Il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, ha inviato questa mattina l'atto d'accusa contro il ministro dell'Interno Matteo Salvini relativo all'inchiesta che lo vede indagato per il blocco dello sbarco della nave Diciotti a Catania. Secondo quanto riporta Repubblica, Patronaggio avrebbe consegnato un plico sigillato con il fascicolo d'inchiesta a un ufficiale della Guardia Costiera perché lo consegni al procuratore della Repubblica di Palermo Francesco Lo Voi. Questo atto costituirebbe il primo passaggio verso il tribunale dei ministri che dovrà valutare le accuse contro Salvini. Il procuratore di Agrigento contesta in tutto cinque ipotesi di reato: sequestro di persona, sequestro di persona a scopo di coazione, arresto illegale, abuso d'ufficio e omissione d'atti d'ufficio. Il procuratore Lo Voi ora avrà quindici giorni di tempo per valutare tutto l'incartamento e decidere se confermare o ridimensionare l'impianto accusatorio e in seguito il caso verrà vagliato dai tre giudici che compongono il tribunale dei ministri di Palermo, entro 90 giorni potranno fare altri accertamenti e ascoltare le parti interessate.

Spiega Repubblica: "Il ministro Salvini ha già annunciato che vorrà essere interrogato. Potrebbero chiedere un'audizione anche le parti offese dei reati, ovvero i migranti. ‘Alcuni vogliono costituirsi parte civile contro il ministro dell'Interno – dice l'europarlamentare Eleonora Forenza (gruppo Gue-Ngl) che ieri è entrata nell'hotspot di Messina dove sono ospitati 38 migranti'". Il fascicolo d'inchiesta trasmesso alla procura di Palermo è accompagnato da una memoria che sintetizza le contestazioni ipotizzate nei confronti di Salvini e del suo capo di gabinetto Matteo Piantedosi: 


Articolo 289 ter del codice penale. "Sequestro a scopo di coazione". Secondo la ricostruzione del procuratore Luigi Patronaggio, il ministro dell'Interno avrebbe tenuto in ostaggio 177 persone per "costringere" l'Unione Europea alla redistribuzione dei migranti contro la conversione di Dublino.

Articolo 605. "Sequestro di persona". Per aver tenuto 177 migranti ristretti per dieci giorni, senza alcuna ragione secondo l'accusa, sulla nave Diciotti della Guardia Costiera.

Articolo 606, "Arresto illegale". Il trattenimento illegittimo dei migranti sull'imbarcazione della Guardia Costiera configura per il pm anche una forma di arresto non autorizzato.

Articolo 328. Omissione di atti d'ufficio. Per non avere indicato il porto di sbarco (il cosiddetto "Port of safety") alla Guardia Costiera, che lo chiedeva dopo il salvataggio. Catania era solo uno scalo tecnico.

Articolo 323. Abuso d'ufficio. Per aver violato, in almeno otto casi, disposizioni della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e altre norme internazionali, articoli della Costituzione e del Testo unico sull'immigrazione

Articolo 5 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo. "Nessuno può essere privato della sua libertà". Peraltro nel nostro ordinamento non è previsto l'arresto dell'immigrato clandestino. Salvini avrebbe violato l'articolo 13 della Costituzione ("La libertà personale è inviolabile"). E anche l'articolo 10 comma tre della Costituzione, che prevede il diritto di asilo allo straniero "al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche".

Inoltre, "al ministro dell'Interno viene contestata dalla procura di Agrigento anche la violazione del Regolamento di Dublino del 2013, che stabilisce i criteri per le richieste di "protezione internazionale". Sulla Diciotti, questo diritto è rimasto sospeso persino per i minori non accompagnati e per le donne vittime di stupri. Sarebbe stato violato anche l'articolo 10 ter del Testo unico sull'immigrazione: prevede che i migranti vengano "tempestivamente informati" del diritto all'asilo. Il procuratore Patronaggio ipotizza pure la violazione dell'articolo 47 della legge 7 aprile 2017 (Legge Zampa), che prevede il rilascio del permesso di soggiorno ai minori non accompagnati. I 29 della Diciotti hanno potuto lasciare la nave solo dopo l'ispezione del procuratore. Contestata anche la violazione dell'articolo 60 della Convenzione di Istanbul e l'articolo 7 del decreto legislativo del 19/11/2007, numero 251: norme che prevedono la massima tutela per le donne che hanno subito violenza. Le 11 eritree abusate nei campi libici potevano avere subito lo status di rifugiati. Infine, l'ottava violazione contestata a Salvini: non aver indicato subito il porto di sbarco. E' previsto da norme internazionali, come il "Safety of life" del 1974, ma anche dalla procedura di coordinamento fra Viminale e Guardia costiera (la "Sop 009/2015″)".