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La strage di Erba di Olindo e Rosa

Strage di Erba, cos’è successo nel 2006 e perché Rosa e Olindo sono stati dichiarati colpevoli

L’11 dicembre del 2006 morivano in un appartamento di via Armando Diaz, a Erba (Como), 4 persone. Mario Frigerio (il quinto gravemente ferito) è sopravvissuto per una malformazione alla carotide. Nella strage morirono Raffaella Castagna, il figlioletto Youssef, Paola Galli e Valeria Cherubini. Si sono già tenute due udienze per la revisione del processo a carico di Rosa Bazzi e Olindo Romano.
A cura di Gabriella Mazzeo
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L'11 dicembre del 2006 sono morte in via Armando Diaz a Erba (Como) quattro persone. Una, rimasta gravemente ferita, si è salvata per via di una malformazione alla carotide e la sua testimonianza è stata fondamentale per mettere il punto a uno dei casi di cronaca nera più noti d'Italia.

È nota come "strage di Erba" e in quel pomeriggio di dicembre di 17 anni fa sono morti Youssef Marzouk, di soli 2 anni, sua madre Raffaella Castagna, la nonna Paola Galli e Valeria Cherubini, vicina di casa della donna e del compagno Azouz Marzouk.

Sono stati giudicati colpevoli dell'omicidio plurimo Rosa Bazzi e Olindo Romano, i due coniugi che abitavano nella villetta accanto a quella di Raffaella Castagna e Azouz Marzouk. Per loro si sono aperte le porte di una revisione della condanna dopo che è stata accettata l'istanza di revisione presentata dai legali dei due coniugi di via Armando Diaz.

Sul caso sono già state tenute due udienze rispettivamente il 1 marzo 2024 e il 16 aprile scorso. Sono state discusse le prove che secondo la difesa dei coniugi di Erba non sono mai state debitamente analizzate. La decisione finale sulla revisione sarà il 10 luglio intorno alle 9 del mattino.

La domestica e il netturbino dell'abitazione di via Armando Diaz sono stati condannati all'ergastolo e si trovano nel carcere di Opera, dove stanno scontando la loro pena.

L'impianto accusatorio che ha stabilito la colpevolezza dei due coniugi, che più volte avevano avuto screzi con Marzouk e la compagna, si basa su tre elementi ancora oggi fondamentali: la testimonianza di Mario Frigerio, l'unico sopravvissuto alla strage, la macchia di sangue trovata sul battitacco dell'auto di Olindo Romano e la confessione fornita in ultimo da marito e moglie.

La strage di Erba è un delitto singolare nella storia d'Italia, agghiacciante per efferatezza, numero di vittime e modalità di esecuzione. Qui ripercorreremo le tappe di quanto avvenuto l'11 dicembre del 2006.

Raffaella Castagna e il figlioletto di 2 anni Youssef
Raffaella Castagna e il figlioletto di 2 anni Youssef

Cos'è successo l'11 dicembre 2006 a Erba

La sera dell'11 dicembre 2006, intorno alle 20.20, divampa un incendio in un'abitazione al numero 25 di via Armando Diaz a Erba. Alcuni vicini di casa, di cui uno pompiere volontario, entrano nella palazzina salendo le scale verso il primo piano, dove era localizzato l'appartamento in fiamme. A ridosso del pianerottolo trovano un uomo ferito alla gola (Mario Frigerio) e la porta dell'abitazione in fiamme socchiusa. I soccorritori hanno poi scoperto il corpo senza vita di Raffaella Castagna.

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Il corpo della donna è stato trasportato subito fuori dall'appartamento. Con l'aumentare del fumo, i soccorritori hanno dovuto lasciare Castagna e Frigerio fuori dalla struttura e chiamare i rinforzi per effettuare gli altri interventi. Dopo l'arrivo dei vigili del fuoco di Erba e lo spegnimento dell'incendio, sono stati trovati altri 3 corpi. Le vittime sono Paola Galli, madre di Raffaella Castagna, il piccolo Youssef Marzouk e la vicina di casa (moglie di Frigerio) Valeria Cherubini.

La vicina di casa Valeria Cherubini
La vicina di casa Valeria Cherubini

Secondo quanto accertato nel corso delle indagini, Castagna era stata aggredita e colpita ripetutamente con una spranga, forse mentre era di spalle. La donna, poi data alle fiamme, è morta a causa delle lesioni alla testa. I killer l'avevano accoltellata 12 volte per poi sgozzarla.

All'interno dell'appartamento venne uccisa anche Paola Galli, casalinga madre di Raffaella, e il bimbo di due anni, accoltellato alla gola. La vicina di casa Valeria Cherubini fu uccisa per "eliminare qualunque testimone" con un'arma da taglio.

Nella strage morì anche il cane di famiglia dei coniugi Frigerio, ucciso dal monossido di carbonio respirato in seguito all'incendio. Secondo i rilievi effettuati sul posto, gli aggressori erano due, uno dei quali mancino.

Chi sono Rosa Bazzi e Olindo Romano e quali sono le prove a loro carico

A insospettire gli inquirenti spingendoli a cambiare pista fu però il "comportamento anomalo" dei due vicini di casa delle vittime, Olindo Romano e sua moglie Rosa Bazzi, che in passato avevano avuto contenziosi legali con la 30enne Castagna.

Già dalle prime ore dopo gli omicidi sconcertanti, i due si erano dimostrati disinteressati, a differenza degli altri condomini che avevano chiesto rassicurazioni alle forze dell'ordine. Per questo motivo le autorità decisero di sequestrare i vestiti dei coniugi e metterne sotto controllo abitazione e automobile.

Arrivati alla porta dei marito e moglie, gli inquirenti notarono che i due avevano delle ferite alle mani e all'avambraccio. Alle domande di rito poste dalle forze dell'ordine poco dopo l'omicidio plurimo, i due risposero mostrando uno scontrino del McDonald's. Secondo l'accusa, i due "non ascoltarono neppure quanto chiesto", mostrando immediatamente le prove di un alibi che potesse scagionarli.

Chi sono le vittime e come sono state uccise

Raffaella Castagna, prima vittima della strage, lavorava part-time in una comunità di assistenza per persone disabili e aveva 30 anni. Da due era madre del piccolo Youssef, avuto dalla relazione con Azouz Marzouk. Secondo il racconto di alcuni vicini di casa, i due avevano avuto spesso screzi con Rosa Bazzi e Olindo Romano per schiamazzi notturni.

A parte litigate di natura prettamente condominiale, però, le due famiglie non avevano mai avuto motivi di particolare contendere. Le liti dovute alla convivenza, secondo la difesa dei due coniugi, non sarebbero state sufficienti a giustificare una vera e propria strage.

L'11 dicembre morì anche Paola Galli, casalinga 60enne madre di Raffaella che spesso si recava a casa del nipotino per passare del tempo con lui e aiutare nella gestione della casa. La donna fu uccisa a coltellate e sprangate e morì per le lesioni alla testa.

Valeria Cherubini, invece, abitava al piano superiore insieme al marito Mario Frigerio. I due coniugi non avevano mai litigato con Olindo e Rosa e in seguito Frigerio disse di non aver accusato subito Romano della strage perché "incapace di spiegarsi il motivo dell'aggressione" proprio in virtù dei rapporti di buon vicinato.

Mario Frigerio fu l'unico sopravvissuto alla strage. L'uomo riuscì a salvarsi nonostante la coltellata alla gola per via di una malformazione alla carotide.

In una prima fase delle indagini (quando Frigerio non si era ancora svegliato dal coma), gli inquirenti si concentrarono su Azouz Marzouk, marito di Raffaella e padre del suo bimbo di 2 anni. Al momento dei fatti, l'uomo era però in Tunisia per far visita ai genitori.

Rientrato in Italia si sottopose all'interrogatorio delle forze dell'ordine che confermarono il suo alibi e iniziarono le indagini su un possibile regolamento di conti compiuto contro di lui.

Azouz Marzouk
Azouz Marzouk

L'arresto e la confessione di Rosa e Olindo

I due coniugi vennero fermati l'8 gennaio 2007 e arrestati dopo un lungo interrogatorio. Erano descritti dai vicini come isolati e chiusi, morbosamente attaccati l'uno all'altra. All'epoca dell'arresto, avevano interrotto i rapporti con tutti i familiari, persino quelli più stretti. Olindo Romano fu accusato di omicidio plurimo pluriaggravato, la donna di concorso nel delitto.

Il 10 gennaio 2007, davanti ai magistrati, Rosa e Olindo ammisero separatamente di essere gli esecutori della strage. Durante la deposizione descrissero con minuzia i singoli atti e il tipo di ferite inferti alle vittime. Secondo la difesa, nelle registrazioni delle confessioni i due resero delle testimonianze precise ma "assertive", convinti che le autorità avessero già scelto i due colpevoli da mandare a processo.

Per l'accusa, invece, i coniugi di Erba conoscevano dettagli che solo due persone intervenute sul luogo del delitto potevano sapere. La confessione venne ritenuta coerente dai magistrati, che constatarono la volontà di ciascuno dei due di addossarsi l'intera colpa della strage.

Mario Frigerio, unico sopravvissuto al delitto, asserì di aver riconosciuto sulla scena dell'omicidio Olindo Romano. Non parlò mai di Rosa Bazzi, ma i rilievi attestarono la presenza di un complice mancino, esattamente come la moglie del netturbino di Erba.

Azouz Marzouk nel 2006 perse suo figlio Youssef, di 2 anni, e sua moglie Raffaella Castagna: un delitto per il quale sono stati condannati all’ergastolo due coniugi, Olindo e Rosa Romano. Ma per Azouz, che ancora chiede giustizia, “sono solo dei poveretti che stanno pagando la loro ingenuità”.
Olindo Romano e Rosa Bazzi

L'iter giudiziario e la condanna all'ergastolo

Il 10 ottobre successivo, Olindo ritrattò la propria confessione e dichiarò di essere innocente, proprio come sua moglie Rosa Bazzi.  I parenti delle vittime insorsero in aula e il giudice fu costretto a sospendere la seduta. Secondo l'accusa, le ritrattazioni dei Romano furono una semplice conseguenza della variazione della strategia difensiva e del cambio di legale. Il 12 ottobre, marito e moglie furono rinviati a giudizio.

La prima udienza si tenne il 29 gennaio del 2008. Nel corso dell'udienza, i due passarono il tempo scambiandosi effusioni e ridacchiando, anche durante la proiezione in aula delle fotografie del cadavere del piccolo Youssef. Olindo Romano affermò che i carabinieri lo avevano spinto a confessare, promettendogli in cambio pochi anni di carcere e la scarcerazione della moglie Rosa.

Negli stessi giorni, i vicini di casa asserirono che i Romano avevano creato un clima di terrore nel condominio con liti furiose, minacce verbali, lanci di vasi nei terrazzi altrui e lettere dagli avvocati.

Il 26 novembre del 2008 la Corte d'Assise pronunciò la sentenza di primo grado e i due coniugi furono condannati all'ergastolo con l'isolamento diurno per 3 anni. La corte inoltre stabilì come risarcimento una quota di 500.000 euro per i Frigerio, 60.000 euro a Marzouk e 20.000 per i suoi genitori residenti in Tunisia.

Nel 2010, la Corte d'Assise d'Appello di Milano confermò nuovamente l'ergastolo per i due con la misura supplementare dell'isolamento diurno.

olindo romano e rosa bazzi

La richiesta di revisione da parte del procuratore Tarfusser

Ora il sostituto procuratore generale di Milano Cuno Tarfusser ha scritto 58 pagine di arringa per chiedere la revisione del processo da mandare alla Corte d'Appello di Brescia. Nella nota, spiega perché secondo lui dovrebbe essere riaperto uno dei casi più dibattuti della cronaca italiana degli ultimi anni.

Nelle pagine, il procuratore generale ha spiegato che le tre prove sulle quali si basa la condanna per Olindo Romano e Rosa Bazzi, sono "infarcite di gravissime criticità mai valutate nelle sentenze di primo e secondo grado".

Perché secondo Tarfusser Rosa e Olindo sono innocenti

Le tre prove sulle quali si basa tutto l'impianto accusatorio nei confronti dei due coniugi sono, secondo Tarfusser, attualmente fragili. Per la condanna, chi ha indagato ha considerato la testimonianza fornita dall'unico sopravvissuto, Mario Frigerio (deceduto nel 2014), la macchia di sangue di Valeria Cherubini trovata sul battitacco dell'auto di Olindo e la confessione dei due coniugi di Erba.

Secondo il procuratore generale, la testimonianza di Mario Frigerio sarebbe in particolare una "memoria corrotta". L'uomo accoltellato sul pianerottolo dell'abitazione di Raffaella Castagna sarebbe stato vittima di una "comprensibile disfunzione cognitiva" dovuta al trauma e al fumo inalato in seguito all'incendio.

Dopo il suo risveglio in ospedale, infatti, il vicino di casa avrebbe dato alle forze dell'ordine un'identikit del killer "molto diverso da quello di Olindo". L'uomo avrebbe infatti parlato di una persona dalla pelle scura e di corporatura robusta. 

Soltanto in seguito, dopo diversi colloqui con le forze dell'ordine, Frigerio avrebbe fatto il nome di Olindo Romano.

La testimonianza dell'unico sopravvissuto, secondo quanto sostenuto dai difensori due coniugi di Erba, non sarebbe "autentica" perché frutto di una memoria indotta. Frigerio, che non può più fornire la sua versione dei fatti dopo il decesso avvenuto nel 2014, avrebbe fatto il nome del vicino di casa perché "genuinamente convinto del fatto", ma portato a credere alla colpevolezza di Romano sull'onda di una serie di domande delle forze dell'ordine "indirizzate a cercare nel netturbino il carnefice".

Frigerio, secondo la difesa, avrebbe fatto il nome di Olindo in un secondo colloquio registrato con le autorità. Prima di fornire la sua testimonianza definitiva e secondo quanto registrato, all'uomo sarebbe stato ripetuto il nome di Olindo Romano per circa 9 volte. 

I giudici di Cassazione, che hanno confermato la condanna per marito e moglie, hanno però sottolineato che Frigerio non aveva voluto menzionare Romano sulle prime perché diviso tra "un ricordo nitido" e l'incapacità di comprendere quanto era successo. 

Il secondo elemento critico, secondo quanto affermato da Tarfusser, sarebbe la macchia di sangue trovata sul battitacco della vettura di Olindo. Nello specifico, la traccia ematica (riconosciuta a tutti gli effetti come appartenente alle vittime) potrebbe essere arrivata sull'auto tramite inconsapevole contaminazione. Si tratta infatti dell'unico collegamento biologico tra la strage e i due coniugi, secondo la Cassazione inchiodati comunque da altre prove raccolte nel corso delle indagini.

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Per il team legale dei due, il fatto che la macchia di sangue trovata sulla vettura fosse l'unica traccia biologica della strage rende plausibile la contaminazione, mentre per la Cassazione si tratta "dell'unico errore dei due coniugi nel certosino lavoro di pulizia per eliminare ogni possibile prova".

In ultimo restano le confessioni di Rosa e Olindo, uguali al momento dell'ammissione di colpa (avvenuta in momenti separati). I due cercarono di addossarsi interamente la responsabilità, chiedendo la scarcerazione del coniuge.

Secondo la difesa, entrambi avrebbero confessato perché "sotto pressione" e vittime di una "vera e propria circonvenzione". Convinzione della difesa è che i due coniugi abbiano confermato "per sfinimento" quanto stabilito dalle autorità.

La Cassazione invece, oltre a reputare le confessioni coerenti ed evidenziare che i due conoscessero dettagli che solo qualcuno sulla scena del delitto avrebbe potuto sapere, sottolinea che Olindo, poco prima di ritrattare, aveva scritto sulla sua copia della Bibbia: "Dio perdona quelli come noi. Accogli nel tuo regno Youssef, sua madre Raffaella, sua nonna Paola e Valeria a cui noi abbiamo tolto il tuo dono: la vita".

Le prove di colpevolezza di Rosa e Olindo

Riguardo le tre prove cardine dell'accusa, la Cassazione ha sottolineato che tutte trovano una spiegazione coerente nel processo e che quanto emerso prima delle due sentenze di primo e secondo grado resta valido ancora oggi. Mario Frigerio, infatti, non avrebbe fatto subito il nome di Olindo solo perché confuso, incapace di capire per quale motivo un vicino di casa potesse essersi accanito con tanta ferocia contro di lui e di sua moglie.

La dinamica del delitto da lui testimoniata, però, troverebbe conferma anche nei dettagli raccontati dai due coniugi durante le confessioni. Particolari, secondo la Cassazione, che avrebbe potuto sapere solo qualcuno intervenuto sulla scena del crimine durante l'omicidio.

Rosa e Olindo avrebbero dimostrato di conoscere la posizione dei cadaveri e di sapere che l'energia elettrica era stata interrotta con il distacco manuale del contattore. I due, sempre secondo le sentenze, sapevano che Raffaella era arrivata a casa con un'auto non sua e che il fuoco che ha distrutto l'appartamento è stato alimentato da una pila di libri.

Da considerare, inoltre, quanto scritto da Olindo sulla Bibbia poco prima di ritrattare e lo scontrino del fast food esibito davanti alle forze dell'ordine prima ancora di ricevere domande sul loro alibi nella serata dell'11 dicembre. Secondo gli inquirenti, lo scontrino (recante un orario molto diverso da quello previsto normalmente per la cena in casa Romano) era un tentativo maldestro di tirarsi fuori dalla vicenda. 

L'ok all'istanza di revisione per Rosa Bazzi e Olindo Romano

In seguito a quanto evidenziato dai legali dei due coniugi, con 58 pagine su prove "non debitamente analizzate e conservate" e nuove testimonianze disponibili, è stata accettata l'istanza di revisione avanzata dal team legale dei due e dal sostituto procuratore generale di Milano Cuno Tarfusser. L'avvocato dei due coniugi di Erba, Fabio Schembri, ha fatto sapere a Fanpage.it che qualora la Corte d'Appello decidesse di ascoltare nuove testimonianze e di effettuare nuove consulenze nell'udienza del 1 marzo, si aprirebbe un iter di più sedute in Tribunale per la revisione.

Secondo il legale della coppia, l'istanza di revisione potrebbe portare a un proscioglimento per i due imputati qualora le prove e le consulenze consigliate provassero un effettivo errore giudiziario per i due, attualmente all'ergastolo.

Le due udienze di revisione: cosa hanno detto accusa e difesa

Durante le due udienze, accusa e difesa si sono confrontate e scontrate sulle prove analizzate e sulla ricostruzione processuale emersa in Tribunale prima della condanna all'ergastolo per i due coniugi di Erba. Durante le udienze, il team legale di Rosa Bazzi e Olindo Romano ha asserito che la coppia "è incompatibile con la strage" e che a provare tale estraneità vi sarebbero una serie di elementi ignorati per "consegnare un colpevole e concludere le indagini".

Secondo la difesa dei due coniugi, la testimonianza di Mario Frigerio,  unico sopravvissuto della strage di Erba dell’11 dicembre del 2006, la testimonianza che vedeva Olindo Romano come l’uomo che lo aveva aggredito sarebbe una "prova sospetta".

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