Erano a bordo della nave Diciotti. Per giorni non sono stati fatti sbarcare per volontà del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, e del governo guidato da Giuseppe Conte. Ora 41 eritrei chiedono, attraverso un ricorso d’urgenza, un risarcimento dei danni per “privazione della libertà personale”. Il ricorso è partito da uno studio legale ed è stato presentato al tribunale civile di Roma, per difendere le ragioni di 41 immigrati eritrei, tra cui anche il figlio minore di una coppia. A comunicarlo sono fonti del Viminale che sottolineano anche come 16 di questi 41 migranti risultino essere nati il primo gennaio. Gli eritrei che si trovavano a bordo della Diciotti si erano rifugiati al Baobab Experience. Ora chiedono, attraverso lo studio legale romano, al presidente del Consiglio e al ministro dell’Interno una cifra a titolo di risarcimento che va dai 42mila ai 71mila euro.

Il ricorso d’urgenza presentato al tribunale civile di Roma ha lo scopo di chiedere un risarcimento danni perché i migranti sono stati “privati della libertà personale” rimanendo per giorni a bordo della Diciotti, nel porto di Catania, senza poter sbarcare. I 41 eritrei si trovavano a bordo della nave della Guardia costiera italiana che ad agosto aveva soccorso 177 migranti e per giorni è stata ancorata al porto siciliano prima di far sbarcare le persone a bordo.

Ieri la procura di Catania ha chiesto l’archiviazione per tutti gli esponenti del governo coinvolti nella vicenda giudiziaria del caso Diciotti. Secondo il procuratore di Catania Zuccaro, la decisione di non far scendere i migranti è dipesa da una scelta politica legittima e per questo non ci sarebbe stato reato. Anche nel caso di Matteo Salvini la procura aveva chiesto l’archiviazione, ma il Tribunale dei ministri ha poi ribaltato la decisione chiedendo l’autorizzazione a procedere alla Camera di elezione del ministro dell’Interno, ovvero il Senato. La Giunta per le immunità ha però dato parere contrario: ora si dovrà esprimere l’Aula di Palazzo Madama per confermare il diniego all’autorizzazione a procedere. Il Tribunale dei ministri avrà 90 giorni per decidere se chiedere l’autorizzazione anche nei confronti di Giuseppe Conte, Luigi Di Maio e Danilo Toninelli o se archiviare il caso come proposto dalla procura di Catania.