Un messaggio, poi la chiamata: “Si è buttata”, il papà di Aurora Maniscalco racconta la telefonata col fidanzato

"Stiamo aspettando, stanno facendo ora l'autopsia". A Fanpage.it parla Francesco Maniscalco, il papà di Aurora la hostess palermitana di 24 anni precipitata dal balcone dell'appartamento dove viveva con il fidanzato a Vienna. Dopo che la Procura austriaca ha chiuso il caso come suicidio, gli inquirenti di Palermo sono al lavoro per fare tutti gli accertamenti del caso: hanno aperto un fascicolo indagando per istigazione al suicidio il fidanzato 27enne Elio Bargione. La famiglia della ragazza è stata sentita dalla polizia nei giorni scorsi e ora è tempo di fare tutti gli esami dei medici legali sul corpo di Aurora.
Avete consegnato il cellulare di Aurora alla polizia?
Lo abbiamo consegnato alla polizia subito dopo esser tornati da Vienna. Però dopo la tragedia è stato nelle mani del fidanzato di Aurora, che ci ha avvertito ore e ore dopo la tragedia. Mi ha chiamato con il cellulare di mia figlia. Mi ha detto che ha aspettato tanto perché aveva paura.
Cosa le ha detto al telefono?
Una frase secca, ‘Aurora si è buttata dal balcone'. Poi io non ho capito più nulla, la chiamata si è subito chiusa. Prima lui, sempre tramite il cellulare di mia figlia, mi aveva scritto un messaggio: ‘Francesco ti dovrei parlare', una cosa del genere. Una cosa comunque molto fredda. Ma io stavo dormendo, mi ha chiamato poi subito dopo. Già mi è sembrato strano che mia figlia mi chiamava la mattina, di solito ci sentivamo più tardi. Appena ho risposto ho sentito silenzio. Poi ho capito che era lui e ho subito pensato che era successo qualcosa.
Cosa ha fatto una volta arrivato a Vienna?
Sono andato subito in ospedale, perché mia figlia era in gravissime condizioni ma ancora viva. Ho pregato perché si riprendesse.
Qui ha incontrato il ragazzo. Cosa le ha detto?
Lui con i genitori e la sorella erano già in ospedale da ore. Il ragazzo aveva infatti subito avvisto la sua famiglia e poi dopo ore noi parenti di Aurora. Abbiamo scoperto che i fatti erano accaduti la sera prima e non la mattina del giorno stesso del mio arrivo a Vienna. I genitori di lui non mi hanno mai detto nulla, non sono stati capaci neanche di dire una parola. Il padre del ragazzo mi guardava da lontano. Lui invece mi continuava a ripetere di perdonarlo. Che la lite tra di loro era scoppiata per motivi futili. Non mi ha spiegato il vero motivo. Mi continuava a dire anche che amava Aurora e che la voleva sposare. In quel momento Aurora era ancora in vita, speravo solo che si salvasse. Cerco la verità e basta: era piena di vita, da genitore è difficilissimo accettare tutto questo.
La Procura austriaca ha sempre detto che si è trattato di suicidio…
Non credo al suicidio, mia figlia la conoscevo benissimo. Non mi capacito. Spero che la magistratura italiana faccia delle indagini approfondite e chiarisca quelle strisciate sul balcone. Che si facciano gli esami sui vestiti, nell'appartamento e sui cellulari. Penso che è diritto della nostra famiglia capire cosa sia successo in quell'appartamento. Abbiamo testimonianze che spiegano di continue liti.
Cosa sapeva del rapporto tra i due?
Ho saputo che si erano lasciati circa un paio di mesi fa. Che lei era tornata a Palermo per stare con la madre. Ero un po' preoccupato e le avevo detto che ‘lui non è l'unico ragazzo sulla terra'. Anche la sorella le aveva consigliato di lasciarlo. Poi il ritorno a Vienna.
Il motivo per cui si erano lasciati?
Per gelosia, per il lavoro. Ho saputo dopo alcune cose, ora che non posso più aiutare mia figlia.
Lei è entrato nell'appartamento a Vienna?
Sì. Dovevo recuperare i vestiti di mia figlia. Io non ci volevo entrare nell'appartamento. Prima di entrare lui si è permesso di dirmi di togliermi le scarpe. Non voglio accusare nessuno, ma tanti passaggi non si capiscono. Mi continua a ripetere di perdonarlo, è difficilissimo da accettare. La mia rabbia è che da papà non posso più aiutare mia figlia.