Treno da Siracusa con tre ore di ritardo, la passeggera: “Ponte sullo Stretto? Prima costruiscano le ferrovie in Sicilia”
È partita da Siracusa alle 10.25 diretta a Roma Termini, ma il suo viaggio è stato bloccato per un guasto e, una volta ripartito, il treno aveva accumulato 170 minuti di ritardo. Letteria, 65 anni, siciliana di origine ma residente da 25 anni a Basiglio, nel Milanese, era a bordo dell'Intercity 724 quando il convoglio si è fermato a Lentini. "È stato detto che un treno da Catania verso Siracusa aveva divelto la linea elettrica aerea e che una squadra di operai era al lavoro per ripristinare il danno", racconta a Fanpage.it.
I passeggeri, spiega, sono rimasti a bordo durante l'attesa e, secondo quanto riferisce, non sarebbe stata fornita assistenza. Il guasto è stato poi risolto, ma il ritardo accumulato ha avuto conseguenze sull'intero viaggio. "Ho perso il Frecciarossa in partenza da Villa San Giovanni alle 16.19 e perderò anche l'Intercity da Salerno per Milano", ci racconta direttamente dal treno.
La capotreno le avrebbe assicurato che il viaggio sarebbe stato "riprotetto" fino alla destinazione finale. "Però non ho ricevuto nessuna informazione da Trenitalia, nessuna mail", precisa.
Per la 65enne, però, l'episodio di oggi, martedì 26 agosto, non è la ragione della sua critica al Ponte sullo Stretto. La sua posizione, precisa, nasce da una riflessione più ampia sulla rete dei trasporti siciliani e sulla capacità delle infrastrutture dell'Isola di sostenere un eventuale aumento del traffico ferroviario.
"Salvini dice che con il Ponte il traffico sarebbe intensificato e avremmo decine di treni in più al giorno sia in entrata che in uscita. La domanda è: una volta che sono passati 30 o 40 treni a Messina, dove vanno?", si chiede. E aggiunge: "L'altra domanda è da dove dovrebbero arrivare i 30 o 40 treni in transito da Messina a Villa San Giovanni?".
La 65enne, nata e cresciuta a Messina, sostiene che il problema non riguardi soltanto il collegamento attraverso lo Stretto. "È tutta la rete infrastrutturale siciliana ad essere arretrata", afferma. Nella sua analisi cita le difficoltà dei collegamenti ferroviari interni e stradali dell'Isola, sostenendo che prima di aumentare il numero dei treni da e verso la Sicilia sarebbe necessario intervenire sulle infrastrutture esistenti.
La sua esperienza personale, del resto, con i collegamenti nello Stretto risale agli anni universitari. Dal 1979 al 1985 ha studiato a Reggio Calabria, attraversando ogni giorno il braccio di mare tra Sicilia e Calabria. "Sono nata e cresciuta a Messina e ho studiato a Reggio Calabria dal 1979 al 1985, viaggiando ogni giorno con navi e aliscafi. Anche nelle giornate di tempesta non ho mai avuto problemi: 20 o 25 minuti per la traversata", racconta. "Solo una volta, in cinque anni, la nave ci ha messo due ore e quaranta per le condizioni del mare".
La sua critica, dunque, non nasce dal ritardo dell'Intercity di oggi, né da una singola esperienza negativa. "Assolutamente no", risponde quando le viene chiesto se la riflessione sul Ponte sia stata provocata dal guasto di martedì.
Che la rete ferroviaria non è sufficiente ad assorbire un traffico più intenso è un dato di fatto".
È proprio qui che, secondo Letteria, si concentra la questione. L'aumento del traffico ferroviario previsto con la realizzazione del Ponte, a suo giudizio, dovrebbe essere accompagnato da una rete interna capace di accogliere e distribuire quei collegamenti.
Dopo una giornata trascorsa a inseguire coincidenze saltate per 170 minuti di ritardo, la sua conclusione resta la stessa: prima di chiedersi come attraversare più velocemente lo Stretto, bisogna capire come far viaggiare i treni una volta arrivati in Sicilia.