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Tredicenne incinta abusata dal padre in ospedale a Torino, l’uomo ci aveva provato il giorno prima

L’uomo di 35 anni avrebbe provato a violentare la minore per due volte nella stessa stanza d’ospedale dove la figlia era ricoverata. Si indaga in famiglia per capire se qualcuno sapesse.
A cura di Antonio Palma
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Il papà torinese di 35 anni arrestato in flagranza di reato all’ospedale Sant’Anna di Torino mentre abusava della figlia 13enne, incinta alla trentesima settimana di gravidanza, avrebbe provato a violentare la minore per due volte nella stessa stanza d’ospedale dove lei era ricoverata. È la drammatica circostanza che emerge dalla dedicata inchiesta che ipotizza il reato di abuso sessuale aggravato.

Secondo gli inquirenti, che avevano piazzato delle cimici nella stanza proprio per chiarire se e chi avesse abusato della tredicenne, il giorno prima dell’arresto l’uomo aveva già provato ad abusare della ragazzina. Per questo gli agenti erano già in allerta e sono subito intervenuti il giorno dopo, lo scorso 10 luglio, sorprendendolo in flagranza e arrestandolo. Gli investigatori stanno cercando di capire da quanto andassero avanti gli abusi, visto che la ragazzina aveva solo 12 anni quando è rimasta incinta, e se in famiglia gli altri sapessero.

Oltre all’uomo, di origine filippina ma residente in Italia da anni, sotto lo stesso tetto con la minore infatti abitavano anche la madre, altri figli piccoli della coppia e anche i nonni. Gli inquirenti stanno vagliando le posizioni di tutti i componenti del nucleo familiare, in particolare della madre della minore che anche in ospedale pare sia sia mostrata evasiva sul padre del bimbo e non abbia dato spiegazioni. Il sospetto è che qualcuno potesse sapere degli abusi ma li abbia coperti.

Lo scopo principale resta quello di stabilire se anche la gravidanza sia frutto di abuso sessuale sulla minore visto che la ragazzina non ha l’età legale per avere un rapporto sessuale consenziente e l’ipotesi è che non avuto un rapporto con un suo coetaneo. In attesa degli esiti del test del Dna, gli inquirenti hanno sequestrato i cellulari e stanno effettuando gli accertamenti del caso anche per capire se qualcuno in famiglia ne parlasse o se la stessa minore si sia confessata con qualcuno. Intanto la tredicenne e i fratelli sono stati allontanati da casa e dai parenti. La minore è stata trasferita in una comunità protetta insieme ai fratelli e ad occuparsi di loro sarà un curatore speciale.

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