"Inaccettabile e ingiustificabile che lei non sia qui a ricevere l'attestato di un impegno che aveva portato avanti per anni" sono le parole del rettore dell'Università di Messina, Salvatore Cuzzocrea alla cerimonia di consegna della pergamena di laurea in memoria di Lorena Quaranta, studentessa dell’Università di Messina, laureanda in Medicina e Chirurgia, vittima di femminicidio per mano del fidanzato, Antonio De Pace, lo scorso marzo.

"Voglio ringraziare i genitori di Lorena per averci permesso di star loro vicino: non siamo solo un ateneo, siamo una famiglia" ha detto il rettore. A discutere la tesi per Lorena è stata un'amica. La cerimonia segue di alcuni giorni la chiusura delle indagini per omicidio avviate all'indomani dei fatti, il 31 marzo scorso, quando De Pace ha chiamato i soccorsi per denunciare di aver ucciso la fidanzata. "Mi aveva contagiato il coronavirus", ha detto De Pace agli inquirenti che, immediatamente, hanno effettuato gli esami clinici per diagnosticare il virus, esami che si sono rivelati negativi.

Oggi, a distanza di sette mesi dai fatti, la Procura ha contestato all'infermiere e studente la premeditazione del delitto. Dall'esame del cellulare del De Pace, infatti, è emersa una serie di messaggi inviati dal De Pace ai parenti e con i quali disponeva il lascito dei suoi beni ai parenti, in previsione di un evento che avrebbe sconvolto la sua vita. Antonio De Pace, infermiere e studente in medicina e Lorena Quaranta, studentessa, vivevano insieme da tre anni nell'appartamento di Furci Siculo (Messina) dove è avvenuta la tragedia. Il loro rapporto è stato descritto da tutti come sereno, privo di ombre o conflitti.