"Ho visto i tiranti sciabolare nell'aria, via, come se fossero state delle grandi fruste nere, e allo stesso tempo gli stralli accartocciarsi, spezzarsi in due, piegarsi sulla parte sinistra venendo giù e ovviamente travolgendo la carreggiata". È questa il racconto rilasciato ai microfoni di Fanpage.it di una testimone oculare del crollo del ponte Morandi di Genova. Claudia Grottin, architetto, dipendente della vicina Ikea, si trovava in zona Ribalta, dedicata allo smistamento dei rifiuti, la mattina della tragedia. "Il 14 agosto pioveva molto forte – ha ricordato – ma dovevo buttare via dei cartoni. Stavo parlando via WhatsApp con il mio compagno e volevo mandargli un video della pioggia sferzante che stava arrivando. Erano le 11:34. Si vedevano il pilone e gli stralli, ma la carreggiata del ponte era coperta da una grossa nuvola nera. Il tempo di mollare il telefono e di guardare di nuovo il tempo, ho visto un'immagine apocalittica: i tiranti sciabolare nell'aria, via, come se fossero state delle grandi fruste nere, e allo stesso tempo gli stralli accartocciarsi, spezzarsi in due, piegarsi sulla parte sinistra. Venendo giù hanno travolto la carreggiata".

Quando la nuvola dei detriti si è diradata, Claudia si è trovata davanti una scena a cui non avrebbe mai voluto assistere. "Ho cominciato a urlare, a chiamare i miei colleghi, ho subito pensato alle persone che c'erano sopra e a quelle che c'erano sotto e al disastro di cui non mi rendo conto neppure adesso", ha continuato. Ma si è messa subito al lavoro per cercare di capire cosa fosse successo. "Mi sono anche confrontata con una persona del mestiere, il mio ex professore di statica dell'Università. Ho trovato un suo post in cui ipotizzava il cedimento strutturale di questi stralli relativi al pilone immerso nel greto del fiume. Quando ho letto questa cosa ho voluto rispondergli dicendo che io avevo visto proprio questo: cedere prima i tiranti in acciaio e poi gli stralli in cemento armato". Proprio questa ipotesi, quella della rottura di uno strallo, è stata avanzata anche dal professore Antonio Brencich, docente dell'università di Genova e membro della commissione dei Trasporti e delle Infrastrutture che deve accertare le cause del crollo del ponte Morandi. Ma la momento si tratta ancora di una teoria, seppur plausibile.

Su una cosa Claudia sembra essere certa. "Non credo proprio sia stato un fulmine. I bagliori che si sono visti nell'aria penso che fossero generati dall'energia statica scaturita dallo spezzarsi di questi elementi in acciaio. Non credo proprio che un fulmine possa causare una cosa del genere, a meno che non sia andato proprio a beccare i tiranti in acciaio, ma questo nessuno lo saprà mai. In ogni caso ho sentito un boato forte, prima della rottura, come uno schiocco di frusta amplificato in maniera enorme, e dopo il rumore assordante del crollo. Questo è quello che ho visto e che non dimenticherò mai più. Spero che facciano qualcosa perché nel 2o15 ho subito l'alluvione, ho perso la macchina, i miei vicini hanno perso tutto e alcune persone anche la vita. Ora siamo punto e a capo. Non va bene".