"Non si può credere che i carabinieri siano ciò che emerge dalla dolorosa vicenda umana di Stefano Cucchi e dai suoi sviluppi giudiziari. Non è così, infatti, e lo dimostreremo, appena saranno chiare le precise responsabilità, che sono sempre personali, attraverso ogni provvedimento consentito dalla legge: a seconda dell'entità, le punizioni, finanche le rimozioni. Perché chi risulti colpevole di reati infamanti non potrà indossare la divisa". È un passaggio della lettera che il comandante generale dei Carabinieri Giovanni Nistri ha inviato a Repubblica.

"Dobbiamo fermezza a una famiglia colpita dal lutto, a un Paese che ci ama ed è smarrito di fronte a ciò che sente. A chi ci ha preceduti lungo il cammino della Storia d'Italia e ha rispettato in ogni avversità i codici morali e i regolamenti, a costo di pagare un prezzo altissimo", ha scritto Nistri in risposta all'editoriale di ieri del direttore di Repubblica Mario Calabresi. "La dobbiamo a noi stessi, che non possiamo essere accomunati – in 110 mila! – alle cattive azioni di pochi. La dobbiamo infine alle nostre famiglie, che in un diffuso immaginario ci vedono d'improvviso passare, in blocco e ingiustamente, dalla parte sbagliata".

"Una sincera assunzione di responsabilità è doverosa e ad essa non intendiamo sottrarci", ha ribadito Nistri, secondo cui occorre "trarre lezione anche da fatti tanto deplorevoli, per evitare che si ripetano. Li porteremo quale esempio di cosa non fare, nelle nostre scuole, ai giovani che si sono appena arruolati. Ne discuteremo nei reparti. Ribadiremo ai nostri ufficiali che il grado non è un peso leggero, richiede spalle robuste e animo saldo".

Anche il ministro degli Interni Matteo Salvini ieri a Roma in un suo intervento dalla sede del Comando Unità Mobili e Specializzate Carabinieri Palidoro ha difeso l'Arma: "Da ministro non ammetterò mai che l'eventuale errore di uno permetta a qualcuno di infangare l'impegno di migliaia di ragazzi e delle ragazze in divisa. Mai niente e nessuno potrà mettere in discussione il vostro onore, la vostra fedeltà e lealtà".