“Sono partito per l’Australia 12 anni fa e vorrei tornare, ma l’Italia non mi sembra cambiata”
La redazione di Fanpage.it raccoglie le testimonianze di chi ha deciso di lasciare l'Italia e cambiare vita. Se anche tu hai una storia da raccontare al nostro giornale, puoi farlo cliccando a questo link.
"Sono partito 12 anni fa, nel 2014, per l'Australia. Ho scelto di andare via per tanti motivi, ero giovane, volevo fare un'esperienza all'estero, imparare l'inglese. All'epoca lavoravo già nelle costruzioni, ma in maniera precaria e senza contratto. Quindi, ho fatto come hanno fatto e fanno ancora tanti".
Alessandro, 41 anni, originario della provincia di Caserta, comincia così a raccontare a Fanpage.it la sua storia di italiano all'estero. Ci spiega che in questi anni lontano dall'Italia ha viaggiato molto, visitato tanti Paesi, vissuto anche in Nuova Zelanda e ottenuto la cittadinanza australiana.
"Ma con gli anni, visto che non sono sposato e non ho figli, sto mettendo sul piatto diverse cose, la lontananza dalla famiglia e dalla mia terra iniziano a pesarmi molto", aggiunge. Il 41enne spiega che vorrebbe tornare in Italia per stare vicino ai suoi genitori e per il "bisogno di tornare a casa".
Un desiderio che, tuttavia, teme di non poter realizzare. "Vedo che nel nostro Paese si respira la stessa aria, c'è un po' un pessimismo generale e uno stato di rassegnazione nelle persone. Ci sono sicuramente problemi di lavoro e di soldi, ma noi italiani pensiamo anche che le cose non possano mai cambiare", commenta.
Ed effettivamente, secondo Alessandro, che ogni tanto rientra nel nostro Paese, "è cambiato poco o niente. Nel mondo del lavoro non esiste meritocrazia o non ci si può reinventare. Contano le conoscenze e le raccomandazioni, cosa che in Australia non esistono, dove non contano l'età o l'esperienza pregressa".
"Io vengo da un mondo, quello delle costruzioni, dove l'ambiente non è il massimo e, come accade anche in altri settori, in molte realtà non vogliono farti crescere, non mettono in regola i lavoratori. È una situazione che demoralizza chi invece vorrebbe fare di più".
Alessandro ribadisce il fatto che "ci sono tante persone che vorrebbero tornare, ma sono bloccate perché si dicono: ‘Se rientro, che faccio?'. Allo stesso tempo però poi viviamo male questa condizione perché i genitori invecchiano, non vorremmo stare via per sempre".
"In altri Paesi ci sono condizioni di lavoro migliori e il rapporto tra salari e costo della vita è superiore. Perché non siamo come loro? Perché dobbiamo andare altrove quando potremmo avere le stesse condizioni?", si chiede Alessandro.
"Molti adesso mi risponderanno: ‘Tornatene da dove sei venuto finché sei in tempo' o ‘Chi te lo fa fare di tornare in Italia?'. Ma io non voglio pensarla cosi", prosegue il 41enne.
"Appartengo a quella categoria moderna di viaggiatori che sono andati all'estero da soli, lontano dalla famiglia e dalla propria cultura, ma non è facile vivere e lavorare all'estero. – aggiunge ancora – Dopo che hai fatto tante esperienze metti sul piatto non solo il valore economico ma anche quello umano".
Se dà un lato c'è chi dice ad Alessandro di non rientrare, dall'altro c'è anche chi resta stupito dal fatto che abbia lasciato l'Italia: "All'estero molti ci invidiano per quello che abbiamo. – racconta – Ogni tanto mi sento dire da gente che ha visitato il nostro Paese: ‘Ma chi te lo fa fare stare all'estero? Tu vieni dall'Italia'. Ma un conto è viverci, un altro è andarci in vacanza".
"Il problema è che o te ne vai o accetti tutto quello che ti viene imposto, compromessi e situazioni che sono sbagliate, lo vedo da fuori. – conclude – Io vorrei tornare perché l'Italia è il mio Paese e i miei genitori stanno invecchiando. Ma bisognerebbe cambiare tutto questo".