Andrea Camilleri e Luciano De Crescenzo
in foto: Andrea Camilleri e Luciano De Crescenzo

Sono bastati due giorni per assistere inermi da lettori alla morte di due grandi scrittori, ciascuno a suo modo, come Luciano De Crescenzo e Andrea Camilleri. Due prolifici e popolarissimi autori, due personaggi mediatici, due persone perbene, ma soprattutto due gentiluomini del Sud, che dal Sud si erano mossi alla conquista del mondo e che oggi rappresentano un vanto della cultura italiana. Sono giorni tristi, certo, per la cultura italiana. Lo sono ancor più per il meridione d'Italia, dalla Sicilia a Napoli, passando per Roma, dove i due scrittori (quasi 91 anni il napoletano, 93 il siciliano) vivevano da sempre.

Bellavista e Montalbano: tra best seller e popolarità

Entrambi hanno venduto milioni di copie con i loro libri, sono stati tradotti in tutto il mondo. Luciano De Crescenzo con i suoi libri sulla divulgazione delle filosofia antica, ma anche con quel best seller del "Mistero di Bellavista" alla fine degli anni Settanta, che poi diventò un film cult vincitore di ben due David di Donatello. Stessa sorte, ancor più grande nei numeri, quella di Andrea Camilleri. Milioni di copie vendute, oltre 100 libri e l'unanime cordoglio del mondo della cultura per il papà del commissario Montalbano. Nonostante le indubbie diversità, una lontananza che non potremmo non definire quasi totale, c'era qualcosa che accomunava questi due gentiluomini del Sud, oltre l'appartenenza meridionale e la residenza capitolina. Cosa?

De Crescenzo e Camilleri: uomini dalle mille vite

Entrambi hanno avuto una vita lunga, costellata da successi e dolori, ma soprattutto i due scrittori erano accomunati dall'aver raggiunto il successo in tarda età. De Crescenzo era stato un ingegnere per tanti anni, impiegato all'IBM di Milano, prima di inventarsi il personaggio di Bellavista e di diventare un personaggio celebre, ospite fisso nel salotto di Maurizio Costanzo Schow. Altrettanto è capitato ad Andrea Camilleri, impiegato in Rai per una vita, prima di arrivare al successo con la saga del Commissario Montalbano. Anche lui, dopo il successo dei suoi libri, si è dovuto suo malgrado trasformarsi in un personaggio pubblico, intervistato spesso da Fabio Fazio. Meno impegnato politicamente l'uno, decisamente di più l'altro. Entrambi hanno lasciato, con la loro affabilità e cortesia, un paese più triste. Eppure, come dice il saggio, "gli scrittori non muoiono, smettono solo di scrivere."