"L'errore di uno non infanghi il sacrificio di molti". Così il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, è tornato ancora una volta sul caso della morte di Stefano Cucchi, intervenendo nella mattinata di oggi, venerdì 26 ottobre, nel corso della cerimonia per i 40 anni del Gis, il gruppo di Intervento Speciale, l’unità per il controterrorismo italiana. "Da ministro non ammetterò mai che l'eventuale errore di uno permetta a qualcuno di infangare l'impegno di migliaia di ragazzi e delle ragazze in divisa. Mai niente e nessuno potrà mettere in discussione il vostro onore, la vostra fedeltà e lealtà", ha sottolineato ancora il leader del Carroccio dal palco della sede del Comando Unità Mobili e Specializzate Carabinieri Palidoro, a Roma.

Gli ha fatto eco anche il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, anche lei presente all'evento. "L’Arma è sempre stata vicina al cittadino – ha detto – e i Carabinieri sono un punto di riferimento, esempio di rettitudine, integrità e senso del dovere". Tuttavia, nel caso in cui "si accerti l’avvenuta negazione di questi valori si deve agire e accertare la verità isolando i responsabili allo scopo di ristabilire la fiducia dei cittadini nell’Arma", ha continuato. Anche il comandante generale dei Carabinieri Giovanni Nistri è tornato a parlare della vicenda della morte del 31enne geometra romano nell'ottobre di 9 anni fa. "L’Arma si deve ricordare che è nella virtù dei 110mila uomini che ogni giorno lavorano per i cittadini che abbiamo tratto, traiamo e trarremo sempre la forza per continuare a servire le istituzioni; 110mila uomini che sono molti ma molti di più dei pochi che possono dimenticare la strada della virtù", ha detto a conclusione del suo discorso.

Proprio Nistri, pochi giorni dopo la confessione di uno dei carabinieri imputati nel processo per la morte di Stefano Cucchi, che ha confermato il pestaggio del ragazzo da parte di altri due colleghi in seguito al suo arresto per droga, aveva detto che "la gravità di ciò che è accaduto non si discute ma è un episodio che non rispecchia la normalità del modo di procedere dell’Arma". Lo stesso comandante era stato attaccato qualche giorno dopo dalla sorella di Stefano, Ilaria Cucchi, per aver  fatto, durante l'incontro avuto con lui e la ministra Trenta, uno "sproloquio contro Casamassima, Rosati e Tedesco, gli unici tre pubblici ufficiali che hanno deciso di rompere il muro di omertà nel processo. Vuole colpire i militari che hanno parlato".