"Purtroppo è lui", così l'ex moglie di Paolo Bellini, ex Avanguardia Nazionale accusato della strage di Bologna, ha confermato che l’uomo con i baffi e capelli ricci che si aggirava alla Stazione di Bologna poco prima dell’esplosione della bomba è proprio l’ex estremista nero ora sotto inchiesta con l’accusa di concorso nella strage per cui son stai già condannati i quattro estremisti neri Giusva Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini e Gilberto Cavallini.

Come conferma un verbale di interrogatorio visionato dall'Ansa, la donna ha riconosciuto l’ex marito nell’uomo ripreso in un filmato amatoriale sul primo binario della stazione di Bologna la mattina del 2 agosto 1980 e che gli inquirenti cercavano di identificare. "Ho visto in questo momento il video e posso dire che la persona ritratta nel fermo immagine immediatamente dopo la colonna è il mio ex marito" avrebbe fatto mettere a verbale la donna.

“Nei fotogrammi prima della colonna non si riconosce bene perché il viso è alzato e girato da una parte” ha aggiunto Maurizia Bonini nell’interrogatorio rilasciato agli inquirenti il 12 novembre dello scorso anno e che si è rivelato elemento utile per spingere la procura generale a chiedere il rinvio a giudizio per l’uomo. "Paolo aveva una catenina che portava al collo con una medaglietta e un crocifisso, almeno così mi pare di ricordare. Attaccato alla catenina mi pare ci sia un crocifisso" ha aggiunto la ex di Paolo Bellini nel riconoscere l’uomo nel video.

Nelle dichiarazioni infatti si fa riferimento anche al sequestro di due crocifissi fatti durante l’inchiesta. "Confermo che, a mio avviso, uno dei due crocifissi, poteva essere di Paolo in quanto non apparteneva alla mia famiglia. Quando Paolo se ne andò di casa, ovvero, credo, nel periodo in cui andò sotto protezione (perché collaboratore di giustizia, ndr) non portò con sé tutte le cose” ha ricordato la donna, aggiungendo: “Ricordo che si prese l'orologio e poco altro. Pertanto, quel crocifisso può essere appartenuto a lui". Bonini però avrebbe fatto riferimento anche ad altri dettagli come il cambiamento di aspetto dell’uomo dopo la latitanza e il ritorno in Italia: "Quando Paolo rientrò dal Brasile con il nome falso di Da Silva Roberto, si era rifatto il naso, rendendolo più corto e si era tolto un neo sulla guancia sinistra. Se si confrontano le foto del prima e dopo Brasile si possono notare queste cose".