Stroppa a Fanpage: “L’IA sarà autonoma e noi non sapremo come governarla”
Come cambia la società, la politica e la nostra vita quotidiana a partire dalla rivoluzione dell'intelligenza artificiale? È la domanda da cui prende il via il confronto tra l'informatico e investitore Andrea Stroppa e il direttore di Fanpage.it Francesco Cancellato. Un dialogo che parte dal racconto di chi questa trasformazione la vive dall'interno per misurare la portata di una svolta paragonabile alla rivoluzione industriale, capace di ridefinire il nostro modo di stare al mondo.
L'intelligenza artificiale salverà il mondo o ne provocherà la fine? C'è chi sostiene che ci porterà verso una nuova era di benessere e allungamento della vita e chi ne teme gli effetti. "Dipende molto dalla società civile e da dove stiamo andando", premette Stroppa, sottolineando come per la prima volta i cittadini abbiano un potere di attrazione persino superiore a quello delle singole istituzioni.
Il potere dei cittadini, i modelli autonomi e il mito dell'IA autonoma
Nel dibattito pubblico emerge spesso lo spauracchio di un'intelligenza artificiale in grado di prendere il sopravvento, agendo in modo autonomo e sfuggendo al controllo umano. Su questo punto Stroppa è categorico: "Se l'intelligenza artificiale arriverà ad avere una sorta di comportamento autonomo? Io dico assolutamente no. Siamo ben lontani da ciò. I modelli partono da un addestramento dove dentro c'è molto di umano, c'è tutto: c'è l'ingegnere che si occupa della fase di training, c'è la persona che ha curato i dati e le fonti, e c'è una fase molto importante di valutazione fatta da persone per capire come il modello si comporta".
In questo scenario, la crescita dei modelli aperti (open source) dimostra come la tecnologia possa diventare uno strumento nelle mani delle persone comuni per scopi nobili, ad esempio in ambito medico. Proprio per questo, aggiunge l'investitore, "è importante come società civile fare in modo che ci siano linee guida: mi aspetto che ci si sforzi di interagire sempre con queste realtà e portare l'etica. Chi lavora con queste aziende gestisce strumenti molto generalisti, che non conoscono tutti gli ambiti della scienza e del sapere umano".
La sfida dell'energia e la competizione globale tra Usa e Cina
Il confronto si sposta poi sui limiti fisici dell'IA, a partire da materie prime ed energia. La transizione e lo sviluppo dei modelli richiedono infrastrutture imponenti e un consumo energetico senza precedenti, che si intreccia con la crisi climatica e con il controllo delle risorse strategiche. E proprio sull'energia emerge la vera competizione globale. Paradossalmente la Cina, che molti anni fa veniva raccontata come un Paese dall'altissimo impatto inquinante, negli ultimi anni ha triplicato la produzione di energia elettrica puntando soprattutto sulle fonti rinnovabili, tanto che quest'anno la quota di carbone per l'elettricità è andata per la prima volta sotto il 50%. Pur non essendo un Paese democratico, chiarisce ancora Stroppa, le autorità cinesi hanno mostrato una visione molto chiara sulle potenzialità dell'IA, stabilendo linee guida precise "che si applicano concretamente nella società e perfino nelle scuole, dove i bambini imparano a studiare affiancati da questa tecnologia".
Dall'altra parte, gli Stati Uniti si trovano ad affrontare una fase complessa per soddisfare l'enorme fame energetica dei data center, arrivando a fare un uso massiccio di gas liquido con turbine e riscontrando persino una scarsità nella produzione di turbine previste per i prossimi tre o quattro anni. In questo scenario globale, l'Italia e l'Europa finiscono per ricoprire un ruolo marginale e secondario nell'impostare una direzione politica. L'Italia possiede una posizione strategica e avrebbe dovuto sfruttare molto di più le energie rinnovabili; al contrario, non lo ha fatto e ha abbandonato la strada del nucleare nonostante le storiche competenze nel settore. Per guidare o regolare la rivoluzione dell'IA servirebbe "uno studio approfondito di queste dinamiche che al momento non si nota né in Italia né nel resto d'Europa", dichiara ancora Stroppa, lasciando quindi scoperte le istituzioni occidentali di fronte all'avanzata delle grandi corporation.
Data center e consumo di suolo: dalle praterie allo Spazio
A chiudere il dibattito è il tema dei data center, le infrastrutture fisiche senza le quali l'intelligenza artificiale non può esistere. La loro realizzazione sul territorio sta scatenando forti proteste per via dell'impatto ambientale e del consumo di suolo.
Per risolvere il problema si stanno affrontando due strade contrapposte: da un lato il modello cinese, che punta a spostare e raffreddare le infrastrutture negli oceani, dall'altro la visione avanzata da Elon Musk con SpaceX, che punta a posizionare in futuro i server direttamente nello Spazio. Una dimostrazione di come la rivoluzione digitale non sia un'entità astratta, ma una sfida materiale destinata a riscrivere la geografia del pianeta.