Torino, ucciso e fatto a pezzi: è il 39enne Fabio Colapietro, fermato un uomo e due donne
Aveva 39 anni e si chiamava Fabio Colapietro l'uomo ucciso, fatto a pezzi messo in alcuni sacchi neri rinvenuti nelle scorse ore in un appartamento di Torino. I resti dell'uomo, residente a Settimo Torinese, sono stati scoperti ieri sera intorno alle 23:00 in un appartamento nel quartiere Borgo Vittoria dove risiede una professoressa 49enne. La procura di Torino, che sta coordinando le indagini, ha disposto il fermo di tre persone: un uomo e due donne, tra cui la docente residente, il cui ruolo nella vicenda dovrà essere chiarito nelle prossime ore.
Si tratta infatti di una vicenda tanto macabra quanto avvolta ancora nel mistero. Sono tanti in effetti gli aspetti ancora da chiarire e su cui stanno indagando a pieno ritmo ora gli agenti della squadra mobile. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire l'intera sequenza dei fatti che si sarebbe svolta nelle ore precedenti al rinvenimento del cadavere.
A lanciare l'allarme è stata una donna che ha chiamato il 112 dicendo che il figlio le aveva detto di aver fatto del male a qualcuno. Quando gli agenti delle volanti sono giunti sul posto, hanno appurato che i fatti si erano svolti in un altro appartamento in un'altra zona della città dove in effetti si sono trovati davanti a una scena terribile.
Il corpo della vittima era stato fatto a pezzi e messo dentro sacchi neri probabilmente per disfarsi del cadavere dopo l'omicidio. Nella casa, analizzata dalla scientifica e ora sotto sequestro, rinvenuti elementi che lasciano ipotizzare che sia stato il teatro del delitto come alcuni coltelli sporchi. La prima ipotesi infatti che l'uomo sia stato aggredito e ucciso proprio all'interno dell'abitazione e qui smembrato.
Nelle ore successive sono state condotte diverse perquisizioni in varie abitazioni e ascoltati vari possibili testimoni fino al fermo dei tre soggetti per i quali nelle prossime ore la procura probabilmente chiederà misure cautelari. Si tratta dei tre soggetti trovati in casa al momento dell'intervento della polizia: un uomo e una donna e la prof residente.
Gli investigatori sono risaliti ai tre indagando su chi frequentasse quell’appartamento descritto dai vicini come luogo di un continuo via vai di persone. Resta tutta da chiarire quali fossero i rapporti tra la vittima e gli indagati e cosa sia accaduto esattamente prima dell'aggressione mortale e dello smembramento del corpo, così come resta da chiarire il movente dell'omicidio anche se si inizia a ipotizzare possa trattarsi di una questione di droga. Al momento non si sa chi abbia materialmente ucciso l'uomo e quale sia stato il contributo degli altri indagati nella morte e nello sembramento del corpo.