"Siamo andati dai gilet gialli: lesa maestà. Sono tornato in Italia, Macron ha deciso di convocare l'ambasciatore. Quando Hollande veniva alla festa dell'Unità del Pd noi dicevamo che non era possibile. Il governo francese resta nostro interlocutore ma dal punto di vista politico io con Macron non condivido nulla perché è quello che ha fatto il Jobs Act francese e sta per fare la Fornero francese". Lo afferma il vicepremier Luigi Di Maio sullo scontro diplomatico con la Francia durante il comizio finale in per le elezioni regionali in Abruzzo, spiegando come dal ministro dell'Interno francese Christophe Castaner ci sia stata "una scortesia istituzionale" dopo l'invito rivolto al suo omologo dal titolare del Viminale Matteo Salvini, per abbassare i torni. Il ministro degli Interni francese ha però declinato l'invito: "Non mi faccio convocare" da nessuno. "Evidentemente sono nervosi", ha commentato il vicepremier Di Maio.

Nei giorni scorsi l'incontro del vicepremier pentastellato e dell'ex parlamentare del M5S Alessandro Di Battista con i gilet gialli, ha irritato non poco il governo francese. In risposta a quello che è stato considerato un grave sgarbo istituzionale Parigi ha richiamato in patria l'ambasciatore Christian Masset. Formalmente non si tratta però di un ‘ritiro'. Una fonte diplomatica francese ha però riferito all'Ansa, che "fra i due Paesi i rapporti continuano a funzionare come prima". L'ambasciatore Masset sarebbe impegnato al momento in colloqui con le autorità di Parigi, con l'obiettivo di riportare le cose al più presto alla normalità. "In corso non c'è alcuna lite – ha tenuto a precisare Di Maio – Io ho il diritto di incontrare altre forze politiche e collaborare allo stesso tempo con il governo francese. Con Macron siamo avversari politici ma facciamo parte di governi di popoli che sono amici".

"Noi siamo zen. Se il governo francese si sta arrabbiando con quello italiano io credo che sia inopportuno – ha detto – Noi siamo sempre disponibili e saremo sempre disponibili a lavorare con il Governo francese su tutte le questioni che interessano l'Italia, la Francia ma anche tutta l'Unione Europa. Non abbiamo mai smesso di tendere la mano alla Francia. Se poi tendere la mano alla Francia significa non poter dialogare con nessuna forza politica all'infuori di ‘en Marche' credo che questo sia sbagliato come concetto. Credo che su questo Macron deve tener presente che il Governo italiano ha sempre collaborato con il Governo francese pur nella totale divergenza su diversi temi".