Dopo il servizio di Fanpage sugli abusi subiti dai bambini sordomuti dell’Istituto Provolo, l’Associazione L’Abuso ha depositato presso il Tribunale di Verona un’integrazione alla denuncia per responsabilità omissive per quanto riguarda il caso di Don Nicola Corradi, il prete arrestato in Argentina nel novembre 2016, dove avrebbe abusato di decine di bambini sordi nella sede sudamericana dell’Istituto Provolo di Mendoza, che adesso è stata chiusa dalla magistratura.

Secondo l’Associazione, che difende le vittime di abusi da parte dei preti pedofili, il documento portato alla luce da Fanpage può essere fondamentale per le indagini della Procura, perché per la prima volta un prete dell’Istituto Provolo viene registrato mentre confessa non solo gli abusi di cui è responsabile, ma anche il sistema che permetteva ai preti pedofili di agire all’interno e all’esterno dell’Istituto.

Racconta, infatti, Don Eligio Piccoli che negli anni passati molti preti accusati di abusi a Verona vennero spostati in sud America. Come Don Turati, citato da Don Piccoli, spostato in Argentina proprio a seguito di sospetti di pedofilia. Anche Don Nicola Corradi era stato più volte accusato di abusi in Italia e le vittime avevano informato la diocesi e il Vaticano fornendo una lista di tutti i preti coinvolti. “Don Nicola Corradi, quando era chierico dell’Istituto, mentre ero alla toilette – racconta ad esempio Gianni Bisoli, una delle vittime – è venuto, mi ha abusato, praticandomi la masturbazione”.

Don Nicola Corradi poteva essere fermato prima? A chi spettava la responsabilità di allontanarlo dai luoghi dove poteva commettere altri abusi? È anche a queste domande che la Procura oggi potrebbe dare delle risposte. “Normalmente la responsabilità giuridica di un sacerdote spetta alla diocesi dove viene formato, – ci spiega Francesco Zanardi, presidente della Rete L’Abuso – in questo caso, però, i preti che lavorano nella Compagnia di Maria sono stati formati dalla congregazione presso gli istituti Provolo, solo successivamente sono stati consacrati da un vescovo, quindi la loro responsabilità giuridica dipende dalla Compagnia di Maria”.

“È la prima volta che la Procura acquisisce della documentazione rispetto a questo caso, – continua Zanardi – per il semplice motivo che i reati erano tutti prescritti; ci sono, però, diversi reati che emergono da queste interviste che non sono andati in prescrizione”.

“Potrebbe essere un modo per sbloccare la situazione, visto anche che l’Associazione Sordomuti Provolo sta continuando a chiedere la documentazione che la riguarda prodotta dalla commissione d’inchiesta del Vaticano nel 2012 e, ad oggi, dopo 5 anni, la diocesi non gli ha ancora permesso la visione".

In quei documenti, di cui Fanpage ha potuto visionarne solo uno, ci sono informazione importanti. Per esempio, il fatto che, su 26 sacerdoti denunciati, 11 sono morti e 10 non sono presenti nella lista, tra cui Don Nicola Corradi. Solo quattro sacerdoti sono stati condannati con procedimento canonico, di cui due dal 2004 sono in attesa di nuovi documenti, mentre un altro era morto un anno e mezzo prima della stesura di quel documento.

L’ultimo è Don Piccoli, che, però, nega di aver partecipato a questa commissione d’inchiesta.