Per ogni 100 posti, nei nostri penitenziari, ci sono 147 persone e ogni detenuto “costa” 116 euro al giorno. Siamo al terzo posto anche per numero assoluto di detenuti in attesa di giudizio, dopo Ucraina e Turchia. È quanto emerge dal rapporto del Consiglio d’Europa sulla popolazione carceraria nei 47 Stati membri.

La signora Daniela ha sentito di non avere altra scelta: ha consegnato il proprio figlio latitante, tradendo la sua fiducia. È successo a Terlizzi, in provincia di Bari. La storia straziante è venuta a galla grazie ad una lettera scritta dalla donna, per spiegare al figlio il motivo del suo gesto. Daniela, 47 anni, aveva paura che al ragazzo, un 24enne di Corato, accusato di rapina e furto, accadesse qualche disgrazia, dato che era ricercato dalla forze dell'ordine.

E così ha approfittato dell'unico frangente in cui era certa di poterlo inchiodare: il giovane stava accompagnando la compagna in ospedale per una visita ginecologica: la ragazza partorirà fra poco. Il ragazzo viveva nascosto da tre mesi, da quando era fuggito da casa, dove si trovava ai domiciliari per spaccio di droga. Daniela non ce l'ha fatta: ha pensato che la vita del figlio fosse in pericolo e così ha avvertito i militari. I carabinieri lo hanno sorpreso lo scorso 31 ottobre all'ospedale di Terlizzi. Ora il ragazzo si trova nel carcere di Trani.

"Carissimo figlio mio, l'altra mattina – scrive la signora Daniela nella lettera pubblicata ieri da Coratolive.it – ho fatto qualcosa che una madre non vorrebbe e non dovrebbe mai fare: ho tradito la cieca fiducia che riponevi in me consegnandoti nelle mani di qualcuno che di te non sa nulla, se non il tuo nome e le tue "bravate". È stato un gesto necessario ed inevitabile. Le notizie frammentarie e confuse che mi giungevano durante la tua assurda latitanza mi trafiggevano il cuore e, purtroppo, non avevo modo di poterti raggiungere, aiutarti a ragionare".

Inizia così l'accorata giustificazione di Daniela. Quando ha saputo che i carabinieri lo avrebbero preso a colpo sicuro li ha indirizzati verso l'ospedale, nonostante sapesse che il figlio sta per diventare padre. "Il susseguirsi dei controlli durante il giorno, durante la notte a casa nostra, a casa di amici e conoscenti, non facevano altro che accentuare l’angoscia di saperti in pericolo, braccato da ogni forza di polizia in ogni luogo. Spesso leggevo negli occhi di qualcuno di loro la rabbia e l’accanimento nei tuoi con confronti, il loro desiderio morboso di volerti prendere quasi come per aggiudicarsi un "trofeo" da collezionare".

Daniela racconta dell'angoscia di ricevere una brutta notizia, del controllo continuo del display del cellulare: "Sempre attenta al telefonino, accertandomi che fosse carico, acceso e che non fossero arrivati sms che non avessi letto; ansiosa di ricevere un tuo cenno, una tua notizia". Suggestionata dalla morte del figlio di un'amica, che ricevendola durante una visita di condoglianze le avrebbe detto: "Daniela avrei preferito andare in carcere a fargli visita per tutta la vita, almeno avrei potuto vederlo, abbracciarlo e parlargli ancora". Ed è proprio questa la logica che ha spinto la donna a tradire il figlio. Una vita difficile quella di Daniela: un matrimonio finito e un lavoro come vigilante antitaccheggio in un negozio di Bari. Non ha retto. Ma in fondo sa che anche il figlio un giorno capirà che non avrebbe potuto nascondersi per sempre: "Odiami ragazzo mio, odiami finché vorrai". Da madre spera un giorno che il figlio, che durante l'arresto le urlava contro che mai avrebbe potuto perdonarla, vorrà riabbracciarla.

"Quella mattina ti eri accorto che qualcosa non andava. Forse leggevi nei miei movimenti l’ansia e l’angoscia che mi rendevano incerta e timorosa. Mentre mi avvicinavo a te, i nostri occhi sono immersi gli uni negli altri, quasi a fondersi in un unico sguardo e io mi sentivo come "Giuda" che tradì suo fratello… Ho abbassato il capo ti ho consegnato a chi ti stava cercando da troppo tempo… Volevo morire, ma mi convincevo sempre più di aver fatto la cosa giusta". Per Daniela questo è stato uno strappo inevitabile: l'istinto di proteggerlo ha prevalso. E così si è fatta promettere dal Comandante dell'Arma che non gli avrebbero fatto del male.