Antonio S., settantenne di Taviano, coinvolto nel caso di scomparsa del piccolo Mauro Romano, 43 anni fa, è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale su oltre una dozzina di giovanissime vittime nell'ambito di una inchiesta per pedopornografia condotta dalla Procura di Lecce. L'uomo è lo stesso che all'epoca chiamò i genitori del piccolo Mauro Romano, scomparso da Racale, per chiedere soldi in cambio della vita del bimbo. L'arresto è stato eseguito dai carabinieri del nucleo investigativo del Comando provinciale di Lecce che ha diversi mesi indagato sotto la guida del pm Mininni. L'indagine aveva preso il via dalla denuncia di una mamma.

Antonio S., al quale  nei mesi scorsi erano stati sequestrati il computer e dispositivi in un'inchiesta su un giro di pedopornografia, è il falso telefonista del caso Romano. Alcuni giorni dopo la scomparsa del bimbo di sei anni da Racale (Lecce), il 20 giugno 1977. Antonio S. si mise in contatto con la famiglia. "Datemi 30 milioni o sevizio e ucciso vostro figlio" diceva al telefono a Natale e Bianca Romano, i genitori del piccolo, che in un primo momento credettero veramente di trovarsi al cospetto del rapitore del figlio, per poi scoprire che Antonio S., in realtà non aveva in mano il loro bimbo.

Mauro fu visto per l'ultima volta mentre giocava nascondino fuori dalla casa dei nonni, a cui era stato affidato, il 20 giugno 1977. I suoi genitori, infatti, avevano dovuto allontanarsi per un lutto improvviso e avevano lasciato ai nonni tre dei quattro figlio. Al loro ritorno il bimbo era sparito. Per anni si è indagato, senza successo, su alcuni personaggi che gravitavano intorno alla famiglia Romano. Persone con cui erano entrati in contatto nella loro comunità religiosa della Chiesa di Geova. Proprio il vincolo religioso peserà non poco quando i genitori dovranno segnalare alle autorità un loro confratello. Il codice dei Testimoni di Geova, infatti, vieta a un fratello di portare a giudizio un altro fratello, così attesero che un loro conoscenze lasciasse la congregazione per poter denunciare i sospetti che avevano su di lui. In quello, come in molti altri casi, fu un buco nell'acqua.

Oggi, a oltre  40 anni di distanza dai fatti, una luce si è accesa grazie all'arresto di Antonio S. Non si esclude infatti che il finto ‘telefonista' del rapimento Romano possa avere informazioni sulle sorti del piccolo. Proprio negli ultimi mesi le ricerche del corpicino del piccolo sono riprese nelle campagne intorno a Racale, ma senza successo.