Tanti laureati senza lavoro, il “pezzo di carta” perde valore

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La laurea e il master non permettono ai giovani di trovare un impiego. Aumenta la disoccupazione anche nelle frange dei “titolati”.

Laurearsi non significa sempre trovare un posto di lavoro che soddisfi le aspettative che ci si è prefissati, anzi molto spesso non si trova nemmeno un'occupazione che possa rispecchiare minimamente gli studi completati. La situazione in Italia, in questo senso, è abbastanza preoccupante. A inizio 2012, infatti, il numero di laureati senza lavoro è arrivato a quota 300 mila: questo dato dimostra come ci sia stata un'impennata negativa del 41,4% in un solo anno. Avere una laurea o un master in tasca, dunque, al giorno d'oggi, conta veramente poco. Il "pezzo di carta" raggiunto con tanti sforzi non dà sicuramente i risultati sperati.

La disoccupazione colpisce anche i laureati: il titolo di studio non dà certezze lavorative ai laureati italiani. A subire maggiormente lo scotto della disoccupazione che avvolge l'intero Stivale sono le donne e le regioni del Mezzogiorno d'Italia. Secondo i numeri dell'Istat sul primo trimestre dell'anno 2012, chi esce dagli atenei e dalle scuole di specializzazione, smette di fare lo studente per poi ritornare a casa nell'attesa di un impiego che non c'è. Molti giovani neolaureati, scoraggiati dalla mancanza di opportunità che offre attualmente il mercato del lavoro, rinunciano a cercare un posto, collocandosi nella zona degli "inattivi".

Cresce il numero dei laureati e diminuiscono le possibilità di trovare un impiego: 2,8 milioni sono i disoccupati laureati rilevati sui primi tre mesi del 2012. I laureati, invece, hanno raggiunto la soglia dei 6 milioni. Sono in aumento anche gli occupati con i massimi titoli di studio, che arrivano a 4 milioni 187 mila. La maggior parte dei laureati in cerca di lavoro (200 mila, ossia il 66%), sono under 35. Le donne, invece, raggiungono quota al 61%, in particolare al Sud, dove il 42,8% dei laureati non ha lavoro.

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