Yara, l’avvocato Salvagni parla di processo farsa per Bossetti, legale dei Gambirasio: “Non merita risposta”

Claudio Salvagni, legale di Massimo Bossetti, è tornato a contestare l’impianto accusatorio che ha portato alla condanna del muratore di Mapello che sta scontando l’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio. Lo ha fatto intervenendo durante la trasmissione Incidente Probatorio su Canale 122 Fatti di Nera. Salvagni è tornato a parlare del caso Yara utilizzando parole dure nei confronti del procedimento giudiziario: l’avvocato di Bossetti ha parlato infatti di un "processo farsa", e ha aggiunto che "le cose che stanno per uscire andranno in quella direzione".
Nei dettagli, l’avvocato di Bossetti (che, lo ricordiamo, ha sempre respinto ogni accusa ma che è stato condannato in via definitiva sulla base di un insieme di elementi tra cui la cosiddetta "prova regina" del Dna) ha ricordato la storia del video del furgone del muratore utilizzato per “condizionare” l'opinione pubblica e la giuria popolare. “Si doveva creare la suggestione che lo squalo, il predatore stesse girando intorno alla palestra in cerca della propria vittima e siccome c'era il furgone e c'era anche il DNA, la partita era chiusa. Questa era la logica di quell'inchiesta, ma si è rivelata fallace, si è rivelata fallace sotto il profilo dell'indagine tradizionale, perché non hanno trovato nulla, nulla, sono state citate le celle telefoniche: il telefono di Yara Gambirasio andava a nord-ovest e quello di Massimo Bossetti andava a sud-est, ma di che stiamo parlando?”, ha attaccato l’avvocato Salvagni.
La difesa di Bossetti per anni ha sollevato forti contestazioni sulla conservazione dei reperti e sulla mancanza del DNA mitocondriale dell’uomo nella traccia ma, nonostante questo, i tre gradi di giudizio hanno confermato la validità scientifica dell’indagine e portato alla condanna in Cassazione. “Nel processo a Massimo Bossetti non ne è stata fatta una – ha detto ancora riferendosi al continuo rifiuto di concedere perizie alle difesa – sebbene sia stata chiesta praticamente in ginocchio dall'imputato, che ha detto ‘fatemi fare la fate la perizia sul DNA, che quel DNA non è il mio e quando vi sarete resi conto che c'era un errore mi manderete a casa. Qual è quel pazzo che chiede insistentemente una perizia sul DNA sapendo che quello è il suo DNA?”.
Fanpage.it ha contattato l’avvocato Andrea Pezzotta, che assiste la famiglia della tredicenne uccisa nel 2010 a Brembate Sopra, per chiedergli un commento dopo le ultime dichiarazioni della difesa. Dichiarazioni che, però, per la famiglia Gambirasio “non meritano risposta”. “L’ultima esternazione della difesa non merita una risposta perché sono contestazioni vecchie già affrontate e respinte più volte nella competente sede giudiziaria”, ha detto l’avvocato Pezzotta.