Non è una recensione, non è uno spiegone, non è una critica, non sono istruzioni per l'uso. Ma un film visto al cinema da uno spettatore su due in Italia forse si presta ad una (modesta) valutazione. Ero convinto dall'inizio che ci avrebbe fatto ridere e piangere, oggi sono anche convinto che Tolo Tolo, il film dei record di Checco Zalone ha al suo interno due profezie che si potrebbero avverare prima o poi (speriamo prima). Premessa: sono due elementi del film (non fondamentali), quindi se avete timore di spoiler non leggete.

Ci sono due immagini, potenti come solo quelle prodotte da un attore comico possono esserlo, nel film che mischia razzismo, paradosso, ironia, luoghi comuni e sicuramente non è perfetto ma è , appunto, una commedia di Capodanno («sono solo canzonette!» Così diceva Edoardo Bennato).  La prima immagine è quella del Papa Nero. «Sarà vero / dopo miss Italia avere un papa nero», cantavano i veneti Pitura Freska nel 1997 dal palco di Sanremo. Zalone immagina un Pontefice di colore affacciarsi dal balcone di San Pietro, ipotesi peraltro già ventilata negli ultimi due Conclave, quello dopo la morte di Giovanni Paolo II e quello dopo l'addio di Benedetto XVI.

La seconda, probabilmente ancora più potente per l'italiano medio, è quella di una nazionale di calcio composta soltanto da calciatori neri. Abbiamo avuto Mario Balotelli in azzurro, parentesi breve ma intensa (ricordate quel favoloso Italia-Germania 2-1?) è più che probabile in un futuro assai breve vedere altri "nuovi italiani" della seconda generazione in campo con la maglia nazionale. Si tratta di due immagini, di due suggestioni. Ma il compito di un film non è anche quello di far sembrare più vicine le cose apparentemente lontane, di rappresentare il futuribile? Anche di questo dobbiamo esser grati a Luca Medici.