Per oltre 30 anni ha provato a dimenticare quelle terribili violenze che avrebbe subito, ma il peso di quei ricordi lo ha perseguitato fino in Germania, dove ora si è rifatto una vita. Così, per allontanare via una volta e per tutto quel fantasma, contatta il prete che meno di un anno fa ha denunciato per molestie sessuali. Colpo di scena: ottiene una confessione. Non solo, l’uomo di chiesa insiste per fargli un bonifico. Gli abusi risalirebbero al 1988, trentuno anni fa. All’epoca dei fatti il prete esercitava in Puglia. Dopo l’accusa della prima vittima, altre sei si sono fatte avanti. Avviata un’inchiesta, il prete è stato allontanato dalla Curia ed ora è indagato per violenza e abusi sessuali su minori. La telefonata “chiarificatrice” tra i due è stata resa pubblica da “Rete l’abuso”, associazione nata per sostenere le battaglie delle vittime di violenze.

Il protagonista della telefonata è un giovane che, all'epoca dei fatti, aveva 9 anni e che, nella denuncia presentata nei mesi scorsi in Germania ora, accusa un prete della provincia di aver approfittato di lui. “Perché quegli abusi quando avevo 10 anni?” chiede l’uomo. Alle domande incalzanti dell'uomo, il prete risponde: “Era natura, era un atto di affetto, perché ti volevo bene (…) adesso dimmi pure cosa vuoi…”. Poi la richiesta del codice IBAN, per “un aiuto, ti mangi una pizza -incalza il don –ti faccio un regalo di matrimonio no?“. Alla fine il sacerdote chiama in causa anche il vescovo, invitando l’uomo ad incontrarlo, dice di aver già parlato con Mons. Seccia, “chiamalo, so che hai bisogno di una persona autorevole, digli quello che senti nel cuore” incalza.

Proprio a seguito di questo riferimento nella conversazione – ora finita nelle mani della Procura di Leccela Curia ha scelto di difendersi nelle sedi opportune. “A seguito dei recenti sviluppi – continua la nota – Sua Eccellenza ha provveduto a rendere ancor più rigide e perentorie le misure già adottate nei confronti del sacerdote”. Ma non basta. Troppo delicato l’argomento per lasciare spazio a dubbi. “Pertanto, nel prendere ancora una volta le distanze da quanto dichiarato da quest’ultimo nel corso del colloquio telefonico captato – conclude la nota – si riserva di adire le vie legali contro chi ha osato (o oserà) mettere in dubbio la sua correttezza, sostenuta da iniziative concrete e documentate, e contro chi ha tentato (o tenterà) di offendere il suo nome e quello dell’Istituzione che rappresenta”.