Telefonate “mute”? Il garante della privacy le vieta: “Sono stalking”

A cura di D. F.
C’è una norma del documento del ministro Passera che non piacerà a quanti si occupano di “attività di vendita diretta di beni e servizi realizzata attraverso call center outbound”. Lavoreranno sempre con contratti a progetto.
Nei prossimi giorni verrà emanato un regolamento per le società di tele-marketing, che saranno tenute a rispettare il diritto dei “riceventi” di non essere disturbati con telefonate “mute”.

Quante volte vi è capitato di sentir squillare il telefono di casa, andare a rispondere ma trovare il silenzio più assoluto dall'altro capo della cornetta? Ebbene, ciò accadeva a causa dei sistemi centralizzati automatici di chiamata dei call center, che generavano un numero telefonico automaticamente senza tuttavia avere a disposizione un adeguato numero di operatori che potevano effettivamente parlare. Le chiamate, quindi, venivano tenute in attesa per minuti interi, finché il primo operatore non fosse stato disponibile: ciò generava la "chiamata muta", in realtà per i riceventi una scocciatura non indifferente, causa talvolta di allarmismo, stati d'ansia e comunque fastidio. Ebbene, dopo numerosissime segnalazioni al garante per la privacy, l'autorità ha disposto agli operatori di "telemarketing" una decisa riduzione di questo disturbo, stabilendo alcune regole precise da rispettare.

La prima è che i call center dovranno tenere precisa traccia delle "chiamate mute", che dovranno comunque essere interrotte trascorsi 3 secondi dalla risposta dell'utente. Inoltre non potranno esserci più di 3 telefonate mute ogni 100 che hanno ottenuto risposta. Stop anche all'attesa silenziosa: il sistema dovrà generare un "rumore ambientale" per ridurre la sensazione che dall'altro capo del telefono ci sia un molestatore. Per finire i call center saranno tenuti a conservare per almeno due anni i report statistici delle telefonate "mute" effettuate per ciascuna campagna, così da consentire eventuali controlli. L'avviso sulla Gazzetta Ufficiale non è ancora stato emanato, ma da quando sarà pubblico tutti i soggetti interessati (associazioni di categoria, sindacati, lavoratori…) potranno portare proposte e commenti scrivendo a chiamatemute@gpdp.It.

"E' importante garantire la massima produttività dei call center, ma i costi della loro attività non possono essere scaricati sugli abbonati inermi. Se alcune pratiche di marketing telefonico – ha dichiarato il presidente dell'Autorità, Antonello Soro – vengono vissute dagli utenti addirittura come una forma di stalking, significa che l'impresa non sta facendo bene il suo lavoro. E' prioritario per le stesse società di telemarketing che le cosiddette "chiamate mute" vengano drasticamente ridotte".

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