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Uccide la zia a colpi di pistola nel forno a San Casciano: nipote condannato a 14 anni di carcere

Mattia Scutti, 23 anni, è stato condannato a 14 anni di carcere (e 8 in una struttura di sicurezza) per l’omicidio della zia Laura Frosecchi, uccisa a colpi di pistola nel forno che la donna gestiva a Chiesanuova, nel comune di San Casciano Val di Pesa.
A cura di Biagio Chiariello
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Laura Frosecchi
Laura Frosecchi

Quello di Laura Frosecchi è stato un delitto che ha scosso profondamente il Chianti fiorentino. La vittima, titolare del forno nella frazione di Chiesanuova, nel comune di San Casciano Val di Pesa, era un punto di riferimento per il paese. La donna è stata uccisa il 17 ottobre 2024 nella bottega di alimentari che gestiva, da suo nipote Mattia Scutti, oggi 23enne, ora condannato dal Tribunale di Firenze a 14 anni di reclusione, ridotti di un terzo per via del rito abbreviato, ai quali si aggiungono otto anni da trascorrere in una struttura di sicurezza.

Quella mattina Scutti si era presentato nel forno “da Graziella”, armato di una vecchia pistola semiautomatica di fabbricazione ungherese. Senza alcuna discussione immediata, esplose quattro colpi che colpirono mortalmente la zia. Subito dopo il delitto, tornò a casa, barricandosi per circa due ore e minacciando il suicidio. I carabinieri della stazione di San Casciano Val di Pesa, grazie anche a una lunga conversazione via messaggi, riuscirono a convincerlo a desistere e ad arrendersi.

Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Benedetta Foti, hanno evidenziato che il giovane nutriva da mesi un profondo rancore verso la zia, che lo rimproverava per la sua condizione di inattività e per non aver trovato lavoro. Le telecamere di sorveglianza hanno documentato i movimenti di Scutti tra il negozio e la sua abitazione, confermando la premeditazione. Una perizia psichiatrica ha rilevato un grave disturbo paranoide della personalità con esordio schizofrenico, riconoscendo una capacità di intendere parziale.

Figlio unico, Scutti aveva studiato all’istituto alberghiero Buontalenti di Firenze e aveva lavorato per circa un anno in un’azienda agricola locale. Cresciuto a Chiesanuova, trascorreva molte ore nel negozio della zia, con la quale aveva un rapporto inizialmente stretto. Negli ultimi anni, però, si era progressivamente isolato dagli amici e dai conoscenti, concentrandosi sulla passione per le armi e manifestando crescenti difficoltà comportamentali.

Il processo si è celebrato con rito abbreviato. Il tribunale ha escluso la ricettazione dell’arma, rinviando a un procedimento separato l’anziano che l’aveva ceduta al giovane. La richiesta del pubblico ministero era di 16 anni di carcere più dieci di misura di sicurezza, ma il giudice ha stabilito una condanna complessiva leggermente inferiore, tenendo conto della semi infermità mentale dell’imputato.

La sentenza ha disposto provvisionali immediate per un totale di 580mila euro a favore dei familiari della vittima: i genitori e i fratelli, rappresentati dall’avvocato Sigfrido Fenyes, e il marito con i due figli, assistiti dall’avvocato Francesco Maresca. La quantificazione definitiva dei danni sarà definita in sede civile.

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