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15 Aprile 2019
15:04

Terremotato attende da 20 anni che gli ricostruiscano casa e inizia lo sciopero della fame

Carmine Marotta ha avuto la casa di famiglia danneggiata nel 1998, in Basilicata. Da allora non è ancora riuscito a rientrarci perché i lavori di ristrutturazione non sono stati fatti a regola d’arte.
A cura di Davide Falcioni
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Era il 9 settembre del 1998 quando una scossa di terremoto provocò seri danni a numerose abitazioni del sud della Basilicata: tra le case più seriamente colpite anche quella di Serafina Ferraro, ex insegnante di Trecchina, in provincia di Potenza, che venne dichiarata inagibile e bisognosa di importanti lavori di ristrutturazione. Ebbene, a quasi 21 anni di distanza da quel sisma quella casa non è ancora abitabile e Carmine Marotta – figlio di Serafina, che intanto è defunta – ha iniziato il quarto sciopero della fame per protestare contro lungaggini burocratiche e gravi inadempienze da parte di chi avrebbe dovuto svolgere lavori a regola d'arte e invece ha commesso non pochi errori.

Carmine – speleologo sposato e con tre figli – da trent'anni vive a Prato ma ha ereditato la casa di famiglia dalla madre Serafina e desidererebbe poterne usufruire tutte le volte che torna in Basilicata: ci è riuscito solo per un breve periodo nel 2017. Dopo la fine dei lavori di ristrutturazione infatti i tecnici certificarono – nero su bianco – la corretta esecuzione degli stessi autorizzando i legittimi proprietari della casa a farci ritorno. Erano trascorsi 19 anni dal terremoto, ma Carmine si era detto, comunque, "meglio tardi che mai". Pur non potendo più condividere con la madre il rientro a casa l'uomo nell'agosto di due anni fa aveva varcato la soglia dell'abitazione fiducioso che da quel momento in poi quella casa sarebbe stata perfettamente fruibile.

Così non è stato: tempo poche settimane e l'uomo ha scoperto che una parte significativa dei lavori non era stata eseguita rispettando le indicazioni progettuali. Anzi, nell'appartamento sono state individuate molte infiltrazioni d'acqua dagli infissi e dal tetto, e persino dall'impianto elettrico. Come spiega Basilicata 24, che ha seguito la vicenda in ogni suo aspetto "viene nominato un ingegnere per redigere un Collaudo Tecnico Amministrativo ma dopo i primi sopralluoghi si dimette dall’incarico per motivi personali. Nel febbraio 2018 viene nominato un nuovo collaudatore che impiega altri mesi per redigere prima delle bozze e poi il verbale finale attestando che le case non sono agibili e abitabili perché entra acqua all’interno e per altri difetti di minore importanza che comunque non consentono il collaudo".

Insomma, quell'incubo che sembrava finito è tornato più forte che mai, costringendo Carmine a dormire in macchina per mesi. Nonostante le pressioni affinché i lavori vengano finalmente fatti a regola d'arte, anche perché pagati con fondi pubblici, la situazione è da sei mesi completamente bloccata; la ditta che dovrebbe svolgerli è di fatto ferma, nel frattempo l'umidità continua ad infiltrarsi rischiando di compromettere definitivamente la stabilità della casa. Per questo Carmine ha iniziato un nuovo sciopero della fame: “Affronto questa ultima protesta -spiega l'uomo a Basilicata 24 – consapevole dei rischi e per tal motivo ho voluto rimanere qui a Prato. Le condizioni di sicurezza sono migliori. Non pensavo di arrivare di nuovo a questo punto, ma non ho scelta. L’Amministratore Condominiale deve muoversi per sostituire l’impresa edile visto che già in ottobre aveva provveduto a far partire la diffida. Se procede velocemente in pochi mesi abbiamo risolto tutto, ma deve agire e non più aspettare. Non so cosa aspetta ancora visto che è stata individuata anche una nuova azienda edile pronta a risanare vizi e difetti”.

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