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Terremoto in Centro Italia del 18 gennaio 2017
29 Novembre 2018
10:01

Tragedia Rigopiano, il Comune sapeva dell’hotel isolato: “Se ne stiano al caldo”

Nellʼinformativa dei carabinieri emerge un sms inviato dalla fidanzata a Gabriele DʼAngelo, una delle vittime: “Mi hanno detto che la turbina dovrebbe partire”. Il ragazzo – peraltro autore di una telefonata alla prefettura, poi scomparsa dai registri – sottolinea inoltre come “la situazione presso l’hotel fosse diventata insostenibile”.
A cura di Biagio Chiariello
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"Che stessero tranquilli al caldo, tanto lassù hanno tutto”. Un sms che inguaierebbe ulteriormente il Comune di Farindola. Secondo l’informativa dei Carabinieri Forestali di Pescara relativa all’inchiesta sulla valanga di Rigopiano, l’amministrazione infatti conosceva perfettamente le condizioni dell’hotel prima della tragedia. “Mi hanno detto che la turbina se tutto va bene dovrebbe partire questa sera, ma quasi sicuramente domani. Che stessero tranquilli al caldo, tanto lassù hanno tutto”. Questo il messaggio inviato dalla fidanzata a Gabriele D’Angelo, una delle vittime. La frase proferita da Enrico Colangeli, del Centro operativo comunale di Farindola, “dimostra chiaramente che lo stesso era perfettamente a conoscenza dell’isolamento dell’Hotel Rigopiano ma che, a suo parere, non era una priorità risolvere tale emergenza”. La fidanzata di D’Angelo, Giuly Damiani, ha riferito agli inquirenti che “la situazione presso l’Hotel era diventata insostenibile in quanto non si riuscivano a tenere calmi tutti i clienti e che tutti, compreso il personale, volevano andare via” e che D’Angelo le “chiese di rivolgersi al Comune di Farindola e chiedere aiuto”.

E lo stesso D’Angelo sarebbe al centro di un altro mistero relativo ai soccorsi richiesti prima della valanga. Dai documenti dell’indagine, infatti, spunta una telefonata che il giovane ha fatto alla prefettura di Pescara alle 11:38 del 18 gennaio 2017, sparita dagli incartamenti che la stessa prefettura consegno agli inquirenti subito dopo la tragedia. La telefonata sarebbe arrivata negli stessi minuti in cui l’allora prefetto Provolo
indagato per omicidio e lesioni colpose, falso ideologico e omissione d’atti di ufficio – era impegnato al tavolo del Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza, per fronteggiare l’emergenza maltempo che attanagliava la Regione Abruzzo e l’Italia intera. D’Angelo avrebbe che in hotel c’erano “45 ospiti bloccati” – anche se in realtà i presenti erano 40 – e occorrevano urgentemente dei mezzi spazzaneve per liberare la strada ed evacuare la struttura. Richiesta, però, mai accolta. Nel dubbio che ci fossero ancora cinque persone sotto le macerie, l’operatrice informò tutta la catena di comando della prefettura, dal capo di Gabinetto ai vice prefetti in servizio temporaneo a Pescara, Salvatore Angieri e Sergio Mazzia.  Ma, a quel punto, della telefonata di Gabriele D’Angelo non vi era più traccia nei registri.

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