Zia lascia eredità da 800mila euro solo al nipote, parenti impugnano il testamento: “Aveva la mano guidata”
Una donna di 80 anni di Modena aveva deciso di lasciare tutto il suo patrimonio, circa 800mila euro tra immobili e conti correnti, a uno solo dei suoi nipoti. Nel testamento olografo, datato 20 maggio 2012, lo aveva indicato come unico beneficiario. La donna, vedova e senza figli, è morta nel 2018 e dopo la pubblicazione delle sue ultime volontà il nipote è entrato in possesso dell'eredità.
La scelta non è stata accettata dagli altri parenti. Una delle nipoti ha impugnato il testamento sostenendo che la zia, affetta da una grave maculopatia essudativa, non fosse nelle condizioni di poterlo scrivere autonomamente. Inizialmente la contestazione riguardava un documento che sarebbe stato redatto "sotto dettatura e con l'aiuto di altro soggetto", mentre nel corso della causa la tesi si è concentrata sulla possibilità che la mano della donna fosse stata guidata. L'obiettivo era ottenere l'invalidità del testamento e l'apertura della successione legittima.
La vicenda giudiziaria è iniziata nel gennaio 2024, quando la nipote ha presentato ricorso dopo un tentativo di mediazione fallito. I dettagli del procedimento sono ricostruiti nella sentenza del Tribunale di Modena numero 1144 del primo ottobre 2025, pubblicata anche dall'Osservatorio Nazionale sul Diritto di Famiglia.
L'intero patrimonio di 800mila euro lasciato al nipote
Il documento stabiliva che l'intero patrimonio dell'anziana passasse al nipote. Non avendo figli né il marito in vita, la donna poteva disporre dei propri beni attraverso un testamento, senza dover riservare una quota dell'eredità a eredi legittimari.
La contestazione dei parenti puntava quindi a far dichiarare invalido il documento e ad aprire la successione legittima, che avrebbe coinvolto anche gli altri nipoti.
Il nodo della causa era stabilire se la donna avesse scritto personalmente il testamento. La nipote sosteneva che la grave patologia agli occhi le impedisse di farlo senza l'aiuto di un'altra persona e chiedeva quindi di escludere l'autografia del documento.
Per accertare la provenienza della scrittura, i giudici hanno disposto una consulenza tecnica d'ufficio grafologica. Il perito ha confrontato il testamento con altre scritture autografe della donna, alla ricerca di elementi che potessero indicare l'intervento di una seconda persona.
A ricostruire i diversi passaggi della causa è la sentenza del Tribunale di Modena numero 1144 del primo ottobre 2025, che ha esaminato sia la questione relativa alla grafia sia le condizioni fisiche e cognitive della testatrice.
La perizia grafologica: il testamento è stato scritto dalla stessa mano
L'esame non ha evidenziato tremori, tratti ripassati, soste, riprese della scrittura o altri elementi compatibili con una mano esterna. Il perito ha quindi ritenuto che il documento fosse stato "interamente redatto da un'unica mano scrivente", compresi testo, data e firma.
Anche la data del 20 maggio 2012 è stata giudicata molto probabilmente autentica. La consulenza ha dunque escluso l'ipotesi che il testamento fosse stato materialmente scritto da un'altra persona.
La consulenza ha preso in esame anche le condizioni fisiche e cognitive dell'anziana. Secondo il medico incaricato, il grave deficit visivo non aveva compromesso la capacità motoria necessaria per scrivere autonomamente.
Un elemento considerato dai giudici è stato anche il fatto che la donna avesse sottoscritto autonomamente diversi consensi informati per trattamenti sanitari nel 2012 e negli anni successivi. Non sono quindi emersi elementi sufficienti a dimostrare che fosse incapace di redigere il documento.
Il Tribunale di Modena ha respinto la richiesta di annullamento. La nipote che aveva contestato il testamento è stata inoltre condannata a pagare 4mila euro di spese legali, oltre agli accessori di legge e ai costi della consulenza tecnica.
La Corte d'Appello di Bologna conferma la validità del testamento
La vicenda non si è però chiusa con la sentenza di primo grado. Gli altri parenti hanno proseguito la contestazione davanti alla Corte d'Appello di Bologna, ma anche il secondo grado ha confermato la validità delle ultime volontà della donna.
Come riferito anche dal Corriere di Bologna, la prima sezione civile della Corte d'Appello ha esaminato anche la documentazione clinica relativa all'anziana. Non sono emersi elementi che indicassero una compromissione cognitiva o alterazioni motorie tali da impedirle di scrivere autonomamente.
I giudici hanno quindi confermato la validità del testamento per "assenza di incapacità". Per il nipote indicato come unico beneficiario, l'eredità da circa 800mila euro resta quindi intatta.
La maculopatia della zia, insomma, non è stata considerata sufficiente a mettere in discussione la sua capacità di redigere autonomamente quelle ultime volontà. Dopo due gradi di giudizio, il testamento scritto nel 2012 è stato ritenuto valido.
Ora però non è escluso che la vicenda possa proseguire davanti alla Corte di Cassazione, anche se al momento non risulta confermato che sia già stato presentato un ricorso.