Quasi il 20 per cento dei casi positivi al Covid in Italia, vale a dire circa un quinto del totale, è riconducibile alla cosiddetta variante inglese. È quanto emerge dall'indagine condotta a livello regionale e voluta dal Ministero della Salute e dall'Istituto superiore di Sanità su oltre 3.500 campioni per capire quanto il ceppo mutato, scoperto alla fine di settembre tra Londra e il Kent, sia responsabile delle infezioni che si stanno registrando nelle ultime settimane nel nostro Paese. Le Regioni hanno inviato ieri al ministero e all'Iss i risultati del controllo straordinario fatto il 3 e il 4 febbraio. L'indagine è infatti articolata in un campionamento in due giorni consecutivi e relativo ai campioni diagnosticati, come prime diagnosi e non follow-up, come positivi al tampone molecolare con data prelievo nei giorni stabiliti. I campioni sono stati scelti a caso garantendo una rappresentatività geografica all'interno della Regione. Il dato, che sfiora il 20%, supera quindi l'ipotesi di partenza, ossia una circolazione del 5% della variante.

Dall'indagine è emerso come quest'ultima circoli soprattutto nel centro del Paese, come in parte era già noto, e cioè tra Umbria, Marche, Abruzzo, Emilia e Toscana, che hanno percentuali superiori alla media e che potrebbero essere sottoposte al rispetto di misure ancora più restrittive per arrestare la circolazione del virus. Proprio qui molti comuni sono già finiti in zona rossa dopo una repentina impennata del numero dei nuovi casi, legati soprattutto all'ambito scolastico, anche se non è ancora stata dimostrata una correlazione diretta tra questo tipo di mutazione del Coronavirus e l'aumento dei casi tra i bambini. A preoccupare è comunque la capacità della "inglese" di essere più contagiosa, cioè di far alzare l'Rt una volta che la tipologia di virus prevalente.

"Il risultato dell’indagine – si legge nel comunicato di Iss e Ministero – ci dice che nel nostro Paese, così come nel resto d’Europa (in Francia la prevalenza è del 20-25%, in Germania del 30%), c’è una circolazione sostenuta della variante, che probabilmente è destinata a diventare quella prevalente nei prossimi mesi. La necessità di monitorarne attentamente la prevalenza deriva dalla sua maggiore trasmissibilità rispetto al virus originale. Un attento monitoraggio ci consentirebbe, assieme al rafforzamento delle misure di mitigazione, di contenere e arginare gli effetti della nuova variante mentre si prosegue con le vaccinazioni, che restano comunque efficaci anche contro il virus mutato. Nei prossimi giorni l’indagine sarà ripetuta, per verificare la velocità di diffusione della nuova variante. Il virus muta continuamente e sono già state isolate centinaia di varianti, anche se la maggior parte di queste non cambia le caratteristiche del virus".