrivederci più", che anticipa l'arrivo del suo secondo album dopo "Ciò che abbiamo dentro" del 2022. Poi l'esperienza ad Amici 21, con l'aneddoto della semifinale e il successo di "Sogni al cielo", ma anche il percorso a Sanremo Giovani 2025 con "Rockstar". Qui l'intervista ad Alex Wyse.
In una lettera che hai scritto ai tuoi fan, per presentare il nuovo disco, hai fatto riferimento al "bisogno di silenzio" e situazioni che "ti fanno dubitare su quello che sei". Cos'è accaduto?
È parte di un mio periodo personale, segnato dall'incontro con una persona, con cui sono anche andato a convivere. Ho vissuto tantissimi momenti e situazioni che in quel momento non riuscivo a capire che non fossero normali.
In che senso?
Mi facevano dubitare sul fatto che non fossi abbastanza per l'altra persona. Quando una persona come me cerca di dare tantissimo e non le viene riconosciuto, entri in uno stato in cui non riesci a capire cosa senti, cosa stai facendo, dove ti trovi, perché lo stai facendo.
Come ti faceva sentire e come entra in gioco "Arrivederci più"?
Inizi a perdere un po' ciò che ti circonda. Questo brano nasce anche dalla sensazione che cercavo di ritrovare internamente. Ho prima cercato di metabolizzare quello che stava succedendo, assieme alle sofferenze, per poi trasformarlo in ciò che è arrivato. Soprattutto nella lettera, parlando con le persone che mi seguono, avevo la necessità di staccarmi da tutto, di capire cosa avessi in testa. Dovevo mettere tutto in prospettiva.
Hai messo in dubbio anche la tua musica, oltre alla tua persona?
La musica non può che essere una diretta conseguenza. Quindi quando mi sono perso, ho sentito di trascurare un po' la mia musica. Non mi sono messo a cantare e scrivere delle cose che cercavo di capire in quel momento.
Cosa ti ha aiutato in questo senso?
In questo periodo sentivo quasi la necessità di scrivere da solo, di interiorizzare il tutto e liberarmi poi al pianoforte. Anche perché sono una persona che non parla tanto dei suoi problemi in pubblico, anche se consiglio a tutti di aprirsi. Poi ho capito che quel lavoro di scrittura avrei potuto trasformarlo in musica, in una fotografia come la musica che uscirà.
C'era un tentativo di "tenere da parte" la tua vita personale?
Assolutamente. Sono una persona estremamente introversa, anche quando sono entrato ad Amici. Non volevo far trasparire alcuni miei aspetti personali e la poesia mi aiutava anche a girare intorno alle cose: parlare di una sensazione senza citare l'episodio specifico.
Poi cos'è cambiato?
Mi ha convinto la fragilità delle altre persone, ma soprattutto quanto la mia fragilità possa essere d'aiuto agli altri, non per forza a me stesso. Crescendo sono diventato più diretto e nell'album troviamo alcune canzoni che non avrei mai fatto uscire, perché troppo personali.
Quale altra libertà ti sei preso in questo disco?
Oltre a un ritorno del vecchio Alex, più diretto, sono ritornato alle basi, alle ballad. Ma ci sono anche canzoni che divertono me e spero facciano divertire gli altri. Perché anche nel periodo di maggior confusione, ci sono tante volte in cui cerchi di trovare quella leggerezza.
In questo senso, quali sono le cose più leggere che ti sono capitate negli ultimi anni?
Io credo che la musica mi abbia donato i momenti di maggior leggerezza, che mi ha fatto sentire anche come se avessi fatto qualcosa di giusto. Sicuramente i live sono un momento, ma anche l'entrata ad Amici, il palco dell'Ariston.
Ritornando proprio ad Amici, arrivavi già con un grande bagaglio musicale (studente del BIMM Music Institute di Londra). Che tipo di esperienza è stata l'ingresso nel talent?
Non mi sarei mai aspettato tutto quello che ho trovato ad Amici. Anche se è una "scuola", quando entri lì capisci il livello altissimo di tutti: dai professori ai coach, passando per le lezioni. Ad Amici ho avuto tantissime "prime volte", partendo dall'esibire una mia canzone davanti ad altre persone. Passando anche per il pianoforte, bellissimo, che avevamo mentre a casa avevo la pianola. Mi ha dato degli strumenti che uso tutt'ora, come il riscaldamento vocale.
Parlando di tue canzoni, che rapporti hai con "Sogni al cielo", il tuo brano più importante nel programma?
Scrissi "Sogni al cielo" qualche mese prima di fare il provino. Descrivevo proprio il motivo per cui entravo in quella scuola e mi presentavo agli altri: urlare i miei sogni al cielo, sperando non ricadessero.
C'è un momento particolare che ricordi?
Una cosa che mi fa ridere, pensandoci ora, erano le mie condizioni in semifinale. Avevo preso moltissimo cortisone perché soffro di allergia e ricordo la tensione e l'ansia quando mi dovevo esibire. Non sono stato molto felice di averle riviste dopo, ma combatto sempre tanto con la mia critica personale. (Passerà in finale dopo essersi esibito con "Ordinary World", "Senza chiedere permesso", "Halo", "Il nostro concerto" e "Another Love")
Perché?
Credo sia importante il parere degli altri, ma a me interessa il mio giudizio su come ho cantato, ho le mie aspettative. In quel momento magari penso di aver rovinato la performance nella mia testa, ma gli altri non riescono ad avvertire nulla.
Qual è stata la reazione quando poi è finito quel percorso?
Quando sei dentro, probabilmente tante cose non le razionalizzi. Non vedi al di fuori cosa sta succedendo e non riesci a metabolizzare. Fino a quando eravamo dentro sapevamo di esser protetti in una bolla, poi giustamente le dinamiche cambiano alla fine, ma è stata una bellissima esperienza.
Qual è la differenza più grande, soprattutto in te, rispetto a quando hai affrontato il Festival di Sanremo con "Rockstar" e la trafila di Sanremo Giovani?
Amici mi ha dato tutti gli strumenti per saper stare sul palco e quando quando mi sono presentato con "Rockstar", avevo questo bagaglio gigantesco. Nella mia testa, rispetto ad Amici, avevo una direzione artistica, mentre nel talent stavo cercando di scoprire me stesso. Ho avuto problemi inizialmente con lo "scontro" con altri cantanti, però sono una persona che si mette molto spesso in gioco. Il percorso, incorniciato anche con l'invito per la prima volta sul palco dell'Ariston è stata una sorpresa. Soprattutto perché portavo un brano come "Rockstar", un invito a inseguire chi siamo.