Uova di Pasqua sempre più care anche se il cacao costa meno: la spiegazione di Altroconsumo

Quest'anno, oltre all'ormai consueto rincaro dei prodotti tradizionali di Pasqua, si aggiunge anche la crisi in Medio Oriente a pesare sul portafoglio di chi si reca al supermercato o cerca di tornare a casa nei giorni delle feste. Il perché lo spiega a Fanpage.it il direttore editoriale di Altroconsumo Alessandro Sessa: "Per quanto riguarda le uova di Pasqua, le colombe, e in generale i dolci tradizionali, i rincari sono attorno al 10%". Che gli aumenti in questo 2026 siano particolarmente gravosi è evidente dal paragone con l'anno scorso: "L'anno precedente avevamo riscontrato un aumento medio sulle uova di Pasqua del 5,4%".
La Pasqua costerà di più agli italiani
Si tratta di una dinamica non nuova che le organizzazioni dei consumatori monitorano da tempo: "Regolarmente assistiamo a rincari dei prodotti tipici in concomitanza delle ricorrenze, tanto più in questo momento storico. La situazione internazionale porta ad aumenti sui carburanti e sui costi dell'energia, con effetti sulle filiere produttive che poi vanno a incidere sul prezzo finale dei prodotti", sottolinea l'esperto.

Secondo i dati forniti a Fanpage.it, dal 27 febbraio, appena prima dello scoppio del conflitto in Iran, a oggi, l'aumento medio della benzina è del 10,6%; per il gasolio è del 20,8%. "Non è detto che gli effetti si vedano nell'immediato, soprattutto per quanto riguarda prodotti che hanno una filiera di produzione piuttosto lunga, però mai come in queste occasioni il rischio speculazione è presente perché i produttori fanno affidamento sul fatto che le persone diano per scontato che i prezzi possano aumentare".
Le contingenze internazionali si inseriscono in un trend che ormai da tempo vede lievitare i prezzi: "In generale, il carrello della spesa negli ultimi mesi è caratterizzato da aumenti superiori al tasso di inflazione generale. Il carrello della spesa di solito aumenta perché contiene beni di cui non si può fare a meno e perché sono acquisti continuativi, si tratta della cosiddetta inflazione percepita che alla fine grava di più sui cittadini in difficoltà perché non possono permettersi di non scegliere determinati prodotti".
Anno dopo anno gli aumenti si sommano: "C'erano prodotti che arrivavano a superare il 30% di rincaro. La colomba classica era aumentata mediamente rispetto all'anno precedente del 20%. Quindi sono anche aumenti che poi si vanno ad accumulare anno dopo anno".
Non sempre però i rincari sono giustificati e questo lo dimostra proprio la dinamica dei prezzi delle uova di Pasqua: "È proprio il prodotto ‘da ricorrenza' a subire il rincaro, perché se guardiamo al costo della materia prima, del cacao, notiamo che negli ultimi mesi c'è stato un certo deprezzamento, e questo in teoria avrebbe dovuto scongiurare gli aumenti sul prodotto finale, in realtà poi non è successo. Quindi il prezzo del prodotto finale non è legato alla materia prima, ma alla ricorrenza e al fatto che in questo periodo dell'anno non vogliamo rinunciare quel particolare acquisto".
Non solo uova e colombe: aumentano anche voli e trasporti
Gli effetti della crisi diventano più evidenti quando parliamo di energia e carburanti, ma l'aumento del costo dei voli e dei trasporti è una tendenza nota da ben prima delle recenti tensioni internazionali: "Per quanto riguarda i voli subiamo gli effetti del dynamic pricing, per cui un algoritmo determina i prezzi in tempo reale in base alla domanda del mercato e all'offerta delle altre compagnie".
"Noi come Altroconsumo, soprattutto in questi periodi di caro-prezzi, chiediamo alle autorità, dal Governo alle autorità di controllo come l'Antitrust, di attuare misure di monitoraggio e di intervento qualora i produttori si costituissero in ‘cartelli' volti ad alterare le regole della concorrenza", sottolinea Sessa.
Come non cadere nella trappola del rincaro al supermercato
Tra i consigli di Altroconsumo per non cadere nella trappola dei prodotti con rincari ingiustificati c'è quello di "controllare e dedicare un po' di tempo all'acquisto che vuol dire confrontare più prodotti e anche più punti vendita. Il secondo è confrontare i prezzi a parità di unità di misura, quindi i prezzi al chilo, per evitare che un prodotto che ci sembra che costi un po' meno sia in realtà solo in un formato più piccolo".
Lo scopo è quello di evitare di incorrere nel fenomeno della shrinkflation: "Si tratta della tendenza da parte di alcuni produttori di proporre lo stesso prodotto ma in una confezione leggermente più piccola, lasciando invariato il prezzo, o addirittura aumentandolo. I consumatori non sempre si rendono conto che stanno pagando di più per il prodotto che hanno sempre acquistato. Confrontare il prezzo al chilo è la strategia che abbiamo a nostra disposizione".
E sul caso specifico delle uova di Pasqua Sessa consiglia: "Bisogna stare attenti al packaging e alla comunicazione del prodotto. Tanti propongono un marketing legato a personaggi famosi e questo incide sul prezzo, quindi paghiamo più per il personaggio che per il reale valore del prodotto".