23 Settembre 2014
18:14

Yara, il pilota che cercò il suo corpo: “Nel campo di Chignolo d’Isola non c’era”

In un’intervista al settimanale Oggi la testimonianza di Ivo Rovedatti, il pilota della Protezione Civile che fu il primo ad alzarsi in volo per cercare tracce di Yara Gambirasio. “Sono passato più volte sopra quel campo, il corpo di Yara non c’era”, ha spiegato il pilota.
A cura di Susanna Picone

In merito alla complicata vicenda di Yara Gambirasio è intervenuto, rilasciando un’intervista al settimanale Oggi, uno dei piloti della Protezione Civile che dal giorno della scomparsa della ragazzina si alzò in volo nel tentativo di ritrovarla. Lui si chiama Ivo Rovedatti e fu il primo a salire a bordo del suo elicottero dopo il 26 novembre 2010, giorno della scomparsa di Yara da Brembate Sopra. Com’è noto, la 13enne bergamasca sarebbe stata ritrovata senza vita esattamente tre mesi dopo la sua scomparsa, il 26 febbraio del 2011. Il suo corpo era stato abbandonato poco lontano da Brembate Sopra, nel campo di Chignolo d’Isola. Ma quel corpo dal pilota della Protezione Civile non sarebbe stato mai notato. Rovedatti ha infatti raccontato di aver sorvolato il campo di Chignolo d’Isola decine di volte dopo la scomparsa di Yara e di non aver visto il cadavere. E a suo dire il corpo della ragazza non poteva sfuggirgli. Così il pilota al settimanale Oggi: “La domenica 28 (due giorni dopo la scomparsa di Yara, ndr), pur con una visibilità non perfetta e con il terreno coperto da spruzzi di neve, ho volato a lungo e naturalmente sono passato più volte, a volo radente, sopra quel campo. Non c’era nulla. Gli spruzzi di neve non potevano nascondere un corpo. Avessi visto qualcosa di sospetto sarei atterrato per controllare”.

Il racconto del pilota della Protezione Civile che cercò Yara

Il pilota ha spiegato di aver fatto in tre mesi almeno 30 ore di volo per cercare Yara Gambirasio: “Sopra quel campo ci si passa sempre perché è un corridoio obbligato dopo il decollo dalla pista del Volo a vela di Valbrembo. Volando a una quota di 150 metri e a una velocità bassissima di 10 nodi il corpo della ragazza non poteva sfuggirmi, non posso non averlo visto malgrado le sterpaglie. La visione dall’alto è tutta un’altra cosa rispetto a chi lo attraversa a piedi. Difficile ti sfugga anche la più piccola macchia di colore”. Il pilota, che cercava una “macchia nera” in quanto Yara indossava un giubbino di quel colore, ha anche raccontato un episodio che risale all’inizio di febbraio del 2011, quindi poco prima del ritrovamento di Yara. “Un giorno d’inizio febbraio del 2011 ho visto una cosa nera. Sono sceso in autorotazione e mi sono tranquillizzato solo quando le pale dell’elicottero lo hanno fatto volar via. Era un sacco di plastica. A 100 metri di distanza è stato trovato il corpo di Yara. Eravamo in due: come possiamo non averla visto?”, si chiede il pilota. Per l’omicidio di Yara Gambirasio, com’è noto, è in carcere dal 16 giugno di quest’anno Massimo Giuseppe Bossetti, un muratore di Mapello il cui dna per la scienza è compatibile con quello trovato sugli indumenti della ragazzina di Brembate Sopra.

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