La porta di casa nostra è il recinto della nostra intimità, del nostro riposo, siamo noi che decidiamo quando entrare nel resto del mondo attraversando oppure tagliarci fuori dal mondo rientrando. Raccontano storie le porte di casa perché i due lati sono il dentro il fuori. Sono innevate, bagnate dalla pioggia o seccate dal sole nella facciata che guarda l'esterno mentre dall'altro lato rimangono intimità, calore, i nostri tempi e i nostri silenzi. Le porte descrivono tutti e due i mondi: il privato e il pubblico. Si sforzano di resistere agli scassinatori, si imbottiscono per evitare gli spifferi, sbattono se c'è troppo vento che bussa.

Le porte di casa in queste ultime settimane sono anche la testimonianza della lordura che c'è in questo Paese: nella notte tra il 23 e il 24 gennaio a Mondovì una porta si è svegliata con la scritta «Juden hier» e una Stella di David, è la porta di Aldo Rolfi, figlio della sopravvissuta ai campi di sterminio Lidia Beccaria Rolfi; il 27 gennaio sui muri di un cortile a Torino dove vive una donna di origine ebraiche e figlia di una staffetta partigiana una scritta recitava «crepa sporca ebrea»; nella notte del 27 gennaio la porta d'ingresso d'un bar, la vetrina, è stata frantumata per vergare il pavimento di svastiche e scritte razziste, un messaggio alla proprietaria italiana di origini marocchine; sabato è apparsa una svastica sulla porta dell'abitazione dove visse Arianna Szörényi, deportata al campo di concentramento di Auschwitz nel 1944 a San Daniele in Friuli; sempre sabato la scritta «Jude» – ebreo in tedesco – e una stella di David sono state tracciate a Torino sulla porta di casa di Marcello Segre, presidente dell'ex Piemonte Cuore onlus, oggi diventata Associazione italiana cure e rianimazione Lorenzo Greco onlus.

Più che leggere le carte oggi bisognerebbe essere capaci di leggere le porte e quello che ci vogliono dire: troveremmo dentro un Paese che sta scivolando verso il basso con intorno un'indifferenza generale che fa spavento. Potremmo convincerci finalmente che la giustificazione del "è solo un cretino" comincia ad avere una moltiplicazione preoccupante. E forse ci renderemmo conto che quelle porte pasticciate sono il simbolo di un'intolleranza che vorrebbe entrarci in casa ma ha semplicemente trovato chiuso. Per ora.