Secondo l'ultimo monitoraggio della Fondazione Gimbe, relativo alla settimana 10-16 febbraio, il numero dei nuovi casi di coronavirus rimane stabile rispetto alla settimana precedente (84.272 vs 84.711): cala il numero dei casi attualmente positivi (393.686 vs 413.967), quello delle persone in isolamento domiciliare (373.149 vs 392.312), ma sono in diminuzione anche i ricoveri con sintomi (18.463 vs 19.512), le terapie intensive (2.074 vs 2.143) e i decessi (2.169 vs 2.658). Più nello specifico rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni:

Decessi: 2.169 (-18,4%)
Terapia intensiva: -69 (-3,2%)
Ricoverati con sintomi: -1.049 (-5,4%)
Isolamento domiciliare: -19.163 (-4,9%)
Nuovi casi: 84.272 (-0,5%)
Casi attualmente positivi: -20.281 (-4,9%)

Secondo Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE, "anche questa settimana, nonostante i dati riflettano i contagi avvenuti in un’Italia tinta di rosso e arancione, i nuovi casi non accennano a diminuire. E guardando ai dati regionali si rilevano segnali di incremento, favoriti dalla circolazione delle nuove varianti". In 12 regioni sono in crescita i casi attualmente positivi per 100.000 abitanti rispetto alla settimana scorsa mentre l’incremento percentuale dei contagi negli ultimi 7 giorni, in apparenza stabile a livello regionale, supera il 5% in 17 Province. Per quanto riguarda gli ospedali, l’occupazione da parte di pazienti COVID supera in 3 Regioni la soglia del 40% in area medica e in 5 Regioni quella del 30% delle terapie intensive.

È questo il quadro generale, determinati anche dalla presenza ormai diffusa della variante inglese in 14 su 16 regioni, con una prevalenza media del 17,8%: "In attesa dei risultati della nuova indagine che sarà condotta anche sulle varianti brasiliana e sudafricana – dichiara Cartabellotta – invitiamo le Istituzioni a rendere pubblici i dati di prevalenza per le singole Regioni". Secondo la fondazione Gimbe, infatti, in una fase in cui la campagna vaccinale procede a rilento, la maggiore trasmissibilità delle varianti richiede sia di attuare restrizioni tempestive ove necessario, sia di potenziare l’attività di sequenziamento, ancora molto lontana dagli standard fissati dalla Commissione Europea: almeno il 5%, idealmente il 10% dei tamponi molecolari positivi al SARS-CoV-2.

Gimbe: "Lockdown di 2-3 settimane è strategia zero-Covid"

Il sistema della regioni a colori non è quindi stato in grado di abbattere in modo significativo i contagi. Di conseguenza, spiega Cartabellotta "se il nuovo Esecutivo manterrà la strategia di mitigazione con il solo obiettivo di contenere il sovraccarico degli ospedali, bisogna accettare lo sfiancante stop&go degli ultimi mesi almeno per tutto il 2021. Se invece intende perseguire l’obiettivo europeo zero-COVID, sulla scia della strategia tedesca No-COVID, questo è il momento per abbattere la curva dei contagi con un lockdown rigoroso di 2-3 settimane al fine di riprendere il tracciamento, allentare la pressione sul sistema sanitario, accelerare le vaccinazioni e contenere l’emergenza varianti". "Nel suo discorso al Senato – conclude Cartabellotta – il Presidente Draghi ha indicato nella lotta alla pandemia l’obiettivo prioritario del suo Governo, da attuarsi attraverso il potenziamento di forniture e somministrazioni del vaccino. Una strategia necessaria ma non sufficiente, considerato che l’attuale sistema delle Regioni a colori, oltre ad esasperare i cittadini e a danneggiare le attività economiche con decisioni last minute, non è riuscito a piegare la curva dei contagi e mantiene ospedali e terapie intensive al limite della saturazione, con la minaccia delle varianti che da un giorno all’altro potrebbero mandare in tilt i servizi sanitari. Ma forse la politica, oltre a temere le conseguenze sociali ed economiche di un nuovo lockdown, dubita che il Paese sia davvero pronto a perseguire la strategia zero-COVID".

Vaccini, consegnate solo un terzo delle dosi del primo trimestre

Un capitolo a parte Gimbe lo dedica ai vaccini. A ieri – 17 febbraio –  sono state consegnate alle Regioni 4,07 milioni dosi di vaccino, il 31,8% dei 12,8 milioni attesi per il primo trimestre 2021. In dettaglio:

Pfizer/BioNTech: 3.288.870 dosi pari al 44,7% di quelle previste (7,3 milioni), escluse le 6,6 milioni di dosi aggiuntive la cui consegna è prevista entro giugno, ma senza dettagli sulla ripartizione trimestrale
Moderna: 244.600 dosi pari all’18,4% di quelle previste (1,3 milioni)
AstraZeneca: 542.400 dosi pari al 13% di quelle previste (4,2 milioni)

Secondo Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione, "per rispettare la tabella di marcia delle forniture entro fine marzo dovrebbero essere consegnate in media 1,45 milioni di dosi/settimana, a fronte delle quasi 600 mila attuali". Dal canto loro le Regioni devono però prepararsi ad accelerare le somministrazioni, che oggi viaggiano ad una media di circa 480 mila per settimana. "Peraltro se da un lato vengono correttamente accantonate le dosi per il richiamo – puntualizza Cartabellotta – dall’altro nell’ultima settimana si rileva un rallentamento delle somministrazioni di quasi il 30%, possibile spia di difficoltà organizzative della campagna vaccinale fuori da ospedali e RSA".