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1 Maggio 2018
09:32

1 maggio: “Il Quarto Stato”, il dipinto che è divenuto l’icona dei lavoratori

Il primo maggio è una data fortemente simbolica per milioni di lavoratori. L’arte non è rimasta cieca di fronte alle lotte per ottenere migliori condizioni di lavoro: è così che “Il Quarto Stato” è divenuta una delle opere simbolo di questa giornata.
A cura di Federica D'Alfonso
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"Il quarto stato", Giuseppe Pellizza da Volpedo (1901), Museo del Novecento, Milano.
"Il quarto stato", Giuseppe Pellizza da Volpedo (1901), Museo del Novecento, Milano.

Nel 1891 Giuseppe Pellizza da Volpedo scriveva: "La questione sociale s'impone. Anche l’arte non dev'essere estranea a questo movimento, verso una meta che è ancora un’incognita ma che pure si intuisce dover essere migliore a petto delle condizioni presenti". Da quel giorno l’artista piemontese lavorerà incessantemente, per dieci anni, al suo capolavoro più famoso: "Il Quarto Stato", divenuto il simbolo di ciò che la giornata del 1 maggio vuole significare.

L’opera, oggi conservata presso il Museo del Novecento di Milano, costituisce un unicum nel panorama artistico europeo: grazie ad essa per la prima volta la questione sociale e il movimento operaio s’impongono anche attraverso l’arte, con una forza che non ha precedenti. Il successo del dipinto non fu però decretato dalle sale di un museo, bensì dall’incredibile seguito che ebbe sulla stampa dell’epoca: furono tantissimi i giornali, soprattutto socialisti, che scelsero “Il Quarto Stato” come rappresentazione più efficace del nascente movimento operaio italiano. Dall’Avanti all’Almanacco per la pace, per tre anni, ogni 1 maggio, il dipinto comparirà incessantemente sulle pagine della stampa nazionale.

La lunga riflessione dietro “Il Quarto Stato”

"Fiumana", la seconda delle due versioni precedenti a "Il quarto stato", realizzata nel 1895–98 (Pinacoteca di Brera, Milano).
"Fiumana", la seconda delle due versioni precedenti a "Il quarto stato", realizzata nel 1895–98 (Pinacoteca di Brera, Milano).

L’opera di Pellizza assurge a icona indiscussa dell’epoca, dei rivolgimenti operai e del risveglio di un popolo che, nelle sue stesse parole, “non era più una natura morta, ma una massa vivente e palpitante” con volti, storie e speranze diverse ma accomunate da un’unica grande speranza. Un messaggio non semplice, quello elaborato dall'artista, che richiese anni di riflessione: Pellizza da Volpedo realizzò ben due versioni diverse prima di arrivare a concludere, nella sua interezza, la tela che nel 1901 intitolò significativamente “Il quarto stato”.

Il primo abbozzo, dal titolo “Ambasciatori della fame”, risale agli anni fra 1891 e il 1895: molto simile nell'idea generale ma decisamente diversa dal realismo che connoterà l’opera finale, la tela racconta di una folla indistinta fatta di uomini, donne e bambini che avanzano per reclamare ciò che spetta loro. “Essi hanno sofferto assai, è giunta l'ora del riscatto, così pensano e non vogliono ottenere colla forza, ma colla ragione”, scriverà Pellizza.

Particolarità di questa e della versione successiva è infatti quella di raffigurare l’umanità in cammino verso il proprio riscatto senza attribuirle violenze di sorta: anche in “Fiumana”, la rappresentazione della vastissima massa di persone in marcia è calma, placida, e nonostante questo carica di forza. Sarà solo nel 1898, a seguito del brutale massacro attuato dal generale Bava-Beccaris per reprimere la sollevazione popolare milanese, che Pellizza deciderà di dare alla sua Fiumana una carica più tumultuosa e irruenta.

Le figure, dapprima indistinte, emergono con forza dalla tela quasi a volerla oltrepassare: l’incedere fermo ma determinato della classe operaia è il risultato ultimo di una riflessione artistica e politica durata anni, che l’artista racconterà anche attraverso un poema scritto di suo pugno proprio in quegli anni:

S'ode … passa la Fiumana dell'umanità
genti correte ad ingrossarla. Il restarsi è delitto.
Filosofo lascia i libri tuoi a metterti alla sua
testa, la guida coi tuoi studi.
Artista con essa ti reca ad alleviarle i dolori colla
bellezza che saprai presentarle
Operaio lascia la bottega in cui per lungo lavoro ti
consumi
e con essa ti reca
e tu chi fai?

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