Cesare Battisti
in foto: Cesare Battisti

Potrebbe non essere l'ergastolo, bensì 20 anni di carcere la pena che Cesare Battisti dovrà scontare: a chiederlo sono stati i suoi legali, che vorrebbero venisse rispettato il patto stretto tra Italia e Brasile subito dopo la sua cattura, quando Roma ne chiese l'estradizione e San Paolo la concesse chiedendo che non venisse comminata una condanna superiore a 30 anni. A questi andrebbero poi scontati i periodi di reclusione che Battisti avrebbe già passato in galera.

Come spiega il "Corriere della Sera", il "patto Italia-Brasile" era stato sottoscritto nell'ottobre di due anni fa dall'allora ministro della Giustizia, Andrea Orlando, e prevedeva "che il tempo massimo di esecuzione della pena inflitta non supererà nella sua effettività 30 anni di reclusione, e che il periodo di detenzione sofferto dall'estradato in Brasile ai fini della procedura di estradizione sarà computato nella pena da eseguire in Italia". E ora su quell'accordo che stanno facendo leva gli avvocati dell'ex terrorista, che hanno chiesto che ai 30 anni di galera vengano sottratti quelli già scontati dietro le sbarre tra Italia, Francia e Brasile (tra 1979 e 2006) per un totale di 9 anni, 4 mesi e 6 giorni. A Battisti resterebbero quindi da scontare ancora 20 anni, 7 mesi e 24 giorni.

Resta ora da capire se quell'accordo sia valido dal momento che Battisti è stato rispedito  in Italia dalla Bolivia e non dal Brasile con una procedura non di estradizione, bensì di espulsione. I legali del terrorista sottolineano tuttavia come non sia stata in realtà rispettata la procedura prevista per le espulsioni, che prevede un avviso con interprete, tre giorni per il ricorso, cinque per la risposta, e la "restituzione" al Paese di provenienza, quindi il Brasile e non l'Italia.