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Non scordiamo che i grandi raduni intorno al desco apparecchiato sono dei momenti di alta politica – anche se si è tutti amici, anche se si è tutti famigliari. Ci piace fare bella figura, non solo con abiti, doni e pietanze prelibate, ma anche coi nostri modi e col nostro parlare. Di seguito, tre curiosità di sicuro successo da tenere a mente e tirare fuori a tavola durante la festività. (Perché le barzellette zozze non vanno sempre bene, ahinoi.)

Àuguri, tremila anni di buoni auspici

Dopo essersi scambiati le raffiche di auguri, col vino già nel bicchiere si deve scaldare l'atmosfera. Un buon modo per farlo può essere lanciare la domanda «Ma lo sai perché si dice ‘auguri’?»
Fra i popoli italici dell’antichità esisteva un tipo di sacerdote con una capacità particolare: interpretare la volontà degli dèi dal volo degli uccelli. Questi sacerdoti erano gli àuguri (con l'accento sulla a): col loro bastone (che si chiamava lituo, ma lasciate pure perdere) segnavano la porzione di cielo in cui avrebbero osservato il passaggio dei volatili: questa azione si chiamava contemplatio – da cui il nostro ‘contemplare'. Non divinavano la volontà celeste in astratto, ma ti sapevano dire se una decisione presa o un atto compiuto incontrassero o meno il favore divino. Gli augùri – cioè i loro responsi – erano dati in base al movimento, al numero e alla specie di uccelli osservati. Ma tendenzialmente i presagi che venivano da destra erano funesti, quelli che venivano da sinistra propizi.
Sono millenni che nessuno più contempla il volo degli uccelli per trarne auspici, ma l'augurio resta. E ci resta dentro tutto il desiderio, tutta la buona speranza di cui l'augurio veniva caricato – quasi si dicesse, oggi, alla persona a cui facciamo gli auguri: ho visto la sorte nel cielo, e la divinità ti è amica.

Prosit – il brindisi ricercato

Al momento del brindisi vuoi fare colpo sul padre della fidanzata o vuoi mettere in soggezione il nuovo fidanzato della sorella? Basta cercare una formula un po’ più ricercata del banale cin-cin – giunto a noi sulle navi mercantili attraverso un inglese bastardo (più correttamente, un pidgin) dal cantonese ‘ching-ching’ cioè ‘prego prego’. Una formula alta e nostrana, il ‘prosit’.

Letteralmente in latino significa ‘che giovi, che faccia bene, che porti favore’ (pro-sit) – altro paio di maniche rispetto al cin-cin, che è anche onomatopea naïf dei bicchieri che tintinnano. Il prosit è un brindisi carismatico e cosmopolita, che ha colonizzato le lingue di mezzo mondo.

Il bue e l’asinello nel presepe per un errore di traduzione

Le probabilità che a portata d’occhio ci sia un presepe sono altissime, e questo ci serve su un piatto d’argento una curiosità che stuzzichi mentre si masticano datteri e ci si gode lo zibibbo. Infatti ci saranno sicuramente il bue e l’asinello, personaggi celeberrimi e imprescindibili del presepe, il cui ruolo tradizionale è quello di scaldare con il fiato e i corpaccioni la mangiatoia ove è posto il bambin Cristo.

Ma! La presenza del bue e dell’asino non è narrata nel canone delle sacre scritture. È frutto di un errore di traduzione di un vangelo apocrifo!
Il Vangelo dello pseudo-Matteo (scritto in latino) parla dell'adempimento di una rivelazione del profeta Abacuc, e ci dice che secondo questa profezia Cristo si sarebbe fatto conoscere "nel mezzo di due animali".
Ora, questo pseudo-Matteo si rifaceva alla cosiddetta "Bibbia dei Settanta", traduzione in greco della Bibbia dall'ebraico. Chi ha steso questa traduzione (o chi ha copiato questa Bibbia dei Settanta) ha però fatto confusione. La profezia originale diceva che Cristo si sarebbe manifestato "nel mezzo di due ere": il fatto che "di due ere" in greco sia "zoòn", mentre "di due animali" sia "zòon" ha aiutato a fare la frittata.
Ma perché questi "due animali" sono proprio un bue e un asino? Per non farci mancare niente, lo pseudo-Matteo li pesca dal profeta Isaia, che ci faceva su una metafora; però con la nascita di Cristo non c'entravano un fico secco…!
E questa è solo una delle tante tradizioni religiose, anche natalizie, che nascono da narrazioni apocrife o leggendarie.

Ricapitolando: àuguri che interpretano il volo degli uccelli tracciando segni nel cielo col bastone (da sinistra buoni da destra cattivi), un bel prosit che ci giova, e una critica che non ti aspetti al bue e all'asinello che invece dovevano essere ‘due ere' (difficilissime da mettere nel presepe). Evitate toni saccenti, cogliete il momento giusto e il successo è garantito.
Nel remoto caso di insuccesso, provate pure il tutto per tutto con le barzellette zozze. E buon Natale!