Quando è ormai terminata la prima prova dell’esame di maturità 2019 che ha visto oltre mezzo milione di studenti impegnati ad affrontare il tema di italiano uguale per tutti gli indirizzi di studio, il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, intervenuto a “Un Giorno da Pecora” su Rai Radio1, ha parlato della sua “notte prima degli esami” (“Sono andato a letto presto, mi sono svegliato alle 6.30, poi sono andato al Ministero, ho aperto le buste e inviato a tutte le scuole”) e soprattutto ha commentato le tracce proposte ai maturandi di quest’anno. Della prima prova della maturità 2019 il ministro si è detto soddisfatto: “C’è stato un riscontro bello e positivo. Se proprio dovessi darmi un voto, direi un otto”.

Maturità 2019: Bussetti spiega le tracce scelte dal Miur

Ai microfoni del programma condotto da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari, Bussetti ha svelato anche qual era la traccia scelta all’ultimo momento: “Quella su Dalla Chiesa, una persona dello Stato, come Borsellino e Falcone. Era tra i temi che avremmo potuto affrontare e mi sono detto: no, questa deve entrarci”. E probabilmente, se fosse stato tra gli studenti, avrebbe scelto di svolgere proprio quella traccia. Il ministro Bussetti ha spiegato anche la scelta di far tornare alla maturità Giuseppe Ungaretti (autore scelto più volte negli ultimi venti anni) e di proporre Leonardo Sciascia: “Al di là degli autori è importante la riflessione su certi temi. Penso che siano state tracce che abbiano favorito la possibilità di esprimersi da parte di tutti gli studenti”, ha commentato. E alla domanda su eventuali riferimenti tra la poesia di Ungaretti “Risvegli” tratta dal “Porto Sepolto” e i porti chiusi di Matteo Salvini ha risposto: “Non c’entra proprio nulla, assolutamente. È una riflessione sull’io, su se stessi e sul vivere con gli altri”.

Bartali alla Maturità 2019 per il tema della shoah

Su Tomaso Montanari, scelto tra le tracce argomentative e da alcuni giudicato troppo di sinistra, il ministro ha detto che almeno “non ci non potranno accusare di non esser aperti e democratici”: “La pluralità di intervento credo sia stata rispettata. Questa era una traccia che richiamava degli argomenti da affrontare. Poi che il nome fosse Montanari va bene”. E ancora, perché è stato scelto Gino Bartali e non il “rivale” Fausto Coppi? “Per due ragioni – ha spiegato Bussetti a Rai Radio1 – il tema della shoah e del giorno della memoria mi hanno molto coinvolto, unito anche allo sport”.